FILIPPINE. Manila impotente nel Mar Cinese Meridionale

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Il presidente filippino Rodrigo Duterte ha ammesso nei giorni scorsi che il suo paese non può limitare le attività cinesi nel Mar Cinese Meridionale, la cui sovranità marittima è oggetto di contesa tra i sei paesi della regione.

Nel corso di una conferenza stampa svoltasi il 19marzo, Duterte ha detto ai giornalisti: «Non possiamo fermare la Cina dal fare queste cose».

C’è infatti una controversia sulla sovranità del Scarborough Shoal tra le Filippine e la Cina, su cui Pechino sta presumibilmente allestendo dei radar.

«Cosa volete che faccia? Dichiarare una guerra contro la Cina? Non posso. Perderemo tutti i nostri militari e poliziotti e subito dopo diventeremmo una nazione distrutta», ha aggiunto.

Duterte ha detto che la Cina era diventato uno dei suoi principali partner economici, e ha dichiarato che tutto quello che poteva fare era chiedere a Pechino di evitare di interferire con la guardia costiera delle Filippine, le cui unità pattugliano la zona.

Duterte ha fatto queste osservazioni nel corso di una conferenza stampa prima che s’imbarca in un tour asiatico, che comprende visite al Myanmar e alla Thailandia.

Oltre a Filippine e Cina, altri quattro paesi della regione, Taiwan, Vietnam, Malesia e Brunei, vantano sovranità marittima e territoriale su tutte o parte delle centinaia di isole del Mar Cinese Meridionale.

Pechino ha già costruito una serie di isolotti e scogli nelle isole Spratly nel Mar Cinese Meridionale, installandovi strutture militari.

Simili installazioni sulla Scarborough Shoal potrebbero dare alla Cina un controllo militare efficace sul Mar Cinese Meridionale, fatto che gli Usa non accetterebbero.

L’amministrazione Trump intende respingere ogni tentativo cinese di rafforzare il controllo del mare.

Il Segretario di Stato Rex Tillerson ha detto che gli Stati Uniti dovrebbero bloccare l’accesso cinese alle isole di bonifica, anche se ciò richiederebbe un blocco militare e quindi un atto di guerra.

Maddalena Ingroia