ARMENIA. Il corso europeo di Pashinyan

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Nikol Pashinyan ha ottenuto una netta vittoria alle elezioni parlamentari, rafforzando così la sua agenda filo-europea. Il partito di Pashinyan, Contratto Civile, ha ottenuto il 49,7% dei voti, con un picco di consensi intorno al 60% nelle aree rurali. Il risultato gli conferisce la maggioranza di governo, ma non raggiunge la soglia costituzionale necessaria per approvare riforme più complesse, in particolare quelle legate a un potenziale accordo di pace con Baku.

Il risultato è giunto nonostante anni di turbolenze politiche successive alla sconfitta dell’Armenia nella guerra del Nagorno-Karabakh del 2020 e al conseguente esodo della popolazione di etnia armena dalla regione. L’esito elettorale ha sollevato interrogativi su come Pashinyan sia riuscito a mantenere il sostegno popolare dopo questi eventi e sul perché le operazioni di influenza russa siano fallite.

Secondo un recente studio Carnegie Politika, si è registrato un cambiamento di fondo nel comportamento degli elettori al di fuori delle grandi città: “Si è formata una ‘maggioranza silenziosa’ filo-Pashinyan nelle regioni che hanno beneficiato dei progetti infrastrutturali successivi alla Rivoluzione di Velluto del 2018 e nei villaggi di confine grati per la fine del conflitto armato con l’Azerbaigian”.

Questo blocco era motivato in parte dalla resistenza al ritorno al potere delle ex élite al governo dell’Armenia: “La maggioranza silenziosa era disposta a tutto pur di impedire il ritorno al potere della ‘vecchia guardia’ pre-rivoluzionaria e delle sue reti filo-russe”.

Al contrario, il sostegno ai partiti filo-russi era più forte nei centri urbani, dove segmenti della classe media rimangono profondamente critici nei confronti della gestione del conflitto del Karabakh da parte di Pashinyan e delle battute d’arresto strategiche dell’Armenia. L’opposizione comprende figure come l’ex presidente Robert Kocharyan e attori politici legati al mondo degli affari come Samvel Karapetyan, che guidano blocchi rivali che hanno superato la soglia di sbarramento parlamentare.Questa spaccatura geografica rifletterebbe narrazioni contrastanti sulla direzione che l’Armenia dovrebbe intraprendere: l’integrazione con l’Unione Europea contro un rinnovato allineamento con Mosca.

L’influenza di Mosca rimane un fattore centrale nella politica armena: la pressione economica russa, comprese le restrizioni commerciali sui prodotti armeni, mirava a indebolire il sostegno a Pashinyan. Tuttavia, la strategia sembra aver avuto risultati contrastanti.

“La società armena non può perdonare la Russia – suo alleato ufficiale nell’ambito dell’Organizzazione del Trattato di Sicurezza Collettiva – per aver abbandonato l’Armenia proprio quando aveva più bisogno del suo aiuto durante la seconda guerra del Nagorno-Karabakh contro l’Azerbaigian nel 2020”, si legge.

Nonostante questo sentimento, i partiti filo-russi hanno comunque ottenuto una significativa presenza in parlamento, raccogliendo il sostegno degli elettori che incolpano Pashinyan per le perdite territoriali e il deterioramento della sicurezza.

L’esito delle elezioni è visto anche come un rafforzamento del graduale avvicinamento dell’Armenia alle istituzioni occidentali. L’analisi evidenzia la crescente cooperazione con l’Unione Europea e gli Stati Uniti, inclusi il sostegno economico, l’assistenza in materia di sicurezza e la diplomazia legata alle infrastrutture, finalizzata a ridurre la dipendenza dell’Armenia dalla Russia.

L’impegno occidentale si è intensificato in vista del voto, con un aumento del sostegno finanziario dell’UE e un ampliamento del dialogo politico. Anche gli Stati Uniti hanno segnalato il loro sostegno al programma di riforme di Pashinyan, mentre le istituzioni europee hanno intensificato l’assistenza per i programmi di governance e di resilienza.

Il governo di Pashinyan sta portando avanti un fragile processo di pace con l’Azerbaigian, ma l’opposizione interna alle concessioni rimane forte. Molti armeni restano scettici riguardo a una normalizzazione a lungo termine con Baku e Ankara, un sentimento che i gruppi di opposizione hanno sfruttato nella loro campagna elettorale.

Nonostante la vittoria, la posizione di Pashinyan rimane politicamente limitata. La sua maggioranza gli consente di governare senza partner di coalizione, ma non di emendare unilateralmente la Costituzione, una questione centrale nei negoziati con l’Azerbaigian, che ha subordinato qualsiasi trattato di pace definitivo a modifiche costituzionali in Armenia.

L’analisi della Carnegie conclude che, sebbene sia improbabile che l’opposizione filorussa riesca a far deragliare la traiettoria di integrazione occidentale dell’Armenia, potrebbe rallentare l’iter legislativo e complicare la diplomazia. Avverte inoltre che Mosca potrebbe interpretare i risultati come prova di fragilità politica a Yerevan, aumentando potenzialmente la pressione ibrida. Ciononostante, suggerisce che la Russia debba bilanciare tali azioni con il rischio di alienarsi ulteriormente l’Armenia, dove conserva importanti risorse economiche e militari, tra cui la base di Gyumri e importanti infrastrutture.

Anna Lotti

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