
L’amministrazione Trump sta cercando di ottenere un maggiore accesso statunitense ai minerali del Venezuela, incluso l’oro, nell’ambito di un’iniziativa volta ad acquisire controllo e influenza sulle vaste risorse naturali del paese sudamericano — oltre al petrolio — secondo quanto riferito da tre fonti a conoscenza delle trattative.
Tale iniziativa potrebbe aprire il settore minerario venezuelano agli investimenti statunitensi e garantire alle aziende USA l’accesso non solo al petrolio, ma anche a forniture di minerali cruciali per la sicurezza nazionale, riporta Reuters.
L’iniziativa amplierebbe inoltre la strategia del Presidente Donald Trump volta ad allineare più strettamente le risorse del Venezuela agli interessi strategici ed economici di Washington, sulla scia dell’operazione militare statunitense che ha portato alla rimozione del leader venezuelano Nicolás Maduro durante un blitz nel mese di gennaio.
L’amministrazione Trump sta valutando diverse misure per accrescere il coinvolgimento statunitense nel settore minerario venezuelano, tra cui un possibile ordine esecutivo incentrato sui minerali critici, hanno riferito le fonti. Il provvedimento è ancora in fase di stesura e la strategia dell’amministrazione per assicurarsi i minerali venezuelani potrebbe ancora subire modifiche, hanno aggiunto.
Funzionari statunitensi hanno inoltre incontrato rappresentanti di aziende per sondare l’interesse a investire nel settore minerario venezuelano o a parteciparvi in altro modo.
Taylor Rogers, portavoce della Casa Bianca, ha affermato che Stati Uniti e Venezuela stanno “traendo beneficio dalla rinnovata cooperazione tra i nostri governi e dai nuovi investimenti delle aziende occidentali nei settori chiave dell’economia venezuelana”.
Un funzionario della Casa Bianca ha detto che al momento non vi è necessità di un ordine esecutivo, aggiungendo che l’amministrazione ritiene che le leggi vigenti offrano un quadro solido per gli investimenti.
L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia di Trump volta a riaffermare l’influenza statunitense in America Latina e a contrastare la crescente presenza economica della Cina nella regione.
Maduro, socialista attualmente detenuto in un carcere federale di New York con l’accusa di traffico di droga — accusa che egli respinge — aveva instaurato forti legami economici e diplomatici con la Cina. Delcy Rodríguez, vicepresidente e alleata di Maduro, ha cambiato rotta intensificando la cooperazione con gli Stati Uniti da quando ha assunto la presidenza ad interim del Venezuela in seguito alla destituzione di quest’ultimo.
Grazie alle sue enormi riserve petrolifere e ai giacimenti potenzialmente significativi di oro e altri minerali, il Venezuela offre all’amministrazione Trump l’opportunità di legare l’accesso alle risorse ai propri obiettivi di sicurezza nazionale ed economia.
L’amministrazione ha già adottato misure per aprire il settore minerario venezuelano alle imprese statunitensi.
A marzo, l’Office of Foreign Assets Control (OFAC) del Dipartimento del Tesoro USA ha autorizzato alcune transazioni riguardanti oro di provenienza venezuelana, incluse attività legate alla Minerven, l’azienda statale di estrazione aurifera. Più tardi nello stesso mese, il Tesoro ha esteso l’autorizzazione a includere minerali di origine venezuelana (oro compreso), consentendo al contempo alcuni servizi legati all’attività mineraria e la negoziazione di potenziali contratti di investimento.
Tali iniziative hanno creato un quadro normativo che consente alle aziende statunitensi di cogliere opportunità nel settore minerario venezuelano, mentre l’amministrazione cerca di rilanciare gli investimenti e, al contempo, di accrescere l’influenza USA sull’industria petrolifera del Paese.
Trump si è già mosso con decisione per ristrutturare l’industria petrolifera venezuelana. La scorsa settimana ha annunciato un accordo in base al quale gli Stati Uniti assumerebbero il controllo di maggioranza di oltre 65 miliardi di barili di riserve petrolifere certe del Venezuela, sebbene la precisa struttura giuridica di tale intesa non sia stata resa nota.
In Venezuela, tuttavia, si teme che Trump stia trasformando il Paese in una moderna colonia.
Il potenziale minerario del Venezuela rimane difficile da valutare, poiché gran parte dei dati geologici è obsoleta e gruppi illegali controllano i giacimenti auriferi nell’Arco Minerario dell’Orinoco, una vasta area situata vicino ai confini con Guyana e Brasile.
Sebbene il Venezuela abbia prodotto oro, minerale di ferro, bauxite e nichel, secondo gli analisti è probabile che le compagnie minerarie e gli investitori richiedano studi geologici aggiornati prima di effettuare nuovi investimenti significativi, data l’incertezza che circonda le stime sulle risorse, la debolezza delle infrastrutture e la diffusione dell’estrazione illegale.
Nel 2012, le autorità venezuelane rifiutarono di rinnovare la concessione mineraria della Anglo American per la miniera di nichel di Loma de Niquel; all’epoca si stimava che il giacimento contenesse riserve superiori a 4 milioni di tonnellate metriche del metallo. Il governo venezuelano ha assunto il controllo delle attività e da allora cerca di riprenderne le operazioni.
Un rapporto del governo venezuelano del 2018 stimava le risorse del Paese in 644 tonnellate metriche di oro, 14,68 miliardi di tonnellate di minerale di ferro, 321,5 milioni di tonnellate di bauxite e 407.885 tonnellate di nichel. Tuttavia, il rapporto utilizzava termini come “riserva” e “risorsa” in modo intercambiabile, rendendo difficile stabilire quale quantità potesse essere estratta in modo economicamente vantaggioso.
Una mappa del governo venezuelano del 2021, basata su dati raccolti nel 2009, individuava giacimenti di numerosi altri minerali – tra cui rame, nichel, coltan, uranio e tungsteno – ma non ne indicava i volumi.
Il Paese non sembra disporre di riserve significative di terre rare, materiali utilizzati per la produzione di magneti e altre tecnologie avanzate.
Nell’aprile scorso, i legislatori venezuelani hanno approvato all’unanimità una legge mineraria volta a incentivare nuovi investimenti. Il provvedimento stabilisce che i giacimenti minerari rimangano di proprietà dello Stato e fissa una royalty fino al 13% del valore della produzione lorda del minerale.
Lucia Giannini
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