VENEZUELA. Caracas accusa i paesi vicini di volere la destabilizzazione

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Il ministro degli Esteri del Venezuela, Jorge Arreaza, ha dichiarato che il gruppo di mercenari che la mattina del 22 dicembre ha cercato di attaccare un’unità militare nella parte meridionale del paese ha la sua base operativa in Perù: «Denunciamo che il gruppo di mercenari che ha cercato di portare violenza e oggi ha assalito un nostro distaccamento militare a Gran Sabana, ha la sua base operativa in Perù», ha twittato Arreaza.

Ha detto che «le autorità peruviane sono almeno complici, poiché hanno permesso a questi terroristi di organizzarsi impunemente (…) dal Perù entrano attraverso la Colombia e ricevono sostegno anche in Brasile». Arreaza ha spiegato che si tratta di «una strategia golpista di triangolazione dei governi del Cartello di Lima per produrre violenza, morte e destabilizzazione politica in Venezuela. Denunciamo questi governi davanti al mondo. Non ce la faranno!», riporta Telesur.

Il ministro della Comunicazione e dell’Informazione del Venezuela, Jorge Rodríguez, aveva riferito ore prima che la difesa territoriale aveva respinto un attacco contro un’unità militare nel sud del Paese e che «sei terroristi catturati stanno fornendo informazioni di interesse». Durante l’assalto è morto un membro dell’esercito venezuelano.

Il ministro della Difesa Vladimir Padrino Lopez ha confermato l’attacco a una base militare nella Gran Sabana, nel sud del Paese, il 22 dicembre: «Oggi, nelle prime ore del mattino, un’unità militare nel sud del Paese è stata assalita da settori estremisti dell’opposizione e una partita di armi è stata presa dall’unità».

Il ministro ha anche confermato che polizia e militari sono stati dispiegati nella zona e sono riusciti a catturare alcuni degli aggressori, così come le armi rubate: «Le unità militari e di polizia della regione si sono immediatamente attivate e hanno iniziato un inseguimento contro questi gruppi, hanno fermato i primi soggetti e sono riusciti a recuperare tutte le armi (…)  Dal Perù, entrano attraverso la Colombia e ricevono sostegno anche in Brasile». 

Graziella Giangiulio