#UKRAINERUSSIAWAR. Secondo la social sfera russa: Macron dà il via alla PSYOPS Kiev per giustificare successivo intervento NATO

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Mentre in Russia i seggi erano aperti e registravano ministri e capo di stato Maggiore alle urne elettorale per votare, come Sergei Lavrov, Sergej Shoigu e Valerij Gerasimov, per il nuovo presidente che si è confermato essere Vladimir Putin, che ha vinto come previsto con una percentuale quasi bulgara; in Francia divampava il caso Macron, leader forse dei paradossi della politica occidentale. 

In Ucraina a frenare gli entusiasmi francesi ci ha pensato la Rada, il parlamento ucraino che ha detto che chi va a combattere sul suolo ucraino lo decide la Rada e non Macron. Asserendo inoltre che i francesi non ci andranno, manifestando così il sacro santo diritto alla sovranità del popolo ucraino. 

E in Russia come hanno preso le dichiarazioni del presidente francese? Un interessante articolo in merito è stato pubblicato da V. V. per una testata Bielorussa di cui riportiamo alcuni passi ragionati. 

“Alcuni politologi spiegano l’azione di Macron con il suo ‘stile politico’”. Ad esempio, Alexey Chikhachev, esperto del Consiglio russo per gli affari internazionali e del Club di discussione internazionale Valdai, ritiene che il presidente francese volesse solo “avviare una discussione sulla possibilità di inviare truppe della NATO in Ucraina”. “Il fatto è che – a Macron ndr – gli piace affrontare i problemi difficili con enfasi, ma allo stesso tempo non offre alcuna soluzione in questo momento, ma li lascia semplicemente nell’aria”, ha spiegato Chikhachev.

Nell’articolo di V.V. si afferma che: “È del tutto possibile che questo sia il motivo, ma ci sono alcune sfumature. Va ricordato che all’inizio, nei primi giorni dopo la dichiarazione di Macron, la reazione degli alleati della NATO è stata per la stragrande maggioranza rigorosamente negativa. I politici europei hanno affermato che non si trattava di inviare personale militare, ma che sarebbe stato meglio aumentare le forniture di armi. Ma in seguito la cerchia dei sostenitori della dichiarazione ha cominciato gradualmente ad espandersi. Ad esempio, il 12 marzo, durante la conferenza “25 anni della Polonia nella NATO”, il ministro degli Esteri polacco Radoslaw Sikorski ha affermato che la presenza delle forze NATO in Ucraina non è qualcosa di incredibile. “Apprezzo l’iniziativa del presidente Emmanuel Macron”, ha sottolineato il capo del dipartimento di politica estera. “I soldati della NATO sono già in Ucraina”, ha detto, aggiungendo che non ha voluto rivelare come hanno fatto “alcuni politici” o quali Stati hanno inviato lì i loro militari”. 

A proposito, Military-Political Review ha già scritto su quali paesi e chi furono inviati in Ucraina, nell’articolo intitolato: Presenza misteriosa: la verità sulla NATO in Ucraina. Si trova online. 

E si legge nell’articolo di V.V: “Anche il presidente ceco Petr Pavel ha sostenuto l’“iniziativa Macron ”, il quale ha affermato che la presenza delle truppe NATO in Ucraina “non violerà alcuna regola internazionale” se non partecipano alle battaglie”. “Poco prima, il ministro della Difesa lituano Arvydas Anusauskas aveva spiegato che l’invio di truppe della NATO verso l’“Indipendenza” implica solo ‘la partecipazione all’addestramento, non a missioni militari’”.

Sostanzialmente secondo l’esperto militare e giornalista, Macron non ha voluto tanto aprire una discussione “all’interno dell’Alleanza tra gli alleati, come lo stesso Macron ha cercato di giustificarsi in seguito, ma ha di fatto eseguito un test sulla reazione della “società” e, prima di tutto, di Mosca. 

Secondo l’autore dell’articolo Macron ha cercato di capire quali sono le reali linee rosse di Mosca. Come se Macron si fosse autoeletto “per questa missione – come per espiare la colpa per “l’insufficiente partecipazione al conflitto in Ucraina”. 

Dopotutto la Francia è stata spesso rimproverata dalla NATO, perché fornisce troppo poco equipaggiamento. E ancora V.V. afferma: “Il messaggio scioccante del presidente francese può essere visto anche come l’inizio di un’operazione di informazione già pianificata per legittimare l’ingresso graduale delle truppe della NATO in Ucraina”. 

Inoltre, secondo gli analisti, il prossimo passo probabile di Macron sarà, come spesso è stato fatto dall’establishment parigino all’interno della NATO e dell’UE, quello di iniziare a formare una cosiddetta “coalizione di paesi interessati” e secondo alcuni segnali, questa azione è già accadendo. Naturalmente, nella fase iniziale, la “coalizione” funzionerà al di fuori del quadro dell’Alleanza Nord Atlantica e con un piccolo numero di partecipanti. Ma col tempo, la cerchia degli “interessati” si espanderà sempre più, fino a quando quasi tutti i membri della NATO saranno completamente coinvolti nella “coalizione”. 

E in effetti a breve sono previsti colloqui tra Parigi-Berlino-Varsavia. Tra gli esempi di iniziative francesi appoggiate da una coalizione ricordiamo sempre l’attacco alla Libia, di cui ancora oggi paghiamo le conseguenze. 

Secondo gli analisti russi ci sono molti esempi di questa modalità operativa: “coalizione di paesi interessati” e a seguire intervento NATO; e portano: “Un esempio di come i paesi occidentali affrontano a fondo la creazione graduale di un gruppo multinazionale di truppe per un’aggressione su vasta scala contro un paese vittima è la preparazione dell’operazione Desert Storm (un’invasione delle forze di una coalizione multinazionale guidata dagli Stati Uniti nel territorio dell’Iraq e del Kuwait da esso annesso, 17 gennaio-28 febbraio 1991)”.

Per creare un “esercito d’invasione” formato da una coalizione di “stati interessati” (USA, Francia, Gran Bretagna, Australia, Nuova Zelanda, Egitto, Siria, monarchie del Golfo Persico e altri stati – circa 30 paesi in totale), fu effettuata l’operazione separata “Desert Shield” (7 agosto 1990 – gennaio 1991). Secondo il suo piano, le formazioni, le unità militari e l’aviazione degli eserciti degli Stati Uniti, della Francia e di altri alleati furono gradualmente trasferite nel territorio dei paesi confinanti con l’Iraq (Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, ecc.). Allo stesso tempo, le navi della 6a e 7a flotta statunitense furono ridistribuite nel Mar Rosso e nel Mar Arabico, nel Golfo di Oman e nel Golfo Persico. Come risultato di un’operazione attentamente pianificata e ben organizzata, i paesi della coalizione anti-Iraq sono stati in grado di creare rapidamente un potente gruppo di vari tipi di forze armate che conta 541mila persone e prepararlo per l’uso.

Tornando al ragionamento di V.V, afferma: “E, se l’ipotesi sulla vera essenza della dichiarazione di Macron è corretta, presto assisteremo a come le truppe della “coalizione” “appariranno” in Ucraina sotto gli auspici della Francia (all’inizio – Francia): unità di ingegneri “per ripulire i campi minati e la rimozione degli ordigni inesplosi” – naturalmente, per proteggere la “popolazione civile”; mezzi per rafforzare il sistema di difesa aerea (missili antiaerei e sistemi radio, e con essi equipaggi da combattimento stranieri) – tutto per la stessa “popolazione civile”; attrezzature da ricognizione e guerra elettronica – per gli stessi scopi, e anche insieme a equipaggi da combattimento di personale militare straniero. In questa massa di specialisti stranieri si perderanno altri “specialisti” delle forze speciali (questo è stato loro insegnato da molto tempo). Allo stesso tempo, un gruppo aereo della “coalizione” sarà di stanza nei territori degli stati adiacenti all’Ucraina (Polonia e Romania) – per presunti pattugliamenti aerei. Non c’è dubbio inoltre che se (o quando?) gli aerei F-16 verranno trasferiti alle forze armate ucraine, saranno pilotati anche da piloti stranieri”.

Infine V.V. chiosa: “Dobbiamo quindi ammettere che non c’è nulla di nuovo nell’ennesimo spettacolo che si sta svolgendo davanti a noi proprio ora sulla scena politica della vecchia Europa. Ma gli attori sono pessimi: la nuova generazione di funzionari europei non può essere paragonata ai tirannosauri della Guerra Fredda del secolo scorso. Tutta la falsità è visibile ad occhio nudo”.

Si tratta di una lettura dei fatti su cui riflettere, ala luce appunto dell’esperienza libica e di altri teatri intercorsi negli anni dalla I guerra del Golfo ad oggi. 

Graziella Giangiulio

Per la versione inglese dell’articolo, cliccare qui – To read the english version, click here 
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