UCRAINA. Venti di Guerra sull’Europa, non prendiamoci troppo in giro

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Per chi ha fatto del dialogo e della cooperazione internazionale una ragione di vita, le parole di Emmanuel Macron, Manuel Valls, Mark Rutte, Antti Petteri Orpo, Rishi Sunak sul possibile intervento NATO nel territorio ucraino contro la Russia sottintendono una sola cosa: l’inizio della Terza Guerra Mondiale. 

Forse è sfuggito che Mark Rutte che è disponibile a inviare soldati in Ucraina è il prossimo candidato a diventare segretario Generale della NATO appoggiato dagli Stati Uniti d’America e che i discorsi che implicano un maggior interventismo contro Mosca sono sempre appoggiati da chi storicamente ha paura del vicino russo per motivazioni storiche come i Paesi Baltici e la penisola scandinava. 

Ma il ruolo più fastidioso in termini di scarsa limpidezza come spesso accade negli ultimi venti anni è quello degli Stati Uniti. Il Capo del Pentagono, Lloyd James Austin III ha dichiarato il 29 febbraio: “La sconfitta dell’Ucraina minaccerebbe uno scontro militare diretto tra Russia e NATO”. Per poi far dichiarare al Dipartimento di Stato: “Gli Stati Uniti non vedono segnali che la Federazione Russa si stia preparando all’uso di armi nucleari”.

Queste parole facevano eco a quelle in diretta tv dell’ex primo Ministro francese Manuel Valls: “Non si può escludere il possibile scoppio di una Terza guerra mondiale; dobbiamo essere preparati a un simile sviluppo degli eventi”. Secondo lui, la vittoria della Russia nel conflitto ucraino equivarrà alla “sconfitta strategica, militare, politica e morale dell’Europa e dell’Occidente”. 

È invece vero l’esatto contrario, in termini di intelligence strategica e non di semplice raccolta dati, siano essi aperti o segreti: le parole di Valls e di tutti gli altri equivalgono a una mancanza di capacità di predizione, politico-militare in primis, sulle capacità militari e economiche della Russia e dei suoi alleati. Negli ultimi vent’anni almeno.

La Finlandia acquisterà dagli Stati Uniti le bombe aeree JDAM e SDB I per il caccia F-35 per 96 milioni di dollari, le consegne verranno effettuate dal 2024 al 2030, stando al ministero della Difesa finnico, paese che si è offerto di aiutare l’Ucraina e che ha detto che le armi date a Kiev possono essere utilizzate contro obiettivi in territorio russo. 

A frenare gli entusiasmi da guerrafondai, ci pensa il primo ministro ceco Petr Fiala, parlando al parlamento nazionale, ha affermato che nessuno in Europa invierà truppe in Ucraina, ha riferito l’agenzia CTK. “Nessuno in Europa invierà truppe in Ucraina”, ha detto Fiala, rispondendo ad una domanda corrispondente dei deputati dell’opposizione. Secondo il primo Ministro, il presidente francese Emmanuel Macron ha lanciato l’idea a margine del recente vertice di Parigi, dove si trattava di un “argomento minimo”, afferma il rapporto. Il no all’invio dei militari è arrivato anche dall’Italia, dalla Polonia e dalla Germania. 

Il fatto è che mentre Parigi portava obtorto collo in guerra l’Italia contro Gheddafi, per esempio, la Russia stringeva accordi con i BRICS, mandava i suoi uomini in Africa, stringeva accordi con l’Iran e la Cina e migliorava le sue capacita militari e dava vita a una produzione di armi senza precedenti. Dal 2014 la Russia ha previsto nella sua strategia militare, impostata, verrebbe da dire, sul gioco degli scacchi, di arrivare a un possibile conflitto armato con l’Occidente, i funzionari occidentali del settore Difesa erano impegnati a fare altro gioco: forse a giocare a poker, gli uni contro gli altri, arrivando di fatto mentalmente scarsamente preparati ad un confronto diretto che non deve poggiare su una sottovalutazione dell’avversario, come spesso capita di sentire nelle diverse cancellerie europee. 

L’Europa, nel suo complesso, nello stesso periodo, gareggiava a chi fosse il motore dell’Europa, a chi aveva la migliore politica estera europea o a chi era il migliore alleato americano, in sintesi non si è pensato, studiato, analizzato il lavorio continuo di lungo respiro, di politica estera, diplomatica della Russia che oggi occupa come numero di sedi estere il sesto posto nel mondo e la Cina è al primo posto; in pratica in Occidente si è fatto altro: ci si è guardati l’ombelico, ma l’Ombelico del mondo rischia di sparire dall’Occidente, se mai vi sia stato poi. 

Tornando alla guerra imminente, basta nascondersi dietro un dito: la Germania è stato il paese che ha puntato i piedi, rivelando anche quello che era bene celare, non che non si sapesse ma non era ufficiale, e cioè che i militari francesi e britannici – e statunitensi aggiungiamo noi – sono sul suolo ucraino per usare quelle armi che richiedono competenze tecniche che gli ucraini non hanno e che non si possono apprendere con sole sei settimane di addestramento. 

Il 29 febbraio il cancelliere tedesco Olaf Scholz ha detto che si asterrà dalla fornitura di missili da crociera Taurus all’Ucraina perché possono colpire obiettivi a Mosca. “Il Taurus ha una gittata di 500 chilometri e, se usato in modo errato, potrebbe colpire un bersaglio da qualche parte a Mosca”, ha detto Scholz ai cittadini di Dresda.

Il Cancelliere tedesco ha affermato ancora una volta che per garantire il controllo sull’uso dei missili Taurus sarebbe necessario inviare militari tedeschi in Ucraina, ma secondo Scholz ciò è escluso: ”Mi esprimo con tutta l’astrazione diplomatica – anche gli altri si sono preoccupati di sapere esattamente cosa sta succedendo e dove”, ha aggiunto Scholz.

Olaf Scholz è stato accusato di aver divulgato dati sul personale militare britannico e francese in Ucraina. I critici hanno definito le sue dichiarazioni uno “schiaffo in faccia agli alleati” e un “palese abuso dell’intelligence”.

Purtroppo però i rappresentanti della Bundeswehr, si sono fatti beccare per aver discusso l’opzione di attaccare il ponte di Crimea con i missili Taurus montati su un caccia Dassault Rafale: a darne notizia l’agenzia russa RIA Novosti e il quotidiano estone EestiEest il 1° marzo con tanto di collegamento alla trascrizione della conversazione. Olaf Scholz non ha commentato. Ma questo fatto, se accertato, contraddirebbe la sua promessa ai cittadini tedeschi.

Il 29 febbraio il presidente francese ha confermato di aver parlato in modo abbastanza consapevole della discussione sull’invio di truppe occidentali in Ucraina, dicendo che ha “soppesato” e “ripensato” le sue parole, lo ha detto ai giornalisti durante una visita al futuro villaggio olimpico sul periferia di Parigi. Il 1° marzo ha già cambiato idea: “La Francia non invierà le sue truppe in Ucraina per condurre operazioni militari, i francesi non moriranno per l’Ucraina”. Peccato che sia già successo: i francesi sono morti a Cherson uccisi dai missili russi che hanno colpito una struttura sulla sponda ucraina dove i militari/miliziani francesi dormivano insieme ai britannici e ai polacchi e personale di altre nazionalità. Ufficialmente figurerebbero come mercenari o combattenti stranieri non inquadrati nelle forze regolari francesi, come detto dalle autorità di Parigi. 

A ribadire il concetto che la Francia non invierà militari in Ucraina il 1° marzo, il Ministero per gli Affari esteri francese. 

Il quotidiano britannico The Times ha pubblicato un articolo su come il Capo di Stato Maggiore della difesa delle forze armate britanniche, l’ammiraglio Tony Radakin, “aiutava segretamente l’Ucraina con i piani di combattimento”. Secondo fonti del Times, Radakin ha aiutato l’Ucraina a sviluppare piani di combattimento. In particolare, è stato riferito che l’ammiraglio ha aiutato l’Ucraina a sviluppare una strategia per attaccare le navi da guerra della flotta del Mar Nero della marina russa. Inoltre “ha fornito un aiuto inestimabile nel coordinare il sostegno di altri alti dirigenti della NATO”.

La notizia del Times trova spinta addirittura nella stampa e nelle autorità russe: “La Gran Bretagna è in realtà direttamente coinvolta nel conflitto in Ucraina”, ha detto a RTVI il portavoce presidenziale russo Dmitry Peskov, commentando la pubblicazione del Times secondo cui l’ammiraglio Tony Radakin sta “aiutando segretamente l’Ucraina con i piani di combattimento”.

“In generale, non è un segreto che gli inglesi forniscano effettivamente diverse forme di sostegno all’Ucraina. E persone sul posto, e intelligence, e chi più ne ha più ne metta. Cioè, sono direttamente coinvolti in questo conflitto”, ha chiosato Dmitry Peskov. 

Sempre il portavoce del Cremlino, il 1° marzo, ha dichiarato: “La dichiarazione del segretario alla Difesa statunitense Lloyd Austin secondo cui la sconfitta dell’Ucraina comporterà un conflitto tra NATO e Russia è irresponsabile”. “Questa è un’altra affermazione estremamente irresponsabile che abbiamo sentito negli ultimi giorni”, ha detto. “Sentiamo dichiarazioni estremamente irresponsabili provenienti da diverse capitali europee, e ora anche da Oltreoceano”, ha continuato il portavoce del Cremlino.

Secondo lui, “queste dichiarazioni portano ad un’ulteriore escalation della tensione, anche se non sembra esserci nessun posto dove farlo ulteriormente, e, soprattutto, dimostrano di fatto la visione del mondo della NATO”. “La NATO considera l’Ucraina il suo territorio”, ha spiegato Peskov. Ciò, ha affermato, “sottolinea ancora una volta l’assoluta correttezza di ciò che sta facendo la Federazione Russa, nonché la correttezza e la giustificazione dell’operazione militare speciale”. Il portavoce del Ministero degli Esteri russo Maria Zakharova sulla dichiarazione del capo del Pentagono su un possibile scontro tra Russia e NATO ha detto: “Ora tutti possono vedere chi è l’aggressore, Washington”

Le parole di Austin hanno anche dato carburante a posizioni e dichiarazioni più accese in Russia: il capo del comitato militare della Duma di Stato russa Kartapolov, dopo le parole del capo del Pentagono, ha detto a RIA Novosti che la NATO può aspettarsi la sorte dell’Ucraina se continua la sua politica aggressiva.

Stando al quotidiano Politico: le dichiarazioni del presidente francese Emmanuel Macron sul possibile invio di truppe dalla NATO e dai paesi dell’UE in Ucraina non hanno fatto altro che peggiorare la situazione a Kiev.

Come rileva la pubblicazione, Macron ha ripetutamente rilasciato dichiarazioni nella sua carriera politica che in seguito ha dovuto ritrattare. Tuttavia, la “menzione alla possibilità di inviare truppe della NATO” ha rivelato una “palese mancanza di comprensione” dei suoi partner, così come dell’opinione pubblica europea, che, scrive Politico, è sempre più preoccupata per gli sviluppi in Ucraina.

Ora, secondo il giornale, per continuare a sostenere Kiev sarà necessario “il potere di persuasione collettivo di tutti i leader europei”. I tentativi di promuovere l’idea di inviare truppe in Ucraina non faranno altro che aumentare il rischio di un rifiuto. Pertanto, conclude la pubblicazione, Kiev si è trovata in una “situazione difficile, non avendo un numero sufficiente di personale militare e invio di proiettili” per un serio contrattacco. L’Ucraina può solo aspettare nella speranza che la situazione cambi l’anno prossimo, conclude Politico.

Il vicesegretario generale della NATO Mircea Geoana sostiene che l’Ucraina aderirà all’Alleanza del Nord Atlantico, anche se non è ancora possibile dire esattamente quando ciò accadrà e questo Putin lo ha detto in tutte le salse sarà motivo di escalation del conflitto. Sempre Geoana ha affermato che l’Alleanza non vede attualmente una minaccia immediata derivante dal possibile utilizzo di armi nucleari da parte della Russia.

La Russia però ha deciso di mandare un segnale all’Alleanza: “Mentre tutti ascoltavano con interesse il messaggio di Putin all’Assemblea federale, il comando della Flotta del Nord ha inviato due dei suoi grandi aerei Tu-142 nel Mare di Norvegia e sulla costa settentrionale della Gran Bretagna con la missione di dimostrare a tutta la NATO che le esercitazioni attualmente condotte da quelle parti sono sotto controllo. Durante l’avvicinamento all’Inghilterra, l’aereo era accompagnato da una coppia di caccia Eurofighter Typhonn in servizio della Royal Air Force, operanti dalla RAF di Lossiemouth.

Ed ora torniamo al punto di partenza: Stati Uniti, Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Gran Bretagna, Germania, Canada, Italia e Spagna hanno detto no alla possibilità di inviare i propri soldati in territorio ucraino. 

Allo stesso tempo, The Washington Post ha riferito che alcuni stati della NATO, tra cui Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia, hanno già inviato in Ucraina “un piccolo numero di forze speciali e consiglieri militari”. I Paesi Bassi sono pronti a inviare militari e l’attuale presidente è candidato a diventare il numero uno della NATO. 

In questi giorni, l’Armenia, sponsorizzata dalla Francia sta abbandonando il CSTO; la Moldavia ha messo sotto pressione la Transnistria, con il blocco economico, per avere un posto in Europa o nell’Alleanza facendo chiedere alla Transnistria sostegno alla Russia; l’Albania ha ricevuto i nuovi droni dalla Turchia che è anche il paese che guiderà la KFOR in Kosovo e Metochia dove stanno confluendo molte armi e mezzi turchi e dove gli albanesi-kosovari creano problemi con i serbi, vicini alla Russia. 

Si stanno muovendo i pezzi sulla scacchiera, oppure si sta alzando la posta, se volgiamo usare una metafora, di fatto. 

Se qualcuno ancora pensa che non siamo sulle soglie di una guerra mondiale si faccia sentire ora, perché il mondo non ha bisogno di un’altra guerra. 

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio 

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