TURCHIA. I corridoi del gas e petrolio turco in alternativa a Hormuz

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Il quotidiano turco Daily Sabah riporta la firma di un accordo annuale per il mantenimento dell’oleodotto che collega Kirkuk, nel nord dell’Iraq, al porto turco di Ceyhan, sul Mediterraneo, prorogando un’intesa pluridecennale scaduta il 27 luglio di quest’anno, che, secondo il quotidiano, consentiva il funzionamento dell’unico oleodotto di esportazione operativo di Baghdad.

Il quotidiano turco sottolinea come l’oleodotto in questione sia stato inattivo dal 2023, dopo l’interruzione delle esportazioni dalla regione del Kurdistan iracheno (KRG) a seguito di controversie legali e commerciali, finite in tribunale, e come solo lo sorso anno siano ripresi i flussi anche se in forma limitata a seguito di accordi tra i paesi coinvolti.

La testata curda Rudaw, sottolinea che l’accordo giunge subito dopo la scadenza del precedente accordo sul trasporto di petrolio tra i due Paesi, con l’Iraq che ne chiedeva il rinnovo e la Turchia che premeva per una modifica dei termini, e che di tratta di un accordo temporaneo come spiegato dal portavoce del Ministero del Petrolio Iracheno Salim al Rukabi, e resterà in vigore fino a quando non sarà raggiunto un progetto di accordo a lungo termine con la parte turca.

L’accordo per mantenere attivo l’oleodotto con una capacità giornaliera di 750.000 barili al giorno è stato firmato, come riportato dall’agenzia di stampa statale turca Anadolu Ajansı, dal Direttore Generale di BOTAS (Boru Hatları ile Petrol Taşıma A.Ş), Abdulvahit Fidan, e dai rappresentanti delle compagnie irachene, il Direttore Generale di SOMO (State Organization for Marketing of Oil), Ali Nizar Al-Shatri, e il Direttore Generale di NOC North (Oil Company), Faisal Hammadi Ramadan, dopo un incontro presso il Ministero dell’Energia e delle Risorse Naturali turco, tra la delegazione irachena Ministro del Petrolio Basim Mohammed Khudair e il Ministro dell’Energia e delle Risorse Naturali Alparslan Bayraktar.

Come rilevato dal Daily Sabah, questo accordo giunge in un momento in cui l’Iraq si sta adoperando per rafforzare le proprie capacità di esportazione di petrolio, dalle quali dipende gran parte della sua economia, circa il 90% del PIL, duramente colpite dall’interruzione delle esportazioni marittime attraverso lo Stretto di Hormuz.

A tal proposito Al Jazeera, evidenzia come dopo l’incremento delle tensioni tra Stati Uniti ed Iran, e la conseguente escalation militare nella regione che ha portato alla chiusura dello Stretto, le esportazioni di petrolio irachene sono crollate di oltre ‘80% con un calo delle entrate mensili da circa 6 miliardi di dollari a meno di 2 miliardi.

In un post sulla piattaforma X, come riportato sia da Rudaw che da Al Jazeera, il Primo Ministro iracheno Ali al Zaidi ha dichiarato l’accordo rappresenta un importante traguardo strategico per garantire il regolare flusso delle esportazioni irachene di petrolio e rafforzare la cooperazione economica tra Iraq e Turchia.

La testata curda evidenzia, poi, che il Primo Ministro iracheno, durante la sua visita di Stato ad Ankara lo scordo 28 luglio, aveva concordato con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan, la fornitura di un milione di barili al giorno alla Turchia. Durante l’incontro Erdoğan, aveva dichiarato che l’accordo per l’oleodotto Iraq – Turchia era stato finalizzato il giorno precedente e che il nuovo obiettivo era quello di arrivare a siglare un accordo globale che tuteli gli interessi di entrambe le parti, rivelando che alla Turkish Petroleum Corporation era stata concessa una partecipazione nel giacimento petrolifero di Kirkuk.

Infatti come riportato ancora da Rudaw, contemporaneamente alla vista di al Zaidi in Turchia la British Petroleum (BP) ha annunciato la vendita del 15% della sua partecipazione nel progetto di riqualificazione dei giacimenti petroliferi di Kirkuk alla Turkish Petroleum Corporation (TPAO). L’agenzia di stampa turca Anadolu Ajansı specifica il progetto riguarderà i giacimenti di Baba e Avanah, nonché i campi di Bai Hassan, Jambur e Khabbaz a Kirkuk, una delle principali regioni irachene produttrici di idrocarburi, stimando che l’area contrattuale contenga oltre 3 miliardi di barili di petrolio equivalente in risorse di idrocarburi nella sua fase iniziale.

In merito all’accordo per il mantenimento dell’oleodotto Iraq – Turchia, il ministro Bayraktar, come riferito dall’agenzia di stampa turca, ha dichiarato che l’oleodotto non contribuirà solo ai legami commerciali tra i due Paesi, ma anche alla sicurezza energetica globale, sottolineando che la Turchia gestisce da quasi 50 anni il sistema di oleodotti a doppio binario che si estende da Silopi (sul confine con Iraq e Siria) al terminale di esportazione sul Mediterraneo a Ceyhan, affermando che BOTAS è responsabile della gestione dell’oleodotto, nonché delle attività di stoccaggio e carico presso il terminale.

Il quotidiano turco Daily Sabah, riferisce, inoltre, che secondo il ministro Bayraktar la Turchia starerbbe proponendo un nuovo oleodotto che si estenderebbe da Silopi fino a Bassora, in Iraq, sostenendo che l’espansione delle rotte di esportazione alternative è diventata sempre più importante a causa delle preoccupazioni per la sicurezza legate allo Stretto di Hormuz. Oltre a ciò il quotidiano turco ha sottolineato come il ministro ritenga una maggiore capacità di trasporto attraverso la Turchia fornirebbe ai produttori iracheni e dei Paesi del Golfo un corridoio di esportazione alternativo in caso di interruzioni nella regione, affermando che il corridoio ampliato potrebbe sostenere gli investimenti in stoccaggio, raffinazione e petrolchimica intorno a Ceyhan, contribuendo al contempo a finanziare il previsto corridoio di trasporto “Strada di Sviluppo” che collegherà il porto iracheno di al Faw con la Turchia e l’Europa. 

Il Daily Sabah riferisce, inoltre, che il ministro Bayraktar ha affermato che la loro visione più ampia prevede la costruzione di un gasdotto a fianco dell’oleodotto che si estende fino a Bassora, in modo che, in futuro, il gas del Qatar e di altri Paesi del Golfo possa raggiungere la Turchia attraverso l’Iraq e poi proseguire verso l’Europa, rendendo così la Turchia un hub globale in cui convergono tutte le rotte energetiche. 

L’agenzia di stampa cinese Xinhua riporta come il progetto “Strada di sviluppo” da 17 miliardi di dollari, per la costruzione di un corridoio stradale, ferroviario e di oleodotti che collega il Grande Porto di al Faw, nel sud dell’Iraq, con l’Europa attraverso la Turchia, ha riacquistato slancio dopo il suo avvio tre anni fa, riportando le riflessioni di alcuni analisti in merito a quest’ambizioso progetto, che potrebbe fornire un’alternativa strategica ai vulnerabili punti di strozzatura marittimi, sebbene le lacune finanziarie e le persistenti sfide alla sicurezza potrebbero ostacolarne l’avanzamento.

A tal proposito, l’agenzia di stampa cinese riporta il pensiero di Batu Coskun, ricercatore non residente presso TRENDS Research and Advisory, che ritiene che quest’ambizioso corridoio risponda sia alle esigenze dell’Iraq offrendogli l’opportunità diversificare le entrate al di là degli idrocarburi, riducendo al contempo la dipendenza dalle rotte di transito controllate dai paesi limitrofi, e della Turchia, rafforzandone l’ambizione di lunga data di diventare un importante snodo tra il Golfo e l’Europa. La stessa Xinhua riferisce, però, che Coskun ha messo in guardia contro un eccessivo ottimismo, osservando che solo una parte del traffico di idrocarburi del Canale di Suez sarà deviata sul corridoio, aggiungendo che il suo vero valore risiede nella sua funzione di protezione contro gli shock geopolitici che possono far aumentare i premi assicurativi o bloccare il trasporto marittimo.

Gli accordi tra Turchia ed Iraq, in ambito energetico potrebbero inserirsi, con la regia degli Stati Uniti, in progetto più di creazione di una grande struttura energetica che oltre i due paesi coinvolgerebbe anche la Siria. 

G.C.L.

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