SOMALIA. L’ONU mette in vendita i beni di AUSSOM

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L’Ufficio di supporto delle Nazioni Unite in Somalia (UNSOS) ha indetto una gara d’appalto per la selezione di case d’asta autorizzate a vendere una vasta gamma di veicoli, generatori e altre attrezzature presenti in Somalia, come risulta da un avviso pubblicato sul Mercato Globale delle Nazioni Unite. La gara è particolarmente rilevante in questo momento, poiché si colloca al centro di una crescente spaccatura tra Stati Uniti e Nazioni Unite in merito alle modalità e all’opportunità di continuare a sostenere la transizione di sicurezza in Somalia. L’UNSOS è alla base della Missione di supporto e stabilizzazione dell’Unione Africana in Somalia (AUSSOM), fornendo trasporti, carburante, cibo e altri rifornimenti non letali a circa 12.000 soldati e poliziotti africani impegnati nella lotta contro al Shabaab, la branca di al Qaeda nella regione. Qualsiasi smantellamento di tale rete di supporto colpirebbe al cuore la capacità operativa della missione. La decisione giunge mentre le Nazioni Unite si preparano alla potenziale chiusura della loro sezione di supporto logistico entro il 31 dicembre 2026.

L’invito a manifestare interesse, pubblicato il 6 agosto, giunge mentre Washington si appresta a interrompere i finanziamenti alla missione di supporto logistico delle Nazioni Unite entro la fine del 2026, alimentando l’incertezza sul futuro del sostegno internazionale alla lotta della Somalia contro al Shabaab, con il gruppo che esercita ancora una forte influenza su alcune zone del Paese. Secondo i termini della gara d’appalto, l’UNSOS intende stipulare un contratto locale per la “vendita commerciale” di beni di proprietà delle Nazioni Unite. L’accordo iniziale avrebbe una durata di tre mesi, con la possibilità di tre proroghe aggiuntive di tre mesi ciascuna, a seconda delle prestazioni e delle esigenze operative. L’elenco dei beni in vendita è ampio: veicoli, generatori, computer e apparecchiature informatiche, attrezzature per ufficio, container, torri di guardia, impianti di depurazione delle acque reflue, materiali per alloggi prefabbricati, attrezzature mediche e di laboratorio, elettrodomestici e macchinari pesanti per l’edilizia. L’UNSOS ha dichiarato che l’elenco è indicativo e potrebbe ampliarsi. 

Le aziende interessate hanno avuto poco tempo per presentare la propria candidatura, con registrazione obbligatoria entro l’11 agosto, appena cinque giorni dopo la pubblicazione dell’avviso. Questo lasso breve fa sorgere degli interrogativi. Analisti della società civile a Mogadiscio hanno segnalato, riporta allAfrica, che l’avviso d’asta non definisce un meccanismo chiaro di supervisione indipendente, avvertendo che la cessione di beni della missione senza trasparenza potrebbe indebolire la fiducia del pubblico e aprire la strada alla sottrazione di beni statali. Infatti, come sostiene Somali Guardian, la prospettiva di liquidare beni per milioni di dollari destinati a missioni umanitarie all’interno di uno dei sistemi di appalto più opachi al mondo ha suscitato immediate critiche da parte degli attivisti anticorruzione. La Somalia si trova, a pari merito con il Sud Sudan, in fondo alla classifica dell’Indice di percezione della corruzione 2025 di Transparency International, e i critici sostengono che l’avviso di asta non offra alcun meccanismo visibile per il monitoraggio indipendente della vendita.

L’avviso d’asta non collega la vendita alla controversia sui finanziamenti. Tuttavia, fa seguito a una lettera – una notifica formale – del 1° luglio in cui gli Stati Uniti esprimevano, all’Unione Africana, preoccupazione per l’operato della Somalia nella lotta contro al Shabaab e per la sua gestione delle questioni di sicurezza e governance, e giunge in un momento in cui Washington si è opposta all’estensione del supporto logistico delle Nazioni Unite all’AUSSOM oltre gli accordi attuali. I leader delle nazioni che contribuiscono con truppe all’AUSSOM hanno avvertito che un ritiro prematuro del supporto potrebbe creare un vuoto di sicurezza, visto che Washington fornisce circa il 26% del bilancio di UNSOS e non si sono limitati a ritirare la propria quota: hanno infatti segnalato che bloccheranno qualsiasi tentativo del Consiglio di Sicurezza dell’ONU di preservare l’attuale meccanismo di finanziamento, lasciando alla Missione ben poco margine di manovra per trovare una soluzione alternativa. Il capo ad interim di UNSOS, Qurat ul Ain Sadozai, ha descritto la situazione come un momento critico per il futuro della Missione nel Paese. 

Va detto che la gara d’appalto è stata indetta pochi giorni dopo che i leader africani non sono riusciti a risolvere la questione dei finanziamenti. Il think tank panafricano Amani Africa, in un’analisi del Vertice straordinario dei paesi che contribuiscono con truppe all’AUSSOM, tenutosi a Kampala a fine luglio, ha sostenuto che l’incontro si è concluso senza aver ottenuto i finanziamenti, senza aver raggiunto un accordo politico con il governo federale somalo e senza un piano di emergenza credibile per lo scenario peggiore della missione.

Guardando la situazione sul campo, AUSSOM ha dichiarato che l’8 agosto le Forze Armate etiopi (ENDF) sotto l’egida della Missione si sono ritirate da una delle più grandi basi operative avanzate utilizzate per combattere al Shabaab: Buur Hakaba, nella regione di Bai, ponendo fine al controllo etiope durato 12 anni su questa vitale installazione militare, cedendola alle forze di sicurezza somale, nell’ambito della transizione in corso verso una maggiore responsabilità somala in materia di sicurezza nazionale.

Paolo Romano

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