
Lunedì 10 agosto, come riportato dall’agenzia di stampa statale filippina Philippine News Agency, il Presidente delle Filippine Ferdinand R. Marcos Jr ha ricevuto il Sottosegretario alla Difesa per la politica militare Elbridge Colby e il Sottosegretario alla Difesa per gli Affari di Sicurezza nell’Indo-Pacifico, John Noh.
L’agenzia di stampa filippina sottolinea che la visita di Colby a Manila fa parte di un tour che lo vedrà visitare quattro Paesi che comprendono anche Indonesia, Thailandia e Cambogia, viaggio volto a rafforzare l’impegno degli Stati Uniti per una pace duratura nell’Indo-Pacifico.Philippine News Agency ricorda, inoltre, che Filippine e gli Stati Uniti sono vincolati dal Trattato di Mutua Difesa (MDT) del 1951, in base al quale i due Paesi si impegnano ad agire per far fronte a pericoli comuni in caso di attacco armato contro proprie forze armate, imbarcazioni e velivoli nel Pacifico, ampliando la cooperazione operativa in materia di difesa attraverso l’Accordo di Cooperazione Rafforzata in materia di Difesa (Enhanced Defense Cooperation Agreement), che prevede una maggiore presenza a rotazione e l’accesso delle forze statunitensi alle strutture militari filippine concordate, nonché attraverso l’Accordo sulle Forze in Visita (Visiting Forces Agreement) del 1998.
La Philippine News Agency riferisce, inoltre, che il Sottosegretario Colby, ospite di un forum organizzato a Manila dallo Stratbase Group, ha definito le Filippine un alleato modello, ribadendo l’impegno statunitense a supporto del suo più antico alleato in Asia.
Nel suo discorso, consultabile sul sito del Pentagono, Colby riassume l’approccio della seconda amministrazione Trump nella regione dell’Indo-Pacifico come improntato a un realismo flessibile, alla costruzione di una forza duratura che porti ad una pace autentica ottenuta attraverso la forza e non attraverso pressioni retoriche prive di un’adeguata forza materiale, facendo riferimento alle parole del Segretario Hegseth: “non ostentazione, bensì lo sviluppo e la dimostrazione intelligente, realistica e silenziosa della forza”.
Colby ha inoltre ribadito che, a differenza della narrazione, da lui attribuita all’élite globale, che vede gli Stati Uniti in ritirata, in declino e troppo inaffidabili, con gli alleati asiatici che si starebbero allontanando, l’America non si sta assolutamente disimpegnando dall’Asia. Al contrario, secondo il il Sottosegretario alla Difesa per la politica militare, ciò che è percepito come “disimpegno” o “ridimensionamento” sarebbe in realtà una disciplinata e necessaria definizione delle priorità strategiche, sostituendo quello che definisce un “impegno vuoto e meramente simbolico dei decenni passati” con una posizione “formidabile, supportata da risorse e calibrata sulle reali realtà strutturali”.
Il Sottosegretario ha inoltre sottolineato come gli Stati Uniti, insieme ai loro Alleati e partner nella regione, stiano attivamente costruendo una solida difesa di interdizione a sostegno di un approccio di pace basato sulla forza, volto a un equilibrio di potere duraturo e favorevole in Asia, rafforzando sistematicamente la presenza statunitense sul territorio, consolidando la propria posizione e promuovendo una profonda interoperabilità con i Paesi chiave nell’area. Colby ha poi evidenziato che il successo di questa strategia si basa sulle partnership concrete che stanno costruendo e modernizzando nel Sud-Est asiatico.
Entrando più nel dettaglio Colby ha elencato alcune delle linee guida seguite dagli Stati Uniti nella cooperazione con i partner regionali: in primo luogo il supporto agli investimenti filippini per la modernizzazione delle proprie forze armate della guardia costiera, assicurando anche il dispiegamento a rotazione di quattro pattugliatori veloci che collaboreranno attivamente con la Guardia Costiera filippina nel pattugliamento e nella sicurezza della sua Zona Economica Esclusiva; in secondo luogo la spinta in Thailandia per la trasformazione delle tradizionali esercitazioni in uno strumento in grado saggiare la prontezza operativa congiunta, e garantire che le due forze armate possano operare insieme in modo efficiente; poi il sostegno alla modernizzazione delle capacità di difesa dell’Indonesia, incentrata su una profonda interoperabilità, anche attraverso un addestramento congiunto potenziato delle forze speciali, che rafforzi direttamente le capacità sovrane del Paese; fornire a Vietnam e Malesia, le cui partnership con gli Stati Uniti sono considerati un esempio lampante del realismo flessibile, gli strumenti di potenza necessari per proteggere i loro diritti sovrani e resistere alle ingerenze esterne, promuovendo al contempo una consapevolezza pratica del dominio marittimo; infine l’alleanza con Singapore, che sostiene le forze di rotazione statunitensi,rappresenta un punto di riferimento per la presenza americana nella regione, dimostrando, secondo il Sottosegretario, che la presenza americana è benvenuta qualora si fondi su realtà economiche e di sicurezza condivise.
Colby ha infine evidenziato come, in linea con i dettami del National Security Strategy (NSS) del 2025, l’obiettivo degli Stati Uniti è quello di schierare un’architettura di difesa interdizione pienamente operativa e resiliente che si estenda lungo la Prima Catena di Isole, sottolineando però, che come in Europa, questo dispositivo non può poggiare solo sulle spalle americane, ma deve essere sostenuta anche da una rete di nazioni sovrane altamente capaci, con forze armate moderne e impegnate a proteggere il proprio territorio, trasformando così le loro relazioni con gli Stati Uniti in partnership tra pari.
Già durate lo Shangri-La Dialogue 2026, l’importante vertice della sulla difesa e sulla sicurezza nello scenario dell’Asia-Pacifico svoltosi a Singapore dal 29 al 31 maggio il Segretario alla Difesa Pete Hegseth, come riportato dalla BCC, aveva cercato di rassicurare gli alleati dell’Asia-Pacifico sull’impegno degli Stati Uniti nella regione, compreso il rispetto degli accordi per la fornitura di armi a Taiwan dopo la sospensione del pacchetto di armi, ribadendo al contempo l’invito ai partner asiatici a investire maggiormente nella difesa.
Secondo l’emittente britannica, il Segretario alla Difesa statunitense, durante l’incontro, si è trovato a dover rispondere alle incertezze degli alleati come il Ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi cui Hegseth ha risposto che parte della strategia di difesa nazionale degli Stati Uniti mirava alla “proiezione di potenza” nel Pacifico e alla collaborazione con i partner, aggiungendo che si tende a confondere gli obblighi globali cui devo guardare gli Stati Uniti con un tentativo di voltare le spalle alla regione dell’Asia-Pacifico.
La BBC sottolinea come, durante l’incontro, il Segretario alla Difesa si sia trovato a rispondere anche in merito alla questione della capacità degli Stati Uniti di onorare gli accordi di fornitura di armi con i propri partner, dopo aver sospeso un pacchetto da 14 miliardi di dollari destinato a Taiwan al fine di preservare le munizioni per la guerra in Iran, ribadendo in quest’occasione che gli americani si trovano in una situazione favorevole in termini di arsenale complessivo e capacità di produrne altro se necessario.
In merito all’isola di Taiwan, inoltre, l’emittente britannica ha rilevato che, a differenza dello scorso anno quando Hegseth aveva accusato Pechino di rappresentare una “minaccia imminente” per Taiwan, quest’anno il Segretario alla Difesa, intervenendo poche settimane dopo l’incontro tra il Presidente cinese Xi Jinping e il Presidente Trump, ha adottato un tono notevolmente più conciliante nei confronti della Cina e non ha menzionato Taiwan se non in risposta a una domanda, affermando che, nonostante una “giusta preoccupazione per lo storico rafforzamento militare della Cina”, gli Stati Uniti comprendono anche che i loro alleati in Asia “non cercano una costante escalation” e desiderano invece un equilibrio di potere “in cui nessuno Stato, Cina inclusa, possa imporre la propria egemonia.
Anche in quest’occasione, e come ha poi ribadito nel suo discorso a Manila il Sottosegretario Colby, il Segretario alla Difesa, come riportato dalla BBC, ha insistito sull’aumento delle spese militari da parte dei Paesi alleati fissando come obiettivo il 3,5% del PIL, elogiando paesi che hanno incrementato il budget destinato alla difesa come Corea del Sud, Giappone, Australia, Filippine, bollando come “parassiti” paesi come la Nuova Zelanda che invece si stanno ancora muovendo in tal senso.
L’emittente britannica riportava, inoltre, le riflessioni di Muhammad Faizal Bin Abdul Rahman, esperto di sicurezza regionale, secondo cui le affermazioni belliciste di Hegseth, che aveva dichiarato che pur essendo importanti le regole sono nulla se non sostenute dalla forza e che invece sei dialoghi e conferenze servirebbe maggiore potenza di fuoco, potrebbero non trovare terreno fertile nei paesi asiatici che, invece, prediligono la pace e la neutralità. Inoltre, continuava lo studioso, il riferimento del Segretario alla Difesa al fatto che gli Stati Uniti debbano mantenere il dominio militare della regione potrebbe non funzionare come in passato, dovendo gli americani oggi confrontarsi potenza emergente come la Cina è quasi alla pari, sottolineando che un potenziale confronto tra le due potenze alimenterebbe le preoccupazioni dei paesi asiatici.
In contrasto con le posizioni espresse da Heghset e Colby, il quotidiano statunitense The Hill, analizzando decisione del Pentagono di eliminare “Indo” da “Indo-Pacifico”, già un mese fa rifletteva su come questa scelta potesse indicare un cambiamento più ampio con Trump che ha progressivamente ammorbidito il suo approccio nei confronti della Cina, sostituendo la competizione strategica, con un approccio negoziale.
Secondo il quotidiano la seconda amministrazione Trump avrebbe ridimensionato l’importanza del Quad (Quadrilateral Security Dialogue, che coinvolge Australia, Giappone, India e Stati Uniti), e i ripetuti riferimenti a un “G2” (Gruppo dei Due) tra Stati Uniti e Cina suggerirebbero una visione della politica mondiale, distante dalla strategia delle alleanze sul che Washington ha impiegato anni a costruire. Ciò secondo il The Hill snaturerebbe la strategia indo-pacifica originaria di Washington, che si fondava sul presupposto che gli Stati Uniti potessero impedire l’egemonia cinese in Asia solo rafforzando una rete di alleati, al contrario un G2 si fonda sul presupposto opposto. ovvero quello che Washington cerchi sempre più la stabilità attraverso intese dirette con Pechino, piuttosto che cercare di bilanciare l’influenza cinese attraverso la creazione di alleanze.
Il quotidiano statunitense insiste sul fatto che per gli alleati nella regione si tratti di una differenza enorme, poiché paesi come Australia, Giappone e India, impegnatisi sia politicamente che militarmente a supporto di questa visione, assumendosi dei rischi strategici conviti che gli Stati Uniti fossero impegnati a mantenere un equilibrio di potere favorevole in Asia, vedrebbero vacillare i presupposti stessi di questa strategia se la Cina passasse a essere tratta da Washington come un cogestore dell’ordine globale piuttosto che come il principale sfidante da bilanciare.
G.C.L.
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