
Gli Stati Uniti hanno annunciato che porranno fine al sostegno dell’Ufficio di supporto delle Nazioni Unite in Somalia (UNSOS) dopo la scadenza dell’attuale mandato della Missione dell’Unione Africana (AUSSOM), prevista per il 31 dicembre 2026.
Si concludono così quasi due decenni di sostegno finanziario e logistico che hanno permesso la continuità della presenza militare africana nel Paese. Washington nel memorandum giustifica la sua decisione, affermando che il governo somalo non è stato in grado negli anni di assumersi la piena responsabilità della sicurezza del Paese, non attuando riforme nel settore, per via delle continue divisioni politiche e le dispute interne.
Questa frattura interna, che negli ultimi mesi si sta aggravando sempre di più, sempre secondo Washington, avrebbe indebolito la Somalia stessa, non dando frutto agli sforzi della missione dell’Unione Africana per combattere al-Shabab (al Qaeda che opera in Somalia e Kenya) e l’ISIS, disperdendo così i progressi ottenuti sul campo militare con il sostegno della comunità internazionale. Infine, gli Stati Uniti affermano che, nonostante la cessazione del sostegno all’ufficio delle Nazioni Unite, continueranno a monitorare le sfide alla sicurezza provenienti dalla Somalia rimanendo pronti ad affrontare qualsiasi minaccia diretta agli interessi americani.
A seguito della decisione americana è stata indetta una riunione straordinaria del Comitato di Stato Maggiore militare dell’Unione Africana, in cui si è discusso delle potenziali ripercussioni in materia di sicurezza. Nel documento, datato 3 luglio 2026, contenente il verbale della riunione, sono stati presentati tre scenari principali per affrontare la crisi: continuare la missione temporaneamente fino a quando non si troverà un finanziatore alternativo in grado di colmare il vuoto lasciato dal ritiro americano, ridurre la portata delle sue operazioni o avviare un graduale ritiro delle forze africane dal territorio somalo.
Come diretto risultato della cessazione del supporto americano, tra gli scenari più probabili, vi è una maggiore vulnerabilità nelle città strategiche, l’interruzione delle linee di approvvigionamento e un calo delle capacità di evacuazione medica, oltre al potenziale collasso delle forze governative e la loro disgregazione in formazioni contrapposte. Tutto ciò offrirà ad al-Shabab e a DAESH l’opportunità di sfruttare le lacune nella sicurezza ed espandere le proprie operazioni con il conseguente controllo su aree più vaste.
Le conseguenze negative non colpiranno solamente la Somalia, ma saranno dirette anche sui paesi africani che partecipano alla missione; in particolare sull’Uganda, che ha migliaia di soldati schierati nel Paese. L’Etiopia, d’altro canto ha ribadito il suo continuo impegno a sostenere la Somalia nei limiti delle proprie capacità e in conformità con le decisioni dell’Unione Africana.
Dania Piccirilli
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