SIRIA. Influenza condivisa come linea di deconflittualità tra Israele e Turchia

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Israele si sta preparando a proporre una nuova visione per affrontare le minacce regionali provenienti dalla Siria. Questo approccio mira a evitare uno scontro diretto con Ankara, cercando al contempo di stabilire un quadro di influenza condivisa con le principali potenze, principalmente Stati Uniti, Russia e Turchia, riporta il quotidiano israeliano Ynetnews

Data la crescente influenza della Turchia dal punto di vista politico, economico e militare in Siria, la classe dirigente della sicurezza israeliana è sempre più preoccupata per gli sforzi di Ankara di colmare il vuoto di potere creato dalla destituzione del governo di Bashar al-Assad, strettamente alleato della Russia e dell’Iran. In tale contesto, la Turchia mira a stabilirsi come forza dominante in Siria formando un “asse islamico sunnita” per contrastare “l’asse sciita guidato dall’Iran”. 

Nonostante le tensioni militari in corso, Israele è aperto a negoziare un’intesa reciproca con la Turchia in merito alla sua influenza nello Stato siriano. Il piano proposto, coordinato dagli Stati Uniti, prevede una distribuzione territoriale dell’influenza tra le principali potenze: Russia: costa occidentale; Turchia: nord; Israele: sud; Stati Uniti: est del fiume Eufrate, dove è ancora presente militarmente, ed è un’area ricca di petrolio e piantagioni di cotone. Le aree rimanenti sarebbero governate da un governo temporaneo fino a quando non verrà istituito un governo siriano stabile.

La Turchia e Israele hanno tenuto dei colloqui per stabilire una linea di deconflittualità in Siria, in modo da evitare qualsiasi “incomprensione” e prevenire potenziali scontri tra i loro eserciti, hanno rivelato due funzionari occidentali, rimasti in anonimato, al sito Middle East Eye. Hanno aggiunto che il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha informato i suoi omologhi che Israele aveva una possibilità limitata di colpire la base T4 prima che la Turchia potesse schierare lì le sue forze. D’altro canto, se anche per errore, un attacco alle forze turche nell’area della base Tiyas da parte dell’aeronautica israeliana avrebbe portato ad un conflitto di vasta portata. Queste fonti hanno confermato che Netanyahu ritiene di aver fatto progressi nel raggiungimento di un accordo per prevenire scontri con la Turchia in virtù dei recenti attacchi aerei a Palmira, nella Badiyah siriana, sottolineando che sono in corso negoziati sulla stessa questione. Rapporti locali suggeriscono infatti che ora la T4 è ormai inutilizzabile. Giovedì 3 aprile il Ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha definito Israele come “destabilizzatore strategico nella regione, provocando il caos e alimentando il terrorismo” e con le sue politiche espansionistiche rappresenta la “minaccia più grande per la sicurezza della nostra regione”. Il giorno successivo, in un’intervista alla Reuters, Fidan ha dichiarato che “la Turchia non vuole uno scontro con Israele in Siria”.

A differenza del suo approccio nei confronti dell’Iran, Israele vede il potenziale per un impegno diplomatico con la Turchia in quanto, a lungo andare, potrebbe diventare una risorsa vantaggiosa nel quadro di un’ipotetica alleanza in funzione anti-iraniana, come avvenuto in passato. Inoltre, nonostante le differenze ideologiche, le due nazioni mantengono efficaci canali di comunicazione economica e di intelligence, aiutati dall’adesione della Turchia alla NATO e dall’alleanza con gli Stati Uniti. Tuttavia, in un’intervista con il canale iracheno “UTV” lunedì sera 7 aprile, il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha espresso preoccupazione per gli attori stranieri che tentano di destabilizzare la Siria esacerbando le divisioni settarie ed etniche. Ha osservato che il governo turco dispone di rapporti di intelligence che mostrano il coinvolgimento di alcuni paesi negli eventi sulla costa siriana – ovvero gli scontri scoppiati all’inizio dello scorso mese tra gruppi lealisti di Assad e le forze della sicurezza governativa – e che questi rapporti sono attualmente in fase di analisi e valutazione. Al termine dell’incontro a tu per tu, il secondo di questo genere, tra il primo ministro Netanyahu e il presidente Trump, quest’ultimo si è offerto di mediare tra Tel Aviv e Ankara nella lotta di potere in Siria grazie ai suoi “ottimi rapporti” con il leader turco Recep Tayyip Erdogan, che ha detto di apprezzare molto e che ha definito “molto intelligente”, come riportato dal The Times of Israel.

Cristina Uccello

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