
Il presidente di transizione Ahmed Al-Sharaa ha annunciato, domenica 30 marzo, la formazione di un nuovo governo di transizione composto da 23 ministri in una cerimonia ufficiale presso il Palazzo presidenziale nella capitale siriana Damasco. Non ci sono stati cambiamenti nei due ministeri sovrani: Asaad Al-Sheibani è rimasto ministro degli Affari Esteri e Marhaf Abu Qasra ministro della Difesa. In linea con i nuovi principi della dichiarazione costituzionale, firmata dal presidente siriano il 13 marzo, la figura politica del Primo ministro è stata abolita e le sue funzioni demandate al Presidente della Repubblica araba siriana, al quale verrà attribuito il potere esecutivo. A ragione di ciò, Mohammad al Bashir non ricopre più il ruolo di Primo Ministro. Tuttavia, dato il suo stretto legame con il presidente siriano, è stato ora nominato Ministro dell’Energia.
Tra le nomine significative figurano: il ministro del Lavoro e degli Affari Sociali Hind Qabawat, l’unica donna e di religione cristiana e di doppia nazionalità siriana e canadese, conosciuta per la sua forte opposizione al regime di Assad (era membro dell’opposizione siriana) e per la sua carriera professionale e il suo attivismo nella lotta per l’emancipazione femminile, nonché contro la violenza sulle donne in Siria; il druso Amjad Badr designato ministro dell’Agricoltura per le sue importanti ricerche scientifiche nel settore agricolo come ricercatore presso il Centro di ricerca Suwayda; la nomina dell’alawita Yaarub Badr come Ministro dei Trasporti, in quanto esperto del settore, che, tra l’altro, durante l’era del regime baathista, aveva ricoperto lo stesso incarico (dal 2006 al 2011).
A differenza delle precedenti nomine, che erano spesso dominate da figure militari, il nuovo governo è composto da tecnici esperti nei rispettivi settori di competenza. Questo approccio pone l’accento sulla competenza scientifica e tecnica, un aspetto cruciale per affrontare le sfide del paese. La formazione accademica dei nuovi ministri è spesso avvenuta in paesi come Francia, Germania e Stati Uniti, il che suggerisce un impegno verso l’internazionalizzazione e l’adozione di standard globali. Questo aspetto è particolarmente rilevante in un contesto in cui la Siria cerca di rafforzare le sue istituzioni e migliorare la cooperazione internazionale. Dunque, la formazione del nuovo governo può essere vista come un passo concreto nel tentativo di migliorare le relazioni della Siria con l’Occidente. L’obiettivo è di ottenere quella fiducia di cui lo Stato siriano necessita ora per garantire lo sviluppo economico del paese, nel tentativo di diventare un polo attrattivo di interesse internazionale per gli investimenti nei diversi settori.
Tuttavia, non bisogna perdere di vista quelle nomine che riflettono l’approccio iniziale di al Sharaa, basato sulla lealtà e la fiducia da parte di importanti jihadisti e figure di spicco all’interno di HTS; un criterio che mira a consolidare il suo potere politico interno e che ha caratterizzato il precedente governo ad interim. Si fa riferimento al mantenimento dei tre lealisti di al Sharaa all’interno del nuovo governo: il ministro degli Esteri Asaad al Shaibani, il ministro della Difesa Marhaf Abu Qasra e il neo ministro degli Interni Anas Khattab, precedentemente assegnato alla guida del Servizio di intelligence siriano. Di tutti e tre si dice che abbiano uno stretto legame con al Jawlani e, al contempo, abbiano svolto un ruolo importante all’interno del Fronte al Nusra e poi nel Governo di Salvezza di Idlib guidato da HTS. In particolare, fonti mediatiche arabe suggeriscono che al Shaibani sia uno dei fondatori del Fronte al Nusra insieme ad al-Sharaa, con cui si dice condivida una stretta alleanza. Su Qasra si conosce che è un esperto di sistemi di ricognizione, combattimento notturno e droni, tanto che ha guidato l’ala militare di HTS per cinque anni e si dice che sia allineato fedelmente al pensiero politico di al Sharaa.
Infine, fonti locali riferiscono che Khattab (noto anche come Abu Ahmad Hudoud, nome dato durante il suo periodo in Al Qaeda sotto la guida di Abu Musab al-Zarqawi) abbia fondato e guidato il servizio di sicurezza di intelligence nel Governo di Salvezza, oltre ad aver ricoperto la carica di vice di al Jawlani. Spesso è stato accusato di aver dato informazioni a Washington sulla posizione di suoi rivali jihadisti, perlopiù militanti di Hurras al Din (in italiano i Guardiani della Religione, che era affiliata ad Al Qaeda ed è stata sciolta lo scorso gennaio), uccisi da droni americani. Ricordiamo, in ultimo, che Khattab è stato designato terrorista dagli Stati Uniti nel 2012 e dalle Nazioni Unite nel 2014. Non bisogna lasciarsi sfuggire anche la nomina di Mazhar al-Wais al Ministero della Giustizia in quanto, oltre ad aver conseguito una laurea in Medicina all’Università di Damasco, ha studiato presso il Dipartimento di Legge islamica della Sharia. Ha lavorato negli organi giudiziari rivoluzionari e ne è stato membro fondatore dal 2013, contribuendo altresì alla fondazione del Ministero della Giustizia nel Governo di Salvezza di Idlib.
È stato membro del Consiglio supremo della magistratura dal 2017 fino alla liberazione di Damasco. A tal proposito, ricordiamo che, prima della destituzione di Assad, nelle aree sotto l’amministrazione di HTS, i cittadini siriani si riunivano spesso in massicce manifestazioni per chiedere il rilascio dei loro parenti, detenuti nelle prigioni di HTS con accuse, non comprovate, di aver avuto contatti con le SDF e membri governativi.
Il piano futuro del nuovo governo: costruzione di una nuova Siria basata su principi di unità e giustizia
Il presidente al-Shara’a ha affermato, durante la cerimonia di annuncio del governo, che la Siria sta assistendo alla nascita di una nuova fase del suo percorso nazionale, sottolineando che “il Paese sta affrontando grandi sfide che richiedono unità e coesione”. Ha aggiunto che la formazione del nuovo governo è una dichiarazione della volontà comune di costruire un nuovo Stato. Questo governo cercherà di ricostruire le istituzioni statali basandosi sulla responsabilità e sulla trasparenza e di aprire nuovi orizzonti nell’istruzione e nella sanità, aggiungendo: “Non permetteremo alla corruzione di infiltrarsi nelle nostre istituzioni”. Al-Sharaa ha sottolineato che il piano futuro del governo si baserà su una serie di fondamenti che mirano a sviluppare la società siriana sotto il profilo economico e industriale, quali la salvaguardia e lo sviluppo delle risorse umane, la riabilitazione dell’industria e la protezione del prodotto nazionale, la creazione di un ambiente che incoraggi gli investimenti in tutti i settori, la riforma della situazione monetaria, il rafforzamento della moneta siriana e la prevenzione delle manipolazioni. Il presidente siriano ha anche sottolineato l’importanza di concentrarsi sulla protezione dei cittadini e sulla promozione della stabilità, sottolineando che è stato istituito un ministero dedicato allo sport e alla gioventù, in riconoscimento dell’importante ruolo dei giovani.
L’opposizione del Rojava
All’interno del nuovo esecutivo c’è un curdo designato come Ministro dell’Istruzione, Mohammad Abd al-Rahman Turko, ma non è affiliato all’AANES, nonostante i recenti accordi tra il presidente siriano Al Sharaa e il comandante delle SDF, Mazloum Abdi, sull’integrazione delle forze curde all’interno dell’apparato statale e militare sotto l’egida del Ministero della Difesa. In tale contesto, l’Amministrazione Autonoma, ombrello politico delle Forze democratiche siriane (SDF), ha criticato duramente il nuovo governo siriano in quanto, similmente al suo predecessore, non ha tenuto conto della diversità etnica della Siria. Al contrario, ha continuato a mantenere una presa monopartitica sul governo e non è riuscito a garantire una rappresentanza equa e genuina per tutte le componenti del popolo siriano. Infatti, anche la minoranza sciita è stata esclusa dalla rappresentanza politica, e questo approccio politico, al lungo andare, può alimentare le attuali tensioni settarie all’interno della società siriana. Nella nota rilasciata, l’AANES ha continuato “queste politiche, che il governo di Damasco insiste a perseguire, significano un ritorno al punto di partenza, con un partito che monopolizza il potere ed esclude componenti e fazioni siriane dal processo politico e dalla gestione degli affari del paese. Ciò contraddice gli obiettivi per cui i siriani si sono sollevati nella loro rivoluzione e il cambiamento a cui aspirano”. L’Amministrazione Autonoma sostiene che qualsiasi governo che non rifletta la diversità e il pluralismo presenti in Siria non sarà in grado di governare adeguatamente il Paese e di uscirne dalla crisi che sta attraversando. Ciò non farà che aggravare la crisi e non eliminerà le cause che ne hanno determinato lo scoppio. Pertanto, il governo del Rojava si rifiuta di sottostare alle decisioni del nuovo governo siriano.
Cristina Uccello
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