SERBIA. Brogli elettorali: Vucic sotto accusa

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Domenica 17 dicembre si sono tenute le elezioni parlamentari in Serbia. Manifestazioni e proteste a Belgrado e in tutto il Paeseda parte delle opposizioni contro i risultati elettorali che hanno premiato il partito progresso serbo (Sns) del presidente Vucic, con poco meno del 50% dei voti, accusato però di forti brogli nelle votazioni. Viene chiesto anche di annullare e conseguentemente ripetere le elezioni. In questo clima teso, scontri sono avvenuti il 24 dicembre davanti il Comune di Belgrado, fra manifestanti e polizia, additata di un uso della forza sproporzionato contro manifestanti pacifici. Si condanna anche gli arresti massicci che ne sono conseguiti e se ne invoca il rilascio.

I leader del Movimento “Serbia contro la violenza” hanno annunciato di aver inviato a diverse istituzioni europee una lettera dove si fornivano prove ed esempi dei ripetuti casi di brogli elettorali commessi dalle autorità statali durante le elezioni del 17 dicembre. È stato sottolineato anche l’illegalità di portare 40mila persone, provenienti dalla RS in BiH, Kosovo e Croazia per votare. Dal lato governativo, invece, Vucic ha detto che i serbi in RS avevano tutti il diritto di poter esprimere il proprio voto. In aggiunta, la premier Brnabic, si è scagliata contro gli osservatori internazionali rei di aver volutamente mentito sulla regolarità delle elezioni con lo scopo di destabilizzare il Paese, ma ha anche ringraziato l’intelligence russa per le informazioni fornite sulla pianificazione e l’orchestrazione delle proteste di cui sono accusate quelle occidentali. La Premier avrebbe condiviso tali informazioni, anche, con Paesi europei i quali, però, avrebbero bollato la cosa come un classico esempio di “disinformatia russa”.

Nella lettera si fa riferimento ai rapporti preliminari forniti da diversi osservatori internazionali e dalla ONG CRTA, che si occupa di promuovere i valori democratici nel Paese, che hanno convalidato l’ipotesi di irregolarità durante il voto. Inoltre hanno invitato le Istituzioni dell’UE a non riconoscere i risultati elettorali. I rappresentanti di Serbia contro la violenza hanno concordato su irregolarità ampie e diffuse su tutto il territorio nazionale si sono verificate durante la giornata elettorale del 17 dicembre, proprio per questo ritengono che l’ipotesi migliore sia quella di annullare e conseguentemente ripetere le elezioni. Le due coalizioni ritengono che i brogli elettorali più cospicui siano avvenuti a Belgrado e quindi il Partito progressista serbo (SNS) non avrebbe alcun mandato legittimo per esercitare il potere nella Capitale. Specie, la CRTA che era presente in 71 seggi elettorali con propri osservatori, ha sottolineato che la pratica di trasportare 40mila persone provenienti dalla BiH, Kosovo e Croazia per votare alle elezioni legislative e amministrative, non è una prassi legale. Nei seggi in cui questo è avvenuto, il SNS ha avuto una crescita preponderante di consensi, rispetto a quelli registrati durante le precedenti elezioni. 

Anche per il Movimento politico, ProGlas initiative, il quale aveva sostenuto la necessità di andare ad elezioni nonostante il clima elettorale non fosse imparziale e trasparente, ha affermato che i risultati delle elezioni, legislative e amministrative, non esprimono il volere popolare a causa delle diffuse anomalie avvenute durante il voto. Puntano il dito specialmente contro il Ministro degli interni, reo di aver assegnato sedicenti carte di identità che testimoniavano una fittizia residenza. Bosko Obradovic, leader del partito di destra ultranazionalista Dveri, ha annunciato le proprie dimissioni irrevocabili da Segretario del partito a causa dei pessimi risultati conseguiti alle elezioni di domenica 17 dicembre. Obradovic ha, comunque, tenuto a sottolineare che tale magro risultato non sia solo conseguenza di una pessima linea politica adottata dal vertice di partito ma, anche, da una diffusa censura sui media, operata dal Governo.

Sul fronte del governo, per la Premier Ana Brnabic, i rappresentanti nominati dal Consiglio d’Europa e dal Parlamento europeo hanno violato il codice etico nel momento in cui sono apparsi nelle televisioni del magnate serbo, Dragan Šolak, importante figura dell’opposizione contro il governo del Partito progressista serbo (NSN). Per il Presidente della Repubblica, Alexander Vucic, gli attacchi nei suoi confronti o in quelli del Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, si può soprassedere a ciò, mentre risultano inaccettabili le critiche alle quali i bosniaci di etnia serba hanno dovuto sopportare nel corso della settimana, accusati di aver indebitamento preso parte alle elezioni legislative e amministrative in Serbia.

Dopo gli scontri del 24 dicembre dinanzi il Comune di Belgrado, la coalizione “Serbia contro la Violenza”, denuncia l’uso eccessivo della violenza. Secondo questi, il Presidente Vucic avrebbe ordinato di impedire ai consiglieri comunali di opposizione di poter entrare nel Palazzo, inviato agenti provocatori per scaldare gli animi e poi avrebbe fatto richiesta di intervento delle forze speciali che hanno utilizzato una forza bruta contro pacifici manifestanti. Il partito d’opposizione, inoltre, condanna gli arresti massicci avvenuti domenica contro inermi manifestanti e promette un impegno continuato per smascherare gli imbrogli elettorali. La protesta dell’opposizione, da ormai circa due settimane quotidianamente, e dei cittadini insoddisfatti per le irregolarità elettorali si è riunita a Belgrado, con migliaia di persone che chiedono nuove elezioni e il rilascio degli arrestati nei giorni precedenti. Le proteste avvengono anche in altre città e non solo nella capitale. Infine da notare, però, che il Giornalista investigativo britannico Kit Klarenberg ha affermato che uno dei leader della protesta studentesca a Belgrado, Dimitrije Radovanovic, che è stato arrestato, è diventato, un “prigioniero politico” e da allora dopo il rilascio è stato portato sui media occidentali come “Nelson Mandela 2.0”, però ha una bandiera della milizia collaborazionista nazista della Seconda Guerra Mondiale sul muro della sua camera da letto. 

Paolo Romano

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