SERBIA. Belgrado non riconoscerà i risultati dei referendum dei territori ucraini occupati

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«Stiamo difendendo la nostra stessa integrità territoriale, è nel nostro interesse difendere anche la sovranità dei paesi riconosciuti dalla comunità internazionale». Così il presidente serbo Aleksandar Vučić ha confermato che Belgrado non intende in nessun modo riconoscere i risultati dei referendum promossi da Mosca nei territori ucraini occupati.

Le parole di Vučić fanno riferimento a una dichiarazione con cui Putin a fine agosto paragonò i territori di Lugansk e Donetsk al Kosovo: secondo il presidente russo, il riconoscimento della sovranità di Pristina da parte della Corte internazionale di giustizia dovrebbe costituire un precedente per le due oblasti separatiste ucraine.

La provocazione del Cremlino all’epoca irritò Belgrado, e suonò anche come un implicito avvertimento contro qualsiasi intenzione del governo serbo di appoggiare le sanzioni europee contro Mosca. Anche oggi la Serbia non intende appoggiare le sanzioni, e continua a dipendere dalle importazioni di gas russo; ma la posizione di Vučić sui referendum promossi da Mosca è anche in linea con la condanna dell’invasione russa in sede Onu.

Il presidente serbo e la premier Ana Brnabić devono fare i conti da un lato con le richieste di Bruxelles, dall’altro con il supporto di buona parte della popolazione serba agli interessi della Russia di Putin. Anche tra le fila del governo non tutti sono d’accordo con la posizione del presidente: lo stesso ministro dell’Interno Aleksandar Vulin, nel corso di una visita a Mosca due mesi fa, al termine di un incontro con Sergej Lavrov aveva accusato Bruxelles di “isteria anti-russa”.

I media russi ora però puntano sul supporto di Miša Vacić, leader del partito nazionalista di opposizione Srpska Desnica. Il capo del partito di estrema destra ha invitato la comunità internazionale a riconoscere i risultati dei referendum, e ha anche inviato degli “osservatori elettorali” nei territori in cui Mosca ha promosso i referendum di adesione per sostenere la volontà dei separatisti ucraini “nonostante le pressioni dell’occidente”.

Carlo Comensoli