Terminata la tregua in Senegal

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SENEGAL – Dakar. La tregua politica in Senegal è durata poco meno di dieci mesi. Il 26 febbraio scorso si sono svolte le elezioni presidenziali che hanno decretato l’elezione di Macky Sall alla presidenza, in successione a Abdoulaye Wade, già due volte presidente dal 2000. La vittoria di Sall aveva di fatto sancito una successione tra due uomini politici che hanno condiviso molto della politica senegalese nello stesso partito, il Parti Démocratique Sénégalais – PDS.

Con la salita allo scranno residenziale di Sall, si pensava che l’alternanza democratica era riuscita pienamente e che il Senegal poteva ambire ad avvicinarsi al Ghana in quanto faro per la democrazia e la democratizzazione in Africa. Di fatto però, dall’inizio del mese di novembre è iniziato uno dei balletti classici della politica africana: l’attacco al rivale e alla sua famiglia.
In effetti, il figlio di Wade, Karim, è stato arrestato mentre il padre si trovava in Francia. Uomo d’affari affermato, Karim Wade è stato arrestato per corruzione. In particolare, sono i lavori per la gestione del summit islamico svoltosi a Dakar nel 2008 ad aver destato l’attenzione della gendarmeria senegalese. Karim Wade avrebbe fatto la parte del leone.
Nell’apprendere la notizia l’ex presidente Wade avrebbe affermato a fonti giornalistiche che avrebbe, una volta tornato in Senegal, sporto un certo numero di denunce contro l’attuale presidente e il suo governo. Secondo Wade, il governo attuale e la sua dirigenza sarebbero corrotti e l’attacco a suo figlio Karim sarebbe in realtà rivolto contro di lui. Abdoulaye Wade aveva anche previsto di recarsi a Touba per informare dei fatti il califfo generale dei muridi, la comunità musulmana sufi più influente nel Paese.
Si apprende però che Wade abbia deciso di non recarsi in Senegal su richiesta espressa del presidente ivoriano Alassane Ouattara. Bisognerà attendere i prossimi mesi per capire quale sarà l’ampiezza del regolamento dei conti interno al Senegal.