MOZAMBICO. Daesh prende un’altra città; scappano le major del petrolio

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Ecco il servizio che accompagna il podcast dell’ultima puntata di Risiko dedicata all’attacco Daesh alla città mozambicana di Palma. Per ascoltarlo cliccare qui.

L’attacco terroristico in Mozambico di fine marzo non rappresenta un episodio isolato, piuttosto testimonia l’avanzata di Isis nel Continente africano. Di certo, la presa della città di Palma non può dirsi un evento inatteso.

I problemi del Mozambico con Isis, infatti, sono iniziati ben prima dell’attacco a Palma. Rispolveriamo dalla memoria alcune date importanti: 5 ottobre 2017, il primo attacco a Macimboa da Praia riconducibile al gruppo terroristico locale al-Shabaab; 5 giugno 2018, al-Shabaab effettua la c.d. Baqiyah al Califfato, ossia giura fedeltà a Isis; 25 luglio 2018, il primo attacco dopo la Baqiyah; 5 giugno 2019, Isis rivendica l’attacco in Tanzania; 24 marzo 2020, viene conquistata Macimboa da Praia. Arriviamo, così, al 24 marzo scorso, con l’attacco a Palma. In questo lasso di tempo, da marzo 2020 a marzo 2021, Isis mette in atto la sua solita strategia di “avvicinamento progressivo” (già sperimentata in Sira e in Iraq), e riesce a prendere il controllo dei territori attorno a Palma, accerchiandola. Ecco perché l’attentato di fine marzo può considerarsi, nella logica di Isis, un evento prevedibile.

Ma perché Palma è finita nel mirino di Isis? Il motivo è riconducibile alla presenza in loco delle più grandi major internazionali nel settore del gas, impegnate nello sviluppo e costruzione di impianti gasiferi. Il progetto più ambizioso riguarda la costruzione, da parte della società francese TOTAL, del Mozambique LNG Project, nel sito produttivo di Afungi, che si trova a pochi chilometri di distanza dalla città di Palma.

La vicinanza a queste risorse naturali ha reso Palma una città prospera, abitata per lo più da persone benestanti e dalle famiglie dei dipendenti delle società energetiche che hanno investito in Mozambico. Tra queste, spicca la società italiana Saipem, che nel giugno 2019 si è aggiudicata un contratto d’appalto del valore di 6 miliardi di dollari.

Il colosso energetico francese, a fronte di un investimento di 8 miliardi di dollari, aveva chiesto al Governo di Maputo un impegno a mettere in sicurezza la zona da attacchi terroristici, tant’è che lo scorso novembre a fronte di ulteriori misure di sicurezza da parte del Governo, estese in un’area di 25 km, la Total aveva confermato l’obiettivo di portare a compimento il progetto entro il 2024.

È interessante notare come proprio il 24 marzo scorso, lo stesso giorno dell’attacco di Isis a Palma, la Saipem annunciava sul suo sito la ripresa delle attività di costruzione del progetto Mozambique LNG, proprio a seguito dell’accordo raggiunto tra Total E&P Mozambique in merito alla messa in sicurezza dell’Area 1. A poche ore di distanza, Isis assediava letteralmente la città di Palma.

Ma vediamo cos’è accaduto. Un centinaio di jihadisti hanno avuto la meglio contro circa 1.100 soldati e uomini della DAG (Dyck Advisory Group is a private military company based in Velddrif, South Africa|), la società di sicurezza privata (c.d. contractor) ingaggiata dal Governo di Maputo per garantire la cintura di sicurezza nell’area.

Secondo le ricostruzioni, i primi jihadisti sarebbero entrati a Palma travestiti da civili, da soldati e forze di polizia. Tra questi anche bambini ben addestrati tra i 9 e i 12 anni. Colpite le stazioni di polizia e i punti di controllo gestiti dalla sicurezza statale, i terroristi hanno rastrellato le zone residenziali e depredato le banche. Molti stranieri e gente del posto si sono rifugiati in due alberghi, ma il 26 marzo i jihadisti hanno iniziano a bombardare le strutture.

In qualche modo, molte delle persone asserragliate negli alberghi sono riuscite a trovare una via di fuga con dei mezzi di trasporto. Dei 17 mezzi che hanno lasciato gli alberghi, soltanto 7 sono riusciti a non cadere nella trappola dei jihadisti. Si contano oltre 40 morti, tra cui tecnici e ingegneri inglesi, irlandesi, sudafricani. Si racconta anche di migliaia le persone in fuga che scappavano in direzione della spiaggia, in cerca di qualsiasi mezzo in grado di portarli via mare lontano dalla furia jihadista.

I rinforzi, forze navali aeree e forze speciali, arriveranno a Palma non prima del 27 marzo. Il Governo aveva fatto la sua scelta: l’ordine era di mettere in sicurezza il sito di Afungi, ancor prima di Palma. Soltanto il 5 di aprile l’annuncio della liberazione della città.

La guerriglia ha lasciato il posto ad una grave crisi umanitaria. Sono circa 30 mila le persone sfollate a Palma. Oltre 700 mila le persone fuggite dalle loro case: alcuni per mettersi in salvo hanno attraversato la foresta, altri camminato per oltre 100 km per raggiungere paesi vicini.

Si tratta di persone che non hanno da mangiare, che abbisognano di cure mediche e un posto in cui dormire. I prossimi 30 giorni saranno fondamentali per la messa in sicurezza di queste persone, soprattutto per evitare una tragedia. Alcuni jihadisti avevano addirittura provato a farsi passare per degli sfollati, con l’intento di attaccare in un secondo momento i campi profughi. A quanto pare l’esercito è riuscito a fermare questo tentativo.

Palma è liberata, ma i jihadisti hanno raggiunto l’obiettivo che si erano prefissati: bloccare lo sviluppo della zona e l’insediamento dei “nemici” occidentali, soprattutto dei francesi. Il 3 aprile la TOTAL ha evacuato l’area di Afungi, e adesso il Mozambique LNG Project rischia una battuta d’arresto.

Per l’economia del Mozambico sarebbe disastroso. Non solo. Secondo una recente analisi della Banca Mondiale, la compagnia petrolifera nazionale del Mozambico, ENH, potrebbe essere gravata da oltre 700 milioni di dollari di debito se non andrà avanti il progetto del Coral South LNG nel bacino di Rovuma, nell’Area 4, giudato dalla da Exxon e con la partecipazione di ENI.

Nel frattempo, Isis continua ad espandersi indisturbata in Africa, facendo registrare la sua presenza in Niger, in Somalia, in Tanzania, in Mozambico, in Congo, in Ciad e in Camerun, e nel suo mirino ci sono il Mali e il Burkina Faso. Paesi, questi ultimi, dove l’Italia entro il 2021 aprirà delle rappresentanze diplomatiche. Nonostante il rischio evidente che possa ripetersi ciò che è già accaduto in Siria e in Iraq, la comunità occidentale sta sottovalutando l’avanzata jihadista in territorio africano. 

La scorsa settimana il Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, nell’ambito di un’audizione nelle Commissioni Esteri di Camera e Senato, aveva parlato di un forte impegno delle Istituzioni italiane per la salvaguardia degli interessi nazionali all’estero. Eppure, al momento, su quanto accaduto a Palma e sul futuro di Saipem e ENI in Mozambico non è stata avviata una seria discussione istituzionale. E con l’approssimarsi del Ramadan, possiamo solo aspettarci nuovi e ripetuti attacchi: perché l’odine di Isis ai suoi adepti durante la commemorazione di Maometto è quello di sferrare attacchi ovunque e uccidere quanti più nemici occidentali possibile.

Buon ascolto!

Cristina del Tutto