SALUTE L’abbraccio come terapia per aiutare anche i malati oncologici

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“Vieni qui e abbracciami”. “Ti mando un abbraccio forte, forte”. Quante volte, nella ritualità dei gesti consueti, ci scambiamo messaggi d’affetto. Frasi che affidate all’immediatezza dei Social vogliono sottolineare l’importanza dell’abbraccio nelle sue tante declinazioni. Eppure in pochi sanno cosa, in concreto e rispetto al nostro fisico, comporta l’essere abbracciati. Prima di tutto l’abbraccio aiuta a combattere ansia e stress e va ben oltre la semplice dimostrazione d’affetto. 

Favorisce inoltre il benessere psicofisico e rinforza il sistema immunitario. Contribuisce ad abbassare il rischio di patologie a carico dell’apparato cardiovascolare e riduce in modo significativo il peso delle paure. L’abbraccio, più nello specifico, attiva una risposta a livello neurobiologico stimolando la produzione di neurotrasmettitori e ormoni. A cominciare dall’ossitona o ormone dell’amore, vera e propria sostanza delle coccole che svolge un ruolo chiave in molte funzioni fisiologiche e psicologiche. Induce l’affettività e l’empatia, aiuta l’attaccamento e la coesione del gruppo. 

A seguire, abbiamo la serotonina: molecola sintetizzata dallintestino e dal cervello che regola l’umore, l’appetito e può dare il là a un senso d’euforia; aumentando i livelli di socialità e autostima (quando manca si va incontro a insonnia e ansia). Infine, troviamo le endorfine: sostanze prodotte dal cervello che alleviano il dolore e stimolano la percezione del piacere. 

«Quando le persone si abbracciano» spiega Flavio Acquistapace, responsabile della Cardiologia di G.B. Mangioni Hospital – GVM Care & Research «l’ipotalamo viene stimolato a produrre un ormone, l’ossitocina: il battito cardiaco rallenta, la pressione sanguigna scende. L’abbraccio fa decrescere i livelli di cortisolo, l’ormone associato allo stress, supportandoci nella gestione delle condizioni emotive negative, quali la rabbia o gli eventi stressanti sul lavoro. Se ci si trova in condizioni di forte stress, infatti, le ghiandole surrenali producono più cortisolo del dovuto con numerosi effetti negativi per l’intero organismo: la pressione sanguigna e la frequenza cardiaca s’innalzano, le coronarie tendono a contrarsi, le placche aterosclerotiche si possono staccare dalle pareti dei vasi sanguigni, creando trombi e da lì arrivare a causare ictus e infarti del miocardio». Ma l’abbraccio è altresì fondamentale nella battaglia quotidiana allo stress psicologico-oncologico. 

«La qualità di vita dei pazienti oncologici» aggiungono da G.B. Mangioni Hospital «e delle loro famiglie può essere parecchio condizionata da ansia, stress post-traumatico, paura, rabbia e depressione. La risposta emotiva alla patologia dipende dalle differenze psicologiche individuali, dalla reattività e dalla capacità di adattamento del singolo individuo. Le emozioni negative sono ben comprensibili e vanno affrontate mettendo in campo tutte le risorse di cui disponiamo: personali, sociali e professionali. Il contesto familiare, sociale e il supporto degli amici svolgono un ruolo determinante. Anche un abbraccio può, allora, risultare efficace perché esprime in maniera diretta il senso di protezione, l’accudimento, l’accoglienza, la condivisione delle ansie e delle emozioni suscitate giorno dopo giorno. Labbraccio può fungere, quindi, come una buona terapia».

Marco Valeriani

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