Presidenza lituana Ue: budget e Eastern Partnership

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UE – Bruxelles 26/4/13. Il 1 giugno la presidenza dell’Unione Europea sarà assegnata allo Stato lituano, con l’impegnativo compito di implementare i dossier legislativi di attuazione del budget dell’Unione; nonché, di organizzare la preparazione estiva dell’Eastern Partnership Summit di fine novembre.

Alla luce dei provvedimenti pendenti della presidenza uscente e in vista delle elezioni europee fissate per maggio 2014, sotto la presidenza greca dell’Unione, si delinea un periodo particolarmente intenso per il semestre lituano. Non è infatti ancora chiaro come l’attuale presidenza irlandese riuscirà a chiudere il budget 2014-2020 prima della scadenza del suo mandato; lasciando prevedere che circa 70 provvedimenti atti ad erogare fondi tramite la procedura di codecisione, dovranno essere gestiti dal comparto governativo di uno stato di circa 3,2 milioni di abitanti.

A carico della presidenza lituana, cadrà inoltre la messa in atto del Compact for Growth and Jobs, fortemente caldeggiato dal presidente francese François Hollande e approvato lo scorso giugno. Compito da affiancare al progetto di Unione Bancaria, con l’adozione di un meccanismo unico di risoluzione da presentare nel giro di due mesi. Il tutto, nello scenario del completamento del mercato interno dell’energia da ultimare entro il 2014, previo passaggio del testimone per un semestre allo stato greco.

Si terrà inoltre a Vilnius i prossimi 28 e 29 novembre l’Eastern Partnership Summit, dal cui esito dipenderà la sigla di un accordo di associazione dell’Unione con l’Ucraina e l’inizio dei negoziati per ulteriori accordi di associazione con l’Armenia, la Repubblica Moldova e la Georgia. Negli umori dei diplomatici addetti ai lavori, sembrerebbe che, anche nel più ottimistico degli scenari, dove tutti i documenti sul tavolo negoziale verrebbero firmati o avviati, il concreto successo del summit di Vilnius dipenderà dalle capacità dell’Unione europea, presieduta dalla Lituania, di strutturare e proporre una reale prospettiva di integrazione per i paesi terzi interessati. Un processo di certo non alieno alla stessa Lituania, attualmente alle prese con il suo ingresso nell’eurozona previsto per il 2015.