MOZAMBICO. Fermenti di ricostruzione a Cabo Delgado

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La provincia di Cabo Delgado, Mozambico è in fermento. Nonostante le recenti perdite, gli attacchi Daesh ai villaggi la presenza delle forze di sicurezza per rendere sicure le città, gli sfollati, il governo, le organizzazioni internazionali, i Paesi donatori e un blocco regionale che lavora per stabilizzare l’Africa meridionale stanno discutendo e formando piani per ricostruire la provincia.

Data l’elevata presenza di attori diversificati, quello che manca è la coordinazione degli interventi, riporta Adf – Africa Defence Forum «A Cabo Delgado, abbiamo una moltitudine di attori, ma non sono coordinati (…) ma come si collega tutto ciò a una strategia nazionale di cui Cabo Delgado ha disperatamente bisogno?».

La Missione della Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Meridionale, Sadc, in Mozambico, Samim, che ha migliaia di truppe dispiegate nella provincia, ha annunciato il 24 giugno di aver iniziato ad attuare il Programma di sostegno alla costruzione della pace della Sadc. Il 14 giugno gli Stati Uniti si sono impegnati a «stanziare quasi 14 milioni di dollari all’anno per 10 anni per contribuire alla ricostruzione, alla formazione professionale e alla creazione di capacità giudiziarie» a Cabo Delgado.

La Banca Mondiale ha promesso 300 milioni di dollari per le opportunità economiche e le infrastrutture sanitarie e scolastiche. Ha distribuito i primi 100 milioni di dollari nel gennaio 2022. I ministri hanno approvato il piano di ricostruzione del governo mozambicano per la provincia nel settembre 2021. I suoi tre pilastri sono l’assistenza umanitaria, la ripresa delle infrastrutture e l’attività economica e finanziaria. Il costo sarà di 300 milioni di dollari.

Il programma è «volto a migliorare i meccanismi di protezione sociale, l’ordine pubblico, l’assistenza umanitaria e le iniziative di rafforzamento delle capacità».

Cabo Ligado, un osservatorio dei conflitti online che segue la situazione nel nord del Mozambico, ha scritto nel suo rapporto del 20-26 giugno: «Il modello di attività degli insorti è sempre più caratterizzato da incursioni su obiettivi remoti e vulnerabili in più distretti, probabilmente con l’intenzione di ridurre le risorse delle forze di sicurezza. Tuttavia, non cercano un confronto diretto con le forze di sicurezza».

Le nuove violenze di giugno hanno causato almeno 53 morti nei distretti di Ancuabe, Chiure, Mecufi, Meluco, Metuge e Nampula. Secondo Save the Children, più di 60.000 persone sono fuggite dalle loro case. Cellule terroristiche sono riapparse in aree che in precedenza si pensava fossero sotto controllo.

Il programma di ricostruzione, prosegue Adf, rischia di fallire per alcuni esperti, a causa della continua presenza Daesh, per la mancanza di fiducia tra autorità locali e centrali di Maputo;  per altri, la situazione della sicurezza sta migliorando e ritengono che sia il momento giusto per iniziare la ricostruzione.

Tommaso Dal Passo