MOZAMBICO. I progetti gasiferi di Cabo Delgado bloccati da Daesh

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Il presidente della Camera dell’energia africana ritiene che siano necessari sforzi congiunti per risolvere la “terribile” insurrezione nella provincia di Cabo Delgado in Mozambico e che le cause dell’insurrezione debbano essere affrontate. NJ Ayuk, presidente esecutivo della Camera dell’energia africana, afferma che «la situazione nella provincia settentrionale di Cabo Delgado del Mozambico è disastrosa.

I conflitti armati tra le forze di sicurezza e il gruppo militante islamico Ahlu Sunnah Wa-Jamo, Aswj, conosciuto localmente come al-Shababab anche se non ha legami con il gruppo somalo con quel nome, hanno lasciato decine di morti e migliaia di sfollati dallo scorso autunno (…) La violenza non è una novità: dal 2017 gli insorti stanno organizzando brutali attacchi all’interno di Cabo Delgado. Alcuni sostengono che questi brutali incidenti sono una risposta alla povertà e al sentimento di emarginazione tra gli abitanti della provincia. Altri sostengono che Aswj è motivata dal desiderio di controllare le vaste risorse di gas naturale e di minerali della regione. I leader di governo hanno dato la colpa al jihadismo globale. Certamente, molti di questi fattori hanno avuto un ruolo nella situazione attuale in varia misura», riporta Defence Web.

Ahlu Sunnah Wa-Jamo ha fatto nel giugno 2018 giuramento di fedeltà allo Stato Islamico, di fatto portando la presenza di Daesh nell’area, compiendo il primo attacco nel luglio 2018.

«La violenza non solo contribuisce alla morte e al disagio, ma perpetua anche il ciclo di povertà e disperazione che contribuisce ad alimentare l’attività terroristica in primo luogo. Sta mettendo a repentaglio uno dei percorsi più promettenti per la crescita economica e la diversificazione del Mozambico: lo sviluppo strategico delle riserve di gas offshore della zona. All’inizio di gennaio, Total ha iniziato a rimuovere il personale dal sito dove sta costruendo strutture onshore per il progetto Mozambico Lng. Lo ha fatto dopo scontri a fuoco tra le truppe governative e Aswj a Quitunda, il villaggio di reinsediamento Total costruito per la popolazione locale che aveva vissuto entro i confini del sito (…) Il progetto Gnl del Mozambico è ancora vivo, ma i progressi sono stati ritardati. E non sappiamo ancora come le condizioni di Cabo Delgado influenzeranno altri progetti nella zona».

La posta in gioco è alta: Total Mozambique Lng è solo uno dei tre consorzi che prevede di investire quasi 60 miliardi di dollari in progetti Gnl nei prossimi decenni.

«Quello che chiedo» afferma Ayuk, «è l’inizio di un dialogo. Noi raccomandiamo un investimento non in tangenti, ma in progetti socio-economici che possano dare forza ai giovani della regione. Raccomandiamo di sostituire la disperazione con la speranza. Raccomandiamo di sostituire le promesse con dimostrazioni tangibili di sostegno e di rispetto per la comunità. È così che possiamo creare stabilità e rendere il Mozambico meno vulnerabile alla violenza e ai disordini».

Lucia Giannini