Catturato El Chapo, scala la lista dei superlatitanti internazionali

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MESSICO – Città del Messico, 28/02/14. Quasi tredici anni fa, Joaquín Guzmán Loera, alias “El Chapo”, evase dal carcere di massima sicurezza di Puente Grande, in Messico. Nascosto in un carrello della lavanderia tra i panni sporchi dei detenuti, con la complicità di un impiegato dell’istituto penitenziario, riuscì a superare i posti di controllo fino ad uscirne libero. Era il 19 gennaio del 2001. 

 

Da quel momento, la cattura del boss del cartello del narcotraffico di Sinaloa è diventata una priorità per diversi governi regionali in Messico e USA. Spesso considerato il trafficante di droghe illegali più potente e ricco del mondo, un nemico “molto intelligente” per le autorità, Guzmán ha continuato la sua fuga immerso in un alone mistico di ipotesi, miti e leggende fino a sabato 22 febbraio scorso, quando alle 6:40 (ora locale) nell’hotel residence Miramar, nel centro di Mazatlán, una mega operazione condotta dalla Marina militare messicana e la DEA statunitense ha portato alla cattura di chi è stato definito dai mass media “il capo dei capi” del narcotraffico e “l’uomo più ricercato del mondo”.

Con il suo arresto, quindi, in molti si sono chiesti chi fosse ora il primo nella lista internazionale dei grandi fuggitivi. In realtà, non solo “El Chapo” non era ufficialmente il latitante più ricercato al mondo ma non esiste neanche questa presunta classifica globale o, meglio, ne esistono varie e diverse che dipendono da chi le compila poiché il peggior criminale di un Paese o di una regione non è necessariamente il principale fuggitivo in un’altra parte del mondo. 

Tuttavia, vale la pena riportare le più note.

Secondo la lista dei dieci uomini più ricercati al mondo pubblicata dalla rivista Forbes, dopo la morte di Osama Bin Laden nel 2011, che occupava il primo posto, seguiva immediatamente proprio Guzmán. Il narcotrafficante messicano diventava così il maggior profugo di giustizia. Ora che anche “El Chapo” è in carcere, Forbes dovrà aggiornare la classifica scalando di una posizione. Il periodico statunitense si basa sui dati forniti dalle agenzie per l’ordine pubblico di molti Paesi e sceglie candidati condannati o accusati da giurisdizioni nazionali o tribunali internazionali per reati gravi e quindi considerati una minaccia a livello globale.  La “Top 10” di Forbes elenca così, escludendo Guzmán: Ayman al-Zawahiri (egiziano, probabile leader di Al Qaeda), Dawood Ibrahim (indiano, capo dell’organizzazione criminale D-Company), Semion Mogilevich (russo, ricercato per frode e altri reati), Nasir al-Wuhayshi (yemenita, leader di Al Qaeda nella penisola araba), Matteo Messina Denaro “Diabolik” (italiano, mafioso siciliano), Alimzhan Tokhtakhounov (russo, accusato di criminalità organizzata), Felicien Kabuga (ruandese, accusato di genocidio), Joseph Kony (ugandese, dirigente del gruppo guerrigliero paramilitare Lord’s Resistance Army) e Doku Umarov (ceceno, militante islamista). 

La lista degli uomini più ricercati al mondo dell’FBI, la più famosa e antica classifica del genere, si basa sulle candidature fornite dai 56 uffici dell’Agenzia federale, poi vagliate da agenti speciali della Criminal Investigation Division (CID) e del Congresso. I nomi dei latitanti “candidati” vengono poi sottoposti all’approvazione finale del vicedirettore della CID e dell’FBI. Attualmente compaiono in ordine: Glen Stweart Godwin (omicidio, evasione e narcotraffico), Eduardo Ravelo (sicario del cartello di Juárez accusato di malversazione e omicidio), Robert William Fisher (omicidio), Víctor Manuel Gerena (rapina), Alexis Flores (sequestro e omicidio), Semion Mogilevich (frode). L’FBI pubblica anche una lista dei dieci terroristi più ricercati che vede primeggiare il libanese Faouzi Mohamad Ayoub per aver usato un passaporto statunitense falso per entrare in Istraele con l’obiettivo di condurre attacchi bomba in nome dell’organizzazione terrorista Hezbollah.

La Drug Enforcement Agency (DEA), come era facile immaginare, stila una classifica che comprende soggetti colpevoli di reati legati alle sostanze stupefacenti illegali. L’Agenzia statunitense ha un programma specifico per la ricerca dei latitanti, diviso in nazionale/regionale e internazionale. Oltre a includere foto e informazioni dettagliate dei criminali, offre ricompense milionarie a chi possa contribuire al loro arresto. La “Top 5” della DEA include: Rafael Caro Quintero (narcotrafficante ricercato in Messico, USA e altri Paesi, per il quale si offrono $5 milioni), Vicente Carrillo Fuentes (leader del cartello di Juárez, il maggior ricercato in Messico), Ibrahim Haji Ehai (trafficante di droga pachistano), María Teresa Osorio De Serna (colombiana, perseguita per riciclaggio di denaro sporco e traffico di cocaina) e Iván Darío Ramírez  (trafficante di cocaina colombiano).

Infine, tra le liste di superlatitanti più famose al mondo c’è quella del Dipartimento di Stato degli USA, che riguarda “i terroristi più ricercati” all’interno di un programma chiamato “Rewards For Justice” con cui offre milioni di dollari in cambio di informazioni che ne facilitino l’arresto.

Compaiono in ordine: l’egiziano Ayman al-Zawahiri (probabile leader di Al Qaeda, con una ricompensa di $25 milioni), Abu Du’a (capo di Al Qaeda in Iraq, con una ricompensa di $10 milioni), Mullah Mohammed Omar (leader spirituale talebano, con una ricompensa di $10 milioni), Hafiz Mohammad Saeed (capo dell’organizzazione terrorista Jama’at-ud-Da’wah in Pakistan), Yasin al-Suri (“facilitatore” e finanziatore di Al Qaeda). 

Sia o non sia il numero uno dei “most wanted” a livello internazionale, la cattura de “El Chapo” è sicuramente una buona notizia ma, come ci insegna la Storia, il fermo o la morte di un superlatitante non basta ad arrestare il sistema criminale, qualunque sia, di cui era a capo. C’è sempre un successore al trono pronto a scalare di una posizione.