La CEEA vista da Biskek

62

KIRGHIZISTAN – Biskek. 19/06/14. Il primo ministro del Kirghizistan, Djoomart Otorbaev, ha presieduto una riunione della Commissione Interdipartimentale per i negoziati di adesione del Kirghizistan all’Unione doganale e lo Spazio economico comune.

A darne notizia IA REGNUM che ha citato il servizio di stampa del governo. Durante la sessione si è cercato di dare una “road map” per l’ingresso della Repubblica del Kirghizistan all’Unione doganale, approvato con la decisione del Consiglio Supremo eurasiatica. Altro tema discusso quello della nascita del Fondo per lo sviluppo del Kirghizistan-russo per l’adattamento dell’ economia kirghisa alle norme giuridiche dell’Unione Economica Euroasiatica. Dall’incontro sono nati 14 gruppi di lavoro che andranno a stabilire la “tabella di marcia”, per portare il Kirghizistan in conformità con le leggi dell’Unione doganale e lo spazio economico comune. Concludendo l’incontro, il primo ministro del Kirghizistan, Djoomart Otorbaev ha osservato che le misure volte a sviluppare gli strumenti giuridici necessari per essere attuate a un ritmo accelerato. Il Kirghizistan sta cercando di entrare nell’Unione doganale prima del 2015 ma sono ancora gli ostacoli di tipo normativo e in materia di sicurezza da sistemare. Ma le aziende kirghize premono perché in questo modo potrebbero essere concorrenziali.
«Sia l’adesione dell’Armenia che quella del Kirghizistan alla CU e CEEA è percepita principalmente come integrazione con la Russia. C’è un voto di fiducia in Russia, e ho paura che se non viene votata vi saranno cambiamenti radicali nell’economia di questi paesi, la credibilità dell’integrazione eurasiatica, e la Russia andranno persi» ha detto il direttore esecutivo di Studi Politici Nord-Sud, Julia Yakushev. La ricercatrice era tra i relatori del summit a Mosca sul “Trattato che istituisce l’Unione economica eurasiatica: le nuove realtà di integrazione”. Secondo Yakushev l’insorgenza di questi cambiamenti è molto problematica «se l’elite e i principali meccanismi economici rimangono gli stessi». «L’unica via d’uscita» da questa situazione, secondo l’esperto sono «gli sforzi di comunicazione alfabetizzati per spiegare i benefici e i problemi che possono verificarsi per ciascuna delle repubbliche».
La difficoltà per la ricercatrice sta nella giusta integrazione, altrimenti si rischia di schiacciare le repubbliche per facilitare la Russia. Anche perché al momento per esempio l’economia kirghiza dipende da quella cinese e quindi la giusta integrazione dovrebbe mantenere questi rapporti intonsi e non appiattirsi sulle necessità della Russia. Altrimenti, commenta e chiosa l’esperto di studi politici si darebbe vita fenomeni di insorgenza.

CONDIVIDI
Articolo precedenteIraqi fog of war
Articolo successivoONG contro Nkurunziza