KAZAKISTAN. ENI e Shell sono fuori dallo sviluppo di Karachaganak

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Shell ed Eni sono ai ferri corti con il Kazakistan. Le due compagnie energetiche hanno perso il diritto di sviluppare un impianto di trattamento del gas naturale nel giacimento di Karachaganak.

PSA, l’ente autorizzato dal governo kazako che sovrintende al progetto, ha annullato l’accordo con Shell ed Eni lo scorso 21 marzo. Le motivazioni addotte sono state “significativi sforamenti di budget”, la “scarsa attrattiva economica” del progetto e il “persistente collegamento” della costruzione da parte delle due società ad “altre questioni non correlate” all’impianto di trattamento, riporta Eurasianet.

Secondo PSA, l’ulteriore partecipazione di Shell ed Eni al progetto Karachaganak “non è fattibile dal punto di vista tecnico, commerciale e legale”. La dichiarazione prosegue affermando che il governo kazako si è assunto la responsabilità del completamento dei lavori presso l’impianto di trattamento, “con l’obiettivo di garantire la sicurezza energetica nazionale”. Le autorità kazake avrebbero voluto che l’impianto fosse completato entro la primavera scorsa.

L’impianto è destinato alla lavorazione del gas proveniente dal giacimento di Karachaganak, che ospita uno dei più grandi depositi di condensato di gas conosciuti al mondo. Una volta completato, si prevede che l’impianto avrà una capacità annua fino a 4 miliardi di metri cubi. 

Il gas di Karachaganak viene attualmente inviato a un impianto di trattamento russo a Orenburg. Tale impianto è stato colpito da un attacco di droni ucraini ad ottobre 2025, costringendo il Kazakistan a ridurre la produzione di Karachaganak.

Shell ed Eni sono i principali azionisti del consorzio che a gennaio ha perso una causa arbitrale contro il governo kazako, derivante da controversie sul recupero dei costi e sulla ripartizione dei ricavi della produzione di gas di Karachaganak

Il procedimento di appello è ancora in corso, ma se la sentenza venisse confermata, il consorzio potrebbe dover versare al Kazakistan oltre 4 miliardi di dollari.

Shell ha scelto di sospendere i propri investimenti in Kazakistan a febbraio, in attesa della conclusione della controversia arbitrale. Ciononostante, all’inizio di marzo, la società ha firmato un accordo con il governo kazako per valutare la fattibilità dello sviluppo di giacimenti di petrolio e gas in un’area nota come blocco Zhanaturmys.

Anna Lotti

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