
Le autorità guineane hanno smantellato una presunta rete terroristica collegata al Gruppo per il Supporto dell’Islam e dei Musulmani, noto con l’acronimo francese GSIM (o come JNIM – Jama’at Nusrat al-Islam wal-Muslimin), arrestando diverse persone nel corso dell’operazione, annunciata il 23 marzo. Numerosi cittadini stranieri e guineani sono stati coinvolti nell’ambito di un’operazione antiterrorismo a livello nazionale, ricordando che JNIM, affiliato ad Al Qaeda, è una delle coalizioni jihadiste più attive nella regione del Sahel ed è responsabile di numerosi attacchi nei vicini Mali, Burkina Faso e Niger, oltre a condurre operazioni in Benin, Togo e, limitatamente, in Costa d’Avorio.
La Procura di Conakry ha annunciato l’arresto, nella Guinea orientale, e l’incriminazione di undici persone nell’aprile del 2025, tra cui sette maliani, due nigerini, un burkinabé e un guineano. Un altro maliano è stato arrestato per presunta appartenenza a una cellula inattiva di JNIM e ha ammesso il suo coinvolgimento in un sequestro di persona a scopo di estorsione, contribuendo così al finanziamento del terrorismo. Anche due guineani sono stati arrestati per il loro ruolo attivo in reti di radicalizzazione online. Tutti gli indagati sono accusati di complicità in terrorismo, associazione a delinquere e finanziamento del terrorismo. Gli arresti giungono in un contesto di crescente attività jihadista nel Sahel, in particolare nel Mali meridionale, vicino al confine con la Guinea. Le indagini hanno portato alla scoperta di diversi gruppi WhatsApp affiliati a JNIM con oltre 500 membri, tra cui 38 guineani, utilizzati per radicalizzare individui e coordinare operazioni. La Procura ha sottolineato la piena mobilitazione del governo per proteggere i cittadini e ha ribadito che la lotta al terrorismo rimane una “priorità nazionale assoluta”. L’annuncio è giunto in questo momento dalla Guinea solo a conclusione delle indagini.
Nel frattempo, un altro paese della regione, il Ghana firma uno storico accordo di difesa con l’Unione Europea per contrastare il terrorismo islamico, diventando il primo Paese africano a concludere un accordo di questo tipo con l’UE. La vicepresidente ghanese Naana Jane Opoku-Agyemang ha affermato che l’accordo mira a contrastare la crescente minaccia del terrorismo islamico nell’Africa occidentale. Infatti, l’accordo giunge mentre la violenza jihadista, come detto, continua a diffondersi verso sud, dal Sahel verso gli Stati costieri limitrofi del Golfo di Guinea, destando preoccupazioni per la sicurezza in tutta la regione. Non sorprende che l’accordo -che rafforza la cooperazione in settori quali la lotta al terrorismo e la sicurezza informatica- sia stato firmato ad Accra il 24 marzo dall’Alto rappresentante dell’UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Kaja Kallas, e dalla vicepresidente Opoku-Agyemang, in quanto il Ghana è uno dei paesi più stabili e pacifici dell’Africa occidentale e sebbene sia rimasto finora in gran parte indenne dalla violenza dei militanti, la regione circostante dell’Africa occidentale è diventata un focolaio di attività per le affiliazioni di al-Qaeda e dello Stato Islamico (ISIS).
Osman Abdul Razak, coordinatore per la sicurezza nazionale del Ghana, ha dichiarato durante una conferenza stampa congiunta che l’accordo “segnala la determinazione dell’UE a sostenere gli sforzi del Ghana per affrontare le minacce emergenti sia a livello nazionale che regionale”, mentre la Kallas nel suo intervento ha affermato che l’UE sostiene i paesi dell’Africa occidentale come il Ghana nella “lotta al terrorismo, nel rafforzamento della sicurezza delle frontiere e nel miglioramento della sicurezza marittima”. Inoltre, i rappresentanti dell’UE in visita ad Accra hanno consegnato droni, sistemi anti-drone, veicoli per la disattivazione di ordigni esplosivi e motociclette all’esercito ghanese.
Non solo attacchi, negli ultimi anni Al Qaeda e le sue affiliate hanno conquistato anche territori in Burkina Faso, Niger e Mali. Le agenzie umanitarie affermano che nell’ultimo decennio circa due milioni di persone sono state sfollate a causa dell’insurrezione in Burkina Faso, situato a nord del Ghana. Secondo diverse fonti come riporta la BBC, i militanti attraversano spesso il confine tra il Burkina Faso e il Ghana per riorganizzarsi quando sono sotto pressione da parte dell’esercito burkinabé. Utilizzano inoltre il Paese per contrabbandare armi, cibo e carburante.
Altro esempio recente il Benin dove JNIM ha attaccato una caserma dell’esercito beninese e si è impossessata di numerosi materiali. In particolare, i militanti sembrano essersi impossessati anche di un veicolo blindato per il trasporto truppe M113 di fabbricazione statunitense, a quanto riporta un canale telegram specializzato in armi. In vista delle elezioni del 12 aprile nello Stato che si affaccia sul Golfo di Guinea, il tema entra nel dibattito politico: Romuald Wadagni, candidato del partito al governo, durante la presentazione del suo programma ha illustrato il piano in cui promette la polizia municipale nel nord per combattere i jihadisti, secondo quanto riportato dai media. Questo piano arriva in un momento di forte aumento degli attacchi da parte di insorti provenienti dal Sahel lungo i confini con Niger e Nigeria, ha aggiunto Wadagni. Comunque, come azione di contrasto ai jihadisti, le regioni settentrionali del Benin sono già pattugliate dalla Polizia Repubblicana Nazionale e dall’esercito.
Paolo Romano
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