#ISRAELIRANWAR. Se Teheran sarà colpita, il primo bersaglio iraniano saranno gli Emirati Arabi Uniti. In ricostruzione i siti missilistici iraniani

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Dopo il fallimento dei colloqui a Muscat e in attesa di sapere se ci sarà effettivamente un quarto round di colloqui è ripresa la paura da guerra nel settore Medio Orientale fino alle porte dell’Asia. Lo specialista iraniano in Affari Esteri, Khoshcheshm, ha affermato che l’Iran ha un’ampia gamma di obiettivi americani da colpire negli Emirati Arabi Uniti.

Khoshcheshm afferma che l’Iran non ha problemi con gli Emirati Arabi Uniti stessi, ma sostiene che gli Emirati Arabi Uniti, in particolare Dubai, siano il principale snodo di supporto alle operazioni militari, finanziarie, tecnologiche e logistiche statunitensi nella regione. Sostiene che se gli Stati Uniti dovessero compiere una mossa ostile, l’Iran prenderebbe di mira questi “talloni d’Achille” piuttosto che iniziare una guerra vera e propria.

Ha elencato 5 obiettivi strategici principali: Zona Franca dell’Aeroporto di Dubai e hub logistico – fulcro dei trasporti e del supporto militare degli Stati Uniti. Centro Finanziario Internazionale di Dubai (DIFC) – Un importante hub per le operazioni finanziarie e il riciclaggio di denaro degli Stati Uniti. Hub Internet/dati di Dubai – che ospitano importanti aziende tecnologiche statunitensi (Meta, Google, Microsoft, ecc.) a supporto delle forze armate statunitensi.

Dubai Silicon Oasis – aziende di ingegneria e tecnologia legate alle catene di approvvigionamento militari statunitensi. E infine il Jebel Ali – un centro di transito e logistica chiave per aziende e personale statunitense.

Sottolinea che si tratta di deterrenza, non di una dichiarazione di guerra, e afferma che l’Iran potrebbe colpire questi obiettivi facilmente, anche senza missili, e potrebbe utilizzare razzi dai suoi siti costieri.

Nel frattempo l’Iran ha ricostruito alcuni siti militari distrutti durante la guerra dei 12 giorni, a mostrarlo le immagini satellitari. Tra questi un sito missilistico iraniano vicino a Imad. Ma più in generale almeno stando alle parole del New York Times: “Più della metà dei siti missilistici iraniani presi di mira lo scorso giugno sono in fase di avanzata costruzione e riparazione”.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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