#ISRAELHAMASWAR. Il Mar Rosso sarà la chiave di volta internazionale del conflitto a Gaza

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Dirottamento mercantile è l’incipit ricorrente di chi in questi giorni osserva il Mar Rosso. Anche la compagnia di navigazione tedesca Hapag-Lloyd, la cui nave è stata colpita il 15 dicembre da un missile Houthi, ha annunciato la cessazione del traffico nel Mar Rosso per i prossimi giorni. Presto verrà comunicata la valutazione aggiornata della situazione.

A seguire a rinunciare alla rotta del Mar Rosso la compagnia di navigazione Maersk. Il 16 dicembre il segretario alla Difesa britannico Grant Shapps ha detto che il cacciatorpediniere D34 Diamond ha intercettato un UAV nel Mar Rosso lanciato dagli Houthi, che affermavano di aver colpito Eilat. Il Comando centrale dell’esercito americano in una nota ha riferito che il cacciatorpediniere americano Carney ha intercettato oltre 14 UAV lanciati dagli Houthi dallo Yemen.

A conti fatti, il 16 dicembre le principali società logistiche globali come Maersk, Hapag-Lloyd e ZIM e CMA CGM, una delle più grandi società logistiche del mondo, hanno interrotto il transito attraverso lo stretto di Bab el-Mandeb. La sola Maersk rappresenta il 14,8% del commercio globale. Man mano che le grandi aziende smetteranno di utilizzare la regione, la portata della crisi economica in Israele, soprattutto in Occidente, aumenterà gradualmente.

Anche il commercio da 22 miliardi di dollari di Israele con l’Estremo Oriente asiatico è stato interrotto e ha dovuto aggirare il Capo di Buona Speranza. Il percorso di 15.000 km tra Rotterdam e Singapore attraverso il Canale di Suez si è ora esteso a oltre 20.000 km attraverso il Capo di Buona Speranza, e i danni stanno aumentando. Il governo dello Yemen guidato dagli Houthi sta interferendo con l’Occidente, imponendo un embargo commerciale globale e creando una crisi logistica che nessuno è ancora stato in grado di implementare efficacemente.

Il comandante della difesa costiera del governo di salvezza nazionale dello Yemen: «Se vogliamo, affonderemo le navi bersaglio. Se gli israeliani non fermeranno la loro invasione nella Striscia di Gaza, inizierà una terza fase, che sarà molto difficile per gli israeliani».

Il membro del Politburo Houthi Ali al-Kahum ha rilasciato un’intervista al canale Al-Mayadeen, vicino a Hezbollah, e ha sottolineato che «qualsiasi azione ostile contro lo Yemen avrà conseguenze disastrose e un prezzo elevato». Secondo lui, non rinunceranno al loro sostegno ai palestinesi, nonostante le minacce di Stati Uniti, Israele e Occidente. Gli Houthi hanno affermato che continueranno i loro attacchi finché Israele non smetterà di attaccare la Striscia di Gaza.

A partire dal 16 dicembre si parla di lanciare l’operazione Prosperity Guardian entrata in funzione di fatto il 19 dicembre.Il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin ha definito l’operazione: «Una nuova forza di risposta internazionale progettata per contrastare la minaccia Houthi nello Yemen». La discussione sull’operazione Prosperity Guardian è stata avviata da Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Albania, Malta e Giappone. Gli americani in coordinamento con la Gran Bretagna, nel contempo stanno cercando di promuovere una risoluzione del Consiglio di Sicurezza che condanni gli attacchi, ne chieda la cessazione e sottolinei l’importanza delle rotte marittime.

Il 19 dicembre, giorno in cui è entrata inflazione l’operazione, secondo la Reuters, è stato segnalato un tentativo di dirottamento di una nave mercantile a circa 30 km a ovest di Aden, nello Yemen. Non è ancora stato stabilito se nella zona operino gli Houthi o i pirati.

La Prima reazione dello Yemen alla creazione di una nuova coalizione anti-Houthi è stata: “Attraverso la vostra stupidità scoprirete chi è lo Yemen. Lo Yemen dispone di missili balistici a lungo raggio che potrebbero spazzare via il Bahrein in un istante”. Sempre il 19 dicembre il Portavoce Houthi in un’intervista ad Al Jazeera ha detto: «Ogni 12 ore effettuiamo un attacco nel Mar Rosso. La posizione americana non ci fermerà, attaccheremo solo le navi destinate a raggiungere Israele».

Il ministro degli Esteri francese Catherine Colonna ha detto al suo omologo britannico David Cameron che è necessario adottare misure per porre fine agli attacchi Houthi nel Mar Rosso. Nel frattempo il segretario alla Difesa americano Lloyd Austin dichiara ai giornalisti: «Ho parlato con i segretari della difesa e gli alti funzionari di 43 paesi, della NATO e dell’Unione Europea della crescente minaccia che gli Houthi rappresentano per la sicurezza marittima nel Mar Rosso. La comunità internazionale si trova ad affrontare una sfida senza precedenti che richiede un’azione congiunta». 

Gli Houthi nel frattempo hanno cominciato a citare mine marittime nello stretto di Bab el-Mandeb e passando dalle parole ai fatti. On line foto che hanno dimostrato le mine a contatto con il mare di Mersad. Prosperity Guardian rischia di fallire prima ancora di partire difficili reti di ingaggio. Houthi: americani saremo il vostro nuovo Vietnam e Afghanistan.

A dire addio al Mar Rosso è stata anche “la società logistica norvegese Wilhemsen”. L’Autorità marittima norvegese ha alzato il livello di allerta nel Mar Rosso meridionale al massimo livello e ha esortato tutte le navi norvegesi a evitare l’area. Si apprende che a causa delle minacce degli Houthi, 55 navi hanno già cambiato rotta. 

Alle 21:00 del 19 dicembre un alto funzionario dell’amministrazione statunitense ha dichiarato a Politico: 19 paesi hanno firmato per partecipare all’operazione Prosperity Guardian per proteggere le rotte commerciali nel Mar Rosso, ma la maggior parte ha chiesto di non rendere pubblica la propria partecipazione. Un analista militare di Sky News ha detto: «Se l’Occidente vuole riprendere la navigazione nel Mar Rosso, non ha altra scelta: gli Stati Uniti dovranno attaccare l’Iran». 

Bloomberg riferisce che gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione un attacco militare contro gli Houthi nello Yemen, secondo quattro diverse fonti. Secondo la pubblicazione, il Pentagono dovrebbe offrire a Biden una risposta “dura”, riconoscendo che una forza multinazionale nel Mar Rosso non è sufficiente per eliminare la minaccia. È stato inoltre riferito che non è stata ancora presa una decisione su questo problema e Washington resta interessata a risolverlo con metodi diplomatici. In Yemen gli Houti si stanno esercitando per la prontezza al combattimento. È iniziata la mobilitazione popolare di fronte a un possibile intervento della coalizione americana.

Il 20 dicembre arriva la tanto attesa dichiarazione congiunta della NATO, dell’Unione Europea e degli Stati Uniti che condanna la minaccia degli Houthi alla libera navigazione nelle acque circostanti la penisola arabica. Non si pronuncia il Consiglio di Sicurezza ONU. 

Al 21 dicembre Bloomberg, scrive che più di 100 navi portacontainer hanno cambiato rotta e hanno scelto di aggirare il continente africano invece di passare attraverso lo stretto di Bab el-Mandab. COSCO Cina blocca la navigazione via Mar Rosso. 

Il leader Houthi Abdel-Malek al-Houthi dichiara in un messaggio: “Siamo interessati a migliorare le nostre capacità militari per superare le sfide delle nostre operazioni. I paesi che intercettano i nostri missili e droni al servizio del nemico israeliano ci stanno rendendo un servizio che ci avvantaggia. Non staremo a guardare se gli americani aumenteranno la loro partecipazione e attaccheranno il nostro Paese. Bombarderemo le loro navi e i loro interessi. Avvertiamo gli altri paesi di non interferire e di non interferire come gli americani”. 

Anche in Russia la notizia del blocco navale Houthi disturba. “Dopo l’inizio del Nuovo Ordine Mondiale, il transito giornaliero di petrolio da Bab el-Mandeb attraverso il Canale di Suez è più che raddoppiato arrivando a 6,5 ​​milioni di barili. Ora sta rapidamente scendendo al di sotto del livello precedente. Il mercato del petrolio e del gas naturale sta diventando sempre più attivo e la necessità dell’Occidente di approvvigionarsi direttamente di petrolio russo è in aumento. La Russia si rende conto e rivela più chiaramente le sue necessità. La Cina sta dimostrando di aver costruito il progetto One Belt, One Road per un motivo, stabilendo una rotta commerciale sicura lì e via terra con l’aiuto delle sue navi da guerra. Sbagliano coloro che guardano direttamente al problema e dicono che l’Oriente viene danneggiato, ma è l’Oriente sta facendo pagare all’Occidente ciò che ha fatto”.

A chiudere le dichiarazioni le parole del Consiglio politico supremo dello Yemen: “Gli Stati Uniti hanno la piena responsabilità di tutto ciò che risulta dal loro passo ostille. Qualsiasi attacco contro di noi o tentativo di impedirci di compiere il nostro dovere di sostenere il nostro popolo a Gaza incontrerà una risposta scioccante”. Non solo Ansar Allah accusa i paesi arabi di debolezza: “La posizione arabo-islamica nei vertici, soprattutto in Arabia Saudita, è stata debole”. Mentre: “La posizione dell’Asse della Resistenza raggiunge il livello del sostegno militare alla Palestina”. 

“Il nostro popolo si è mosso militarmente nel Mar Rosso, nel Golfo di Aden e nel Mar Arabico per impedire il movimento delle navi israeliane e delle navi legate a Israele. Se l’America vuole combattere la posizione dello Yemen a sostegno della Palestina, dovrà confrontarsi con tutto il popolo yemenita, e l’America si troverà coinvolta in una situazione che per lei è più difficile dell’Afghanistan e del Vietnam, e noi abbiamo la pazienza di affrontare e affrontare qualsiasi aggressione”.

Le compagnie di navigazione stanno ancora navigando intorno al Mar Rosso e attendono i risultati di una missione militare guidata dagli Stati Uniti di cui si sa poco.

L’industria marittima ha subito perdite a causa degli attacchi degli Houthi yemeniti nel Mar Rosso, costringendo molte navi a bypassare le rotte marittime del Canale di Suez, optando per una rotta attraverso l’Africa. Questa rotta aumenta significativamente i costi e i tempi di trasporto, il che aumenta ogni giorno la pressione sul trasporto marittimo internazionale. Questa situazione rischia di degenerare in un’impennata dei prezzi, e con essi dell’inflazione globale e di causare altre difficoltà economiche. Contro la pirateria marittima è stata formata una coalizione che comprende 39 paesi e ha sede in Bahrein. Allo stesso tempo, i vettori marittimi rimproverano la mancanza di specificità, che non dà fiducia nella sicurezza.

Antonio Albanese e Graziella Giangiulio

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