
A partire dal 5 gennaio nella social sfera afferente a Israele ma ancien quella di Hamas si è cominciato a parlare di ottimismo sui successi di un possibile scambio dei prigionieri.
Gershon Baskin, uno dei mediatori dell’accordo Shalit ha specificato che: “Non ci sarà alcuna situazione in cui Hamas si arrenderà: la cosa più importante ora è prendere una decisione israeliana di restituire tutti i prigionieri in una volta”.
I canali Al Arabiya e Al Hadath dell’Arabia Saudita hanno citato un membro della delegazione israeliana a Doha secondo cui il capo del Mossad Didi Barnea è a Doha per discutere i dettagli dell’accordo di scambio e che sono state trovate soluzioni per le restanti questioni controverse, che sono in attesa di approvazione dal livello politico. Sempre Al-Hadath riferisce che: “L’accordo proposto include la consegna del potere a Gaza a un’autorità palestinese”. “I paesi arabi e occidentali gestiranno la Striscia di Gaza con gruppi palestinesi”.
Al Arabiya riferisce che forze internazionali saranno schierate a Gaza. Washington sponsorizzerà l’attuazione dell’accordo di Gaza con tutte le sue disposizioni. Reuters, afferma che secondo un funzionario di Hamas 34 prigionieri sono nella lista rilasciata da Israele per lo scambio in un accordo di cessate il fuoco. Ha anche precisato che: “Hamas non vede una risposta da parte di Israele riguardo al ritiro da Gaza o all’accordo di cessate il fuoco”.
L’esercito israeliano nell’annunciare di volere ancora 30 giorni prima di lasciare il Libano ha dichiarato: “Non permetteremo a Hezbollah di armarsi di nuovo, di sviluppare le sue capacità o di minacciare la sicurezza di Israele”. Il capo del comitato di vigilanza, il generale americano Jasper Jeffers III , ha informato gli interessati che “Israele” si ritirerà prima o poi, ma secondo gli accordi a cui sarà soggetta la regione di confine in cooperazione tra l’UNIFIL e l’esercito libanese fonte Al-Akhbar.
Il 6 gennaio le forze israeliane hanno arrestato un certo numero di agricoltori e pastori libanesi e siriani, tra cui una ragazza, mentre stavano lavorando nella pianura di Majidiyeh, nel Libano meridionale, e li hanno portati entro i confini gestiti da Israele. Tra questi ci sarebbe un militare dell’esercito libanese. I 10 siriani sarebbero stati rilasciati. Mentre i libanesi restano in stato di arresto.
Il Pentagono ha diffuso il filmato dei missili da crociera Tomahawk lanciati dalle navi del gruppo d’attacco della portaerei Harry S. Truman contro obiettivi Houthi nello Yemen. Mentre il 5 gennaio le forze di difesa israeliane confermano che un missile balistico lanciato contro Israele dallo Yemen è stato intercettato con successo dalle difese aeree e abbattuto prima di oltrepassare i confini del paese.
Durante l’incidente sono state udite delle sirene nella città di Talmay Elazar, vicino a Hadera. L’IDF afferma che le sirene sono state attivate lì “in conformità con il protocollo”. A differenza dei precedenti attacchi Houthi, le sirene non hanno suonato su vaste aree del Paese, poiché in questo caso i frammenti dell’intercettazione non avrebbero colpito Israele. Tutto questo mentre a Sanaa si tenevano manifestazioni pro Gaza.
Nel pomeriggio del 5 gennaio nuovo attacco missilistico dallo Yemen verso Israele. In un dichiarazione Ansarallah ha rivendicato un attacco con Palestine 2 contro la centrale elettrica a sud di Haifa, “Orot Rabin”. Il sei gennaio gli Houthi tramite comunicato stampa fanno sapere di aver smantellato una rete di spie “addestrata da ufficiali dell’intelligence britannica”. Secondo gli Houthi: “La missione della rete di spie è quella di posizionare dispositivi GPS in alcuni veicoli e obiettivi”. Gli uomini sarebbero stati arruolati ad Aden dai sauditi e poi addestrati.
Ed ora uno sguardo ai fronti aperti da Israele aggiornato alle ore 15:30 del 7 gennaio.
In Siria due israeliani, residenti a Tamra e Buqueta, sono stati arrestati dall’esercito dopo essere entrati in territorio siriano a bordo di un’auto. Sono stati mandati alla polizia per essere interrogati. Attraversare il confine con Libano e Siria è proibito dalla legge israeliana, punibile fino a quattro anni di prigione.
Una fonte locale nel sud della Siria: “Le forze israeliane stanno costruendo torri di osservazione e di spionaggio sulle pendici del Monte Hermon nell’area prospiciente il territorio libanese”.
Secondo fonti del giornale del Kuwait Al-Jarida: “Israele” vuole prolungare di un altro mese l’accordo di cessate il fuoco in Libano. Secondo l’inviato Usa Hockstein questo è dovuto al fatto che c’è una l’incapacità dell’esercito libanese di inviare 10.000 soldati nel Litani meridionale e quindi il comitato di monitoraggio si muoverà per svuotare il Litani meridionale dalle armi e proporrà di estendere l’accordo per altri 60 giorni.
Tra il 4 e il 6 gennaio le forze meccanizzate israeliane, rinforzate dai carri armati Merkava e da un bulldozer, sono avanzate da Maroun al-Ras alla periferia di Bint Jbeil, nel Libano meridionale
Il cinque gennaio attacchi israeliani registrati a Taybeh, le forze israeliane hanno chiuso le strade che vi conducono con barriere di terra. Le IDF hanno aperto una breccia nella recinzione dell’insediamento “Al-Matula” e hanno costruito una strada verso la pianura di Khiam. Operazione di bombardamento israeliano alla periferia della città di Aitaroun. Bombardate anche le aree tra Al-Dhahaira e Tayr Harfa. Uditi spari di mitragliatrici da parte israeliana a Mays al-Jabal.
Il 6 gennaio le IDF hanno bombardato Naqoura. Sempre il 6 gennaio veicoli dell’esercito libanese sono arrivati nella zona di Amiriya, a sud di Tiro. L’IDF fa sapere che l’esercito israeliano si è ritirato dal settore occidentale nel Libano meridionale in preparazione dello spiegamento dell’esercito libanese.
Nella giornata del 7 gennaio l’esercito libanese e i veicoli UNIFIL si sono diretti a Naqoura, entrando nella città dopo essersi radunati nell’area di Al-Hamra ad Al-Biyada. Un bulldozer militare è stato visto nel convoglio. Un’unità della Quinta Brigata si è posizionata presso la posizione dell’esercito libanese all’ingresso principale di Naqoura, di fronte al quartier generale UNIFIL.
A partire dal 3 gennaio sono ripresi gli scontri tra i soldati dell’esercito libanese e il nuovo stato siriano nell’area vicino a Baalbek. Il sette gennaio l’esercito libanese ha inviato rinforzi militari per gli scontri al confine tra Libano e Siria. Una telefonata tra Mikati e Al-Sharaa (nuovo leader siriano) è avvenuta sotto la sponsorizzazione turca in seguito ai recenti sviluppi sui confini tra i due paesi.
Incidente di sicurezza a Gerusalemme il 5 gennaio il corrispondente militare Doron Kadosh ha riferito di sospetta infiltrazione nel quartier generale del Comando Centrale a Gerusalemme: un certo numero di Palestinesi senza permesso hanno attraversato il muro esterno della base situata nel quartiere Shuafat, a est della città. Secondo i primi resoconti, circa 7 di loro sono stati avvistati, 2 sono stati arrestati e le forze della polizia di frontiera stanno setacciando la zona per cercare gli altri.
Il comandante del comando, Avi Blot, secondo la stampa israeliana deve rispondere “del perché la maggior parte dei soldati del quartier generale si siano nascosti nelle stanze invece di uscire e cercare di respingere gli aggressori”. “E perché ha chiamato le guardie di frontiera (MAGAF) per occuparsi dell’incidente invece di porvi fine lui stesso”.
Le sirene tra il 6 e il 7 gennaio hanno suonano a Sderot e nei suoi dintorni nella Striscia di Gaza. I missili sono stati lanciati dalla Striscia di Gaza, Beit Hanoun verso Sderot, ma solo un missile è stato intercettato. Un incidente della sicurezza a Kedumim, ha portato alla morte di 3 israeliani e al ferimento di altri 9.
Mentre i negoziati sono in corso a Gaza continuano gli scontri: la Brigata Kfir si è ritirata il 5 notte dalla Striscia di Gaza, dopo due mesi continui di combattimenti nel nord della Striscia, a Jabalia, Beit Lahia e Beit Hanoun. Negli ultimi due mesi, la Brigata Kfir ha perso 13 soldati caduti durante gli scontri nel nord della Striscia di Gaza. Tra il 5 e il 7 gennaio si registrano feriti tra i militari israeliani.
Tra i siti dove ancora si combatte nel campo di Jabalia, a nord della Striscia di Gaza, e ancora vicino alla clinica Sheikh Radwan, a nord di Gaza City. Le Saraya Al Quds e i combattenti delle Brigate Al-Qassam si sono scontrati con una forza di fanteria israeliana di 10 soldati con armi e granate a mano, uccidendoli e ferendoli.
Feriti tra i palestinesi registrati a seguito di bombardamento dell’aviazione israeliana del villaggio di Al-Masdar, nella Striscia di Gaza centrale. Una fabbrica sotterranea di armi di Hamas nel centro della Striscia di Gaza è stata distrutta dalle truppe israeliane.
Aerei da guerra israeliani hanno lanciato diversi raid e attacchi i droni a est di Khan Yunis, a sud della Striscia di Gaza e ancora attacchi israeliani registrati al campo di Nuseirat nella Striscia di Gaza centrale. Circa 40 i feriti.
Numerosi gli attacchi israeliani in Cisgiordania. Presenza dei veicoli israeliani a cui ha fatto seguito un assalto a Khallet al-Amoud; presa d’assalto la città di Sebastia, a nord-ovest di Nablus. Le Brigate Al-Aqsa – Brigata Al-Amoudi hanno risposto al fuoco.
L’Autorità palestinese con l’aiuto israeliano sta ancora cercando di domare gli scontri nel campo profughi di Jenin. Gli scontri sono ancora in corso. Assalto israeliano a est di Qalqilya a cui hanno risposto le milizie morti e feriti da ambo le parti. Secondo bin Ghafir:”Coloro che cercano di porre fine alla guerra a Gaza avranno una guerra in Cisgiordania”. Il Ministro israeliano dell’Energia: “Jenin e Nablus devono essere trattate come Shujaiya e Beit Hanoun”.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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