LIBANO. Crescono i matrimoni forzati per le minorenni tra i profughi siriani

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Un numero crescente di famiglie ha detto di voler far sposare le figlie all’età di 13 o 14 anni nella Valle di Beqaa in Libano, stante la perdurante crisi. Negli ultimi mesi, gruppi di attivisti – per lo più donne e ragazze, e la maggior parte di loro rifugiati siriani – hanno bussato alle porte per affrontare il crescente problema che è stato ampiamente oscurato dalle crisi più drammatiche che sono scoppiate nel Paese nell’ultimo anno, riporta Al Arabiya.

Poiché la situazione economica del Libano, e per estensione quella dei rifugiati che vivono nel Paese, è diventata più disperata, un numero crescente di famiglie è disposto a sposare le proprie figlie adolescenti in cambio della stabilità economica.

Il matrimonio infantile «era presente prima, ma non a questo livello», ha detto Fatima Aleter, rifugiata siriana e una delle leader volontarie della campagna dell’Ong Women Now per cambiare la percezione del matrimonio infantile nella comunità: «Prima c’era stato il matrimonio infantile, ma all’ombra della guerra e dello sfollamento e del diventare rifugiati, e delle dure circostanze economiche e sociali… la percentuale è in aumento, soprattutto tra i rifugiati siriani».

Una valutazione delle condizioni di vita dei rifugiati siriani in Libano condotta all’inizio del 2019 ha rilevato che il 27% delle ragazze intervistate di età compresa tra i 15 e i 19 anni era sposata. Il sondaggio ha preceduto la crisi economica iniziata nell’ottobre 2019 e si è aggravata notevolmente nel 2020. I rifugiati hanno detto che la pressione sulle famiglie per far sposare le loro figlie è aumentata.

Quando i volontari di Women Now visitano le famiglie che stanno pensando di far sposare le loro figlie adolescenti, si scopre che il motivo principale è la situazione economica.

È una storia comune sentire che le ragazze sposate giovani tornano spesso in famiglia dopo il fallimento del matrimonio, a volte con un figlio, rendendo ancora più pesante il peso economico che i loro genitori cercavano di alleviare.

Le attiviste libanesi per i diritti delle donne si battono da anni per un’età minima nazionale di 18 anni per il matrimonio. Attualmente, l’età del matrimonio, come per la maggior parte delle questioni di diritto di famiglia, è stabilita dai tribunali religiosi, il che significa che tutte le sette religiose riconosciute del Paese, stabiliscono l’età minima per il matrimonio, quasi tutte sotto i 18 anni.

Anche se la campagna, lanciata per la prima volta alla fine dell’anno scorso, si è interrotta a causa della pandemia e delle relative misure di blocco in primavera, negli ultimi mesi ha ripreso vigore.

Nel corso di una cerimonia nella Valle di Beqaa, all’inizio di questo mese, i volontari hanno celebrato i suoi risultati, tra cui il fatto che più di 1.800 famiglie hanno firmato l’impegno a non sposare le loro figlie prima dei 18 anni. Nei campi profughi della Beqaa, i residenti hanno detto di aver cambiato idea a causa delle discussioni con i volontari di Women Now.

Graziella Giangiulio