L’ex ministro della Difesa israeliano, Yoav Gallant, che ha guidato la guerra in Libano, ha rilasciato delle dichiarazioni a seguito del dono di Benjamin Netanyahua a Donald Trump, il cercapersone d’oro ed è tornato a parlare dell’operazione beeper: “I preparativi per l’operazione cercapersone sono iniziati anni fa, ed era pronta per essere eseguita l’11 ottobre, ma Netanyahu ha detto di no.
“Quel giorno, c’erano migliaia di cercapersone nelle mani dei membri del partito. Se l’operazione fosse stata eseguita in quella data, il numero di omicidi sarebbe stato di migliaia. L’obiettivo era di colpire 20-25 mila membri di Hezbollah facendo esplodere i dispositivi ‘ICom V8’”.
“A causa del ritardo di Netanyahu, è stata persa una grande opportunità che sarebbe stata maggiore rispetto al cercapersone. Far esplodere i cercapersone è stato un “evento marginale” rispetto ai dispositivi di comunicazione radio con trappole esplosive in i magazzini, che avrebbero eliminato l’intera forza combattente del partito”
Fonti di Hezbollah hanno risposto via social che le radio erano sì con esplosivi ma la maggior parte era in deposito o spenta. “La maggior parte di questi dispositivi si trovava nei magazzini e non sono stati causati danni significativi”. Sempre secondo tali fonti, “Hezbollah non consegna comunque una radio a tutti. Al massimo 2 per gruppo”. Prima della guerra, Hezbollah ha dato equipaggiamento a decine di migliaia di riserve, e questo include le radio, di cui quelle giapponesi V-8 che sono esplose e che erano accese. “Il numero di quelle esplose è molto inferiore dei cercapersone ma chiunque fosse al chiuso è stato ucciso a causa delle dimensioni degli esplosivi”.
Ma i piani di Israele non sono finiti, soprattutto ora che Trump ha promosso il piano di ricostruzione di Gaza deportando i palestinesi, alleati o comunque non ostili ad Hamas in: Spagna, Norvegia, Irlanda, Arabia Saudita, Egitto e Giordania, solo per dirne alcuni. Infine c’è l’annessione di Samaria e Giudea, una volta Cisgiordania. Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha affermato che Spagna, Irlanda, Norvegia e altri paesi sono “legalmente obbligati” ad accogliere i rifugiati palestinesi sfollati. Riconoscendo la Palestina come stato. Il ministro della Difesa Katz ha convocato l’intero vertice dell’apparato di sicurezza israeliano per discutere il piano per consentire ai residenti di Gaza di andarsene volontariamente.
Ma a quanto pare in Israele ci sarebbe stata una serie di discussioni all’interno dell’IDF in seguito al “Piano Trump”, durante le quali il capo dei servizi segreti militari, Shlomi Binder, ha avvertito che il piano potrebbe portare a un’escalation immediata in Giudea e Samaria, con un avvertimento particolare sul mese di Ramadan, che inizia alla fine di febbraio. Insieme a questo avvertimento, la valutazione prevalente dell’IDF presentata ai vertici politici è che il piano è fattibile, ma non è ancora chiaro fino a che punto. Di conseguenza, il ministro della Difesa ha incaricato il Capo di Stato Maggiore generale di riprendere il capo dell’intelligence militare per le sue dichiarazioni.
Per Israele il piano di sfollare i palestinesi comunque non è affatto nuovo. Alcuni media arabi hanno riportato un articolo datato 1969 della testata Al-Dustor in cui si legge: “Lo svuotamento della striscia di Gaza è iniziato: appelli urgenti da parte dei leader arabi per fermare il piano israeliano contro 300.000 cittadini arabi”. In riferimento al tentativo israeliano di ripulire etnicamente la striscia di Gaza di allora, esisteva un piano per spostare 300.000 palestinesi in Paraguay.
La Voce di Newyork in un articolo del 16 dicembre 2023 scrisse un articolo in merito al piano Paraguay di Israele nell’articolo si legge: “Secondo i verbali di una riunione di gabinetto del 1969 scoperta pochi anni fa dal giornalista Eran Cicurel, l’allora primo Ministro Golda Meir (ucraina naturalizzata israeliana) disse ai presenti: “Dobbiamo prendere una decisione, ed è molto importante che tutti siano d’accordo su di essa”. L’allora capo del Mossad Zvi Zamir prese la parola per spiegare che il Paraguay sarebbe stato disposto ad accettare “60.000 arabi musulmani che non sono comunisti, secondo la loro definizione”. Allora gli occupanti della striscia erano circa 600 mila, circa un quarto di quelli attuali. L’idea israeliana era di invitarli tutti ad andare altrove.”
E ancora si legge: “Secondo il protocollo del 1969, Israele avrebbe sostenuto le spese di viaggio dei palestinesi diretti in Paraguay e avrebbe dato a ogni persona 100 (cento) dollari. Altre trentatré (33) dollari a persona dovevano andare al governo del Paraguay. Al momento della firma dell’accordo, Israele avrebbe pagato 350.000 dollari per coprire i costi di 10.000 emigrati. Stroessner accettò di concedere ai 60.000 palestinesi lo status di residenza immediatamente all’arrivo e la cittadinanza entro cinque anni. L’intero importo che Israele doveva pagare era di 33 milioni di dollari.” l piano fu un fallimento e solo trenta palestinesi si trasferirono in Paraguay. Nel 1970, due di loro spararono e uccisero Edna Peer, che lavorava all’ambasciata israeliana ad Asuncion. Morì con lei anche l’accordo, ma non l’idea di trasferimento.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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