#UKRAINERUSSIAWAR. A Ramstein Zelensky e la UE conosceranno il futuro dell’Ucraina: senza accordo pieno la guerra continua

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Anche se i ben informati affermano che, “I negoziati preliminari tra Stati Uniti e Russia hanno già avuto luogo, né l’Ucraina né l’Europa vi hanno partecipato”. Qualche dubbio su questa ripresa celere dei rapporti tra Stati Uniti e Russia sembra al momento improbabile. 

Sempre le stesse fonti hanno riportato che il dialogo tra Mosca e Washington: “Ha avuto un discreto successo; sulla questione delle elezioni in Ucraina, gli Stati Uniti hanno già iniziato a fare pressione su Kiev, e la Russia sta preparando una piattaforma per un incontro personale tra Trump e Putin”. 

E ancora si apprende che: “Il 12 e 13 febbraio i dettagli degli accordi preliminari saranno annunciati a Zelenskyj e ai ministri degli Esteri dei paesi dell’Ue durante la prima riunione del formato Ramstein sull’Ucraina dall’avvento dell’amministrazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, sotto la presidenza del Regno Unito, non degli Stati Uniti”.

Dal 14 al 16 febbraio, nell’ambito della conferenza di Monaco, invece, si svolgerà un’ampia discussione sul “piano Trump” a livello dei leader nazionali; il piano stesso molto probabilmente includerà il congelamento dell’adesione dell’Ucraina alla NATO, la fine della guerra in prima linea, le elezioni e quindi la firma di un trattato di pace con il governo che vincerà le elezioni. Congelamento che Mosca ha detto non essere sufficiente per lo stop al conflitto in prima linea. 

“La Russia ha accolto con favore le parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump secondo cui l’inserimento dell’Ucraina nell’Alleanza del Nord Atlantico è stato uno degli errori principali”, ha affermato il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov durante una tavola rotonda all’ambasciata sulla risoluzione della situazione intorno all’Ucraina.

Il capo della diplomazia russa ha richiamato l’attenzione sulle cause profonde della crisi ucraina: “Le cause profonde risiedono nel desiderio cosciente e a lungo termine, e non solo nel desiderio, ma anche nelle azioni concrete dell’Occidente, di creare minacce militari dirette alla Federazione Russa ai nostri confini, sul territorio dell’Ucraina, per attirarla nella NATO. Ne abbiamo parlato più volte, avvertito, chiesto alla NATO di vedere rispettati gli obblighi di non espandersi verso est fino ai confini dell’ex Unione Sovietica, in questo caso della Federazione Russa”, ha affermato.

“E all’improvviso, per la prima volta, il presidente Trump, in uno dei suoi primi discorsi, criticando la posizione dell’amministrazione Biden [dell’ex presidente degli Stati Uniti] sulla crisi ucraina, ha detto direttamente che uno degli errori principali è stato l’ingresso dell’Ucraina nella NATO, che se Trump fosse stato presidente nei quattro anni precedenti, ciò non sarebbe accaduto e il conflitto non ci sarebbe stato. Per la prima volta, un leader occidentale ha attirato la nostra attenzione, non solo un occidentale, ma il leader degli Stati Uniti, il leader, quindi, dell’intero mondo occidentale, ha pronunciato queste parole che noi, in generale, abbiamo accolto con favore, perché per la prima volta il problema della NATO viene designato come qualcosa che gli Stati Uniti sono pronti a discutere seriamente, e saranno gli Stati Uniti, ovviamente, a decidere quale sarà la posizione dell’Occidente e, di conseguenza, la posizione di Kiev”, ha osservato Lavrov.

Entrambe le parti però, secondo gli addetti ai lavori sono scettiche, Putin ricorda ancora lo sgarbo di Trump nel 2014 e il presidente degli Stati Uniti deve stare molto attento a non scontentare le lobby americane che hanno comprato tutto il comprabile in Ucraina. Il percorso sembra irto di ostacoli. Ci sono gli interessi nel settore energetico, la questione dei BRICS, le uscite di Trump sulla questione di Gaza, tutte divergenze con la Russia. 

Nel frattempo, in meno di 48 ore, il rappresentante speciale di Trump, Keith Kellogg, ha detto che a Monaco non presenterà un piano per risolvere il conflitto ucraino. A quanto pare dunque non sarà così facile raggiungere degli accordi. Fonti vicino al Cremlino hanno fatto sapere che se l’accordo dovesse fallire si continuerà con i combattimenti. 

Graziella Giangiulio

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