IRAQ. Uno stato senza presidenti

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L’Iraq sta vivendo una delle crisi politiche-sociali ed economiche più importanti degli ultimi anni. Pur essendo andata alle urne l’ottobre scorso, attualmente non ha ancora nominato il Presidente della Repubblica, in quota curda. E non è riuscita a nominare un primo ministro, in quota sciita, quindi non ha un nuovo governo. Mentre i sunniti hanno rieletto alla presidenza della Camera dei Rappresentanti Mohammed al Habousi.

C’è di più. nella giornata dell’11 agosto si sono fatte molto insistenti le richieste di Moqtada al Sadr e del suo movimento di ritornare alle urne sciogliendo di fatto il parlamento. Lo scorso anno, alla chiusura delle urne, dove l’unico dato eclatante è stato lo scarso numero dei votanti, al Sadr deteneva circa il 33% dei voti: moltissimi ma non sufficienti per proporre da solo un nome per il primo Ministro. Lo stallo politico è in corso da allora.

Nel frattempo è nato il Quadro di Coordinamento che riunisce tutte le forze politiche sciite, molte delle quali vicine all’Iran, con un ruolo, fino a qualche giorno fa dominante, di Nouri al Maliki, un capo di stato che passerà alla storia per aver abbandonato Mosul a ISIS. Visto che ordinò all’esercito di lasciare la città durante l’offensiva del gruppo terroristico. Il resto è cronaca.

A peggiorare la situazione durante le scorse due settimane sono state pubblicate da un blogger iracheno, degli audio di Nouri al Maliki, che parlava male di tutti i suoi alleati politici, di Mohammed al Habousi e dei sunniti, dei curdi e in particolare modo ha screditato Moqtada al Sadr e in uno degli audio si è arrivati a parlare di “sparizione” di al Sadr. Al Maliki ha detto che i file audio sono contraffatti. Ma oramai nessuno gli crede.

Questo ovviamente ha fatto precipitare le cose. Il Movimento di al Sadr ha indetto e svolto manifestazioni di piazza e ha preso d’assalto il parlamento. Gli occupanti del movimento hanno lasciato l’aula solo il quattro agosto. Secondo i loro slogan, nessun uomo politico è degno di rappresentarli al governo e quindi è meglio tornare a votare. Un analista politico vicino al movimento sadrista, Manaf al-Moussawi, ha affermato che il sit-in dei sostenitori del movimento sadrista davanti alla Camera dei Rappresentanti proseguirà a lungo fino alle richieste annunciate dal leader del movimento Muqtada al-Sadr sono raggiunti.

Siglato un accordo per dire no a un secondo mandato per Mustafa al Kazemi, Primo Ministro uscente, tra milizie filo iraniane e rappresentanti politici, tra le forze del Quadro di coordinamento, sono nate nuove dispute intorno al nome di Nouri al Maliki. Fonti politiche hanno informato che molti membri del Quadro di Coordinamento sono convinti di voler rimuovere Nuri al Maliki dalle cariche politiche per cercare di raggiungere un accordo con Muqtada al Sadr per la formazione del nuovo Governo iracheno. Altri invece, sostengono che il Quadro di coordinamento cercherà di dare vita a un governo senza al Sadr, pronti a sostenere Muhammad Shia Al-Sudani alla carica di Primo Ministro bocciato dal movimento sadristra.

Come se non bastasse in questo caos, è stato chiesto l’intervento della Corte Federale, che potrebbe prendere la decisone di indire nuove elezioni. Chiaramente il Quadro di Coordinamento non intende appoggiare una tale decisione. Secondo fonti di stampa irachene il Quadro di Coordinamento sarebbe disposto ad accettare un compromesso con il Movimento Sadrista piuttosto che accettare nuove elezioni in Iraq con il rischio dello scoppio di una guerra civile. Moqtada al Sadr ha affermato che è disposto a rinunciare alla sua partecipazione al nuovo Governo a patto che Nuri al Maliki abbandoni per sempre la scena politica. Secondo fonti di stampa questa sembra essere la condizione principale per risolvere il blocco politico ed avviare la formazione del Governo iracheno. Il leader del Quadro di Coordinamento, Ali Al-Fatlawi, ha affermato che è possibile che la Corte Federale prenda una decisione in merito alla questione di indire nuove elezioni a breve.

L’altra patata bollente che passa da una mano curda all’altra è la nomina del presidente della Repubblica. Nomina che deve precedere quella del Primo Ministro, perché è il presidente della Repubblica che deve nominare su suggerimento dei partiti il Primo Ministro.

Sono continui, Infatti, gli scontri verbali tra il Partito Democratico del Kurdistan e l’Unione Patriottica del Kurdistan. Un membro dell’ufficio politico dell’Unione Patriottica del Kurdistan, Saad Beera, ha rivelato che i recenti sviluppi in Iraq hanno cambiato il corso dei colloqui tra i due principali partiti curdi, Beera ha detto all’agenzia di stampa Shafaq che i colloqui tra il PUK e il Partito Democratico del Kurdistan (KDP) si sono concentrati sulla scelta di un candidato presidenziale consensuale. Tuttavia, i recenti eventi hanno reso prioritaria la discussione dell’attuale situazione irachena, il membro del PUK ha commentato l’opzione delle elezioni anticipate, affermando che essa comporta notevoli risorse finanziarie, in un momento in cui la situazione economica si sta deteriorando e il popolo iracheno ha un disperato bisogno di lavoro e di fonti di reddito. Fonti di stampa hanno affermato che sono state organizzate molte manifestazioni nella Regione del Kurdistan per protestare contro le difficili condizioni di vita. E nonostante questo il nome comune non emerge e il paese rischia di scivolare in una deriva da cui sarà difficile uscire.

Graziella Giangiulio e Matteo Angelucci