
Sotto le crescenti pressioni degli Stati Uniti, che minacciano un inasprimento della guerra economica, Teheran ha avviato una serie di nuovi colloqui con Baghdad con l’obiettivo di coordinare le politiche economiche e bancarie per mitigare un’eventuale escalation.
“L’era del dominio americano sul mondo è finita”, ha dichiarato Mohammad Baqer Qalibaf, Presidente del Parlamento iraniano, durante la sua recente visita in Iraq che aveva come obiettivo prioritario quello di sbloccare i fondi iraniani congelati in Iraq e, al contempo incrementare il flusso di merci e il volume investimenti.
Alcuni dati mostrano chiaramente le difficoltà economiche che i due Paesi stanno attraversando. Mercoledì 26 agosto 2026, il dollaro statunitense ha mantenuto il suo massimo storico contro il toman iraniano, attestandosi a un dollaro per 201.500 toman, a seguito delle notizie su una possibile chiusura dei confini terrestri e aerei tra Iran e Iraq. Nel primo trimestre del 2026, le importazioni irachene dall’Iran sono diminuite di quasi il 55% su base annua, passando da 5,1 miliardi di dollari a 2,3 miliardi di dollari, secondo i dati dell’Amministrazione doganale della Repubblica islamica dell’Iran (IRICA). Inoltre, quando l’Iran ha di fatto chiuso lo Stretto di Hormuz alla fine di febbraio, l’Iraq è diventato una delle economie più esposte al mondo. Il Paese faceva transitare circa il 95% delle sue esportazioni di petrolio attraverso questo chokepoint e, a differenza dei suoi vicini del Golfo, non dispone di alternative significative come un oleodotto nel Mediterraneo, uno sbocco sul Mar Rosso o un corridoio terrestre in grado di assorbire volumi industriali. L’Iraq finanzia circa il 90% del suo bilancio federale con le entrate petrolifere, una dipendenza da tempo identificata dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale come la principale vulnerabilità strutturale del Paese.
I recenti viaggi in Iraq del Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Qalibaf, e del Governatore della Banca Centrale, Abdolnasser Hemmati, hanno prodotto importanti e positivi sviluppi. Qalibaf, ha chiesto la creazione di una “chiara tabella di marcia” per espandere gli scambi commerciali con l’Iraq e ridurre la dipendenza dal dollaro statunitense, utilizzando le valute nazionali abbandonando il dollaro nelle transazioni bilaterali. Intervenendo a un incontro tra rappresentanti del mondo imprenditoriale iraniano e iracheno presso l’ambasciata iraniana a Baghdad, Qalibaf ha descritto alcuni ostacoli che il settore privato di entrambi i Paesi si trovano ad affrontare come profondamente radicati, rivelando l’intenzione di organizzare un incontro più ampio a Teheran con i funzionari della Camera di Commercio iraniana per affrontarli sulla base di un elenco concreto di priorità. In merito agli scambi commerciali bilaterali, Qalibaf, ha sostenuto che i due Paesi dovrebbero abbandonare il dollaro statunitense a favore delle proprie valute nazionali. Ha inoltre indicato l’accesso marittimo e le risorse umane qualificate nelle regioni di confine tra Iran e Iraq come risorse che potrebbero essere sfruttate al meglio. Inoltre, il governatore della Banca Centrale iraniana ha dichiarato, dopo un incontro con la sua controparte e con il Primo Ministro iracheni, che gli ostacoli alle transazioni bancarie tra Iran e Iraq sono stati rimossi e Teheran prevede di poter accedere ai fondi detenuti in Iraq entro poche settimane, ha dichiarato, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa iraniana Mehr. Un risultato fondamentale della sua recente visita a Baghdad, ha aggiunto Hemmati, è stato l’accordo raggiunto dal Primo Ministro iracheno Ali al Zaidi per l’emissione di garanzie a favore di appaltatori iraniani, supportate da attività iraniane detenute in banche irachene, con l’emissione di decreti esecutivi a tal fine. Si stima che l’Iran detenga in Iraq tra i 10 e gli 11 miliardi di dollari in fondi e crediti energetici, principalmente pagamenti per gas ed elettricità che Baghdad deposita in conti vincolati a causa delle sanzioni statunitensi che limitano i trasferimenti in dollari ed euro verso istituzioni iraniane. Hemmati ha aggiunto che l’attuazione del memorandum d’intesa tra Iran e Stati Uniti sullo sblocco dei beni dipende dall’approvazione della leadership iraniana e che il governo e il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale, il massimo organo di sicurezza iraniano, insistono sul fatto che le decisioni economiche si basano sull’interesse nazionale e richiedono tale approvazione.
L’Iraq, tuttavia, resta fortemente legato al dollaro americano: oltre il 90% delle sue entrate statali proviene dal petrolio, ma i ricavi sono gestiti dalla Federal Reserve, che spedisce mensilmente contanti alla Banca Centrale irachena. Questo sistema garantisce a Washington un controllo geopolitico assoluto su Baghdad. Gli Stati Uniti hanno sfruttato tale leva sia nelle prime fasi del conflitto in Medio Oriente sia durante le trattative per il nuovo Primo Ministro, bloccando l’invio di dollari per esercitare pressioni politiche. Nel frattempo, un accordo è stato raggiunto per far transitare le petroliere che battono bandiera irachena attraverso Hormuz.
Sfruttando la contiguità geografica e culturale, l’Iran punta a ricondurre Baghdad sotto la propria sfera d’influenza. I colloqui diplomatici delle ultime due settimane hanno assunto anche una forte carica simbolica: durante una visita ai feriti delle Forze di Mobilitazione Popolare, colpiti da un raid congiunto saudita-americano, il Presidente del Parlamento Mohammad Bagher Qalibaf ha rievocato la comune lotta al Daesh e il sacrificio dei “martiri” Qasem Soleimani e Abu Mahdi al Muhandis.
Leonardo Fabrizio
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