INTERNET. Occorre creare un fondo unico tra Stati per posa e manutenzione dei cavi sottomarini 

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La vulnerabilità dei cavi sottomarini nell’Asia orientale sta ricevendo risposte proposte inadeguate da Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti.

Occorrerebbe una strategia più collaborativa per garantire che i cavi sottomarini possano resistere alle minacce emergenti. Queste quattro nazioni, profondamente interconnesse sia tecnologicamente che economicamente, potrebbero modellare un approccio comune, riporta AT.

I cavi sottomarini trasportano quasi tutti i dati transoceanici, infrastruttura vitale in particolare per i paesi che hanno investito molto nell’intelligenza artificiale. Ma tutti gli investimenti nell’intelligenza artificiale non saranno di grande utilità senza cavi sottomarini resilienti.

Il ruolo critico delle infrastrutture sottomarine trasforma le vulnerabilità in un rischio esistenziale. Tre tendenze hanno spinto Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti ad aggiornare le proprie leggi per affrontare le vulnerabilità dei sistemi di cavi sottomarini.

La prima è la manutenzione differita, che è diventata una questione critica. TeleGeography stima che 15 officine di riparazione cavi dovranno essere sostituite entro il 2040 per mantenere le attuali tempistiche di riparazione e che saranno necessarie altre cinque navi per gestire il previsto aumento delle rotture dei cavi in ​​tutta l’Asia.

Queste imbarcazioni sono costose e anche se costruite immediatamente, gli esperti prevedono una carenza di lavoratori con le competenze e l’interesse per gestirle.

C’è anche una crescente necessità di nuovi cavi, in particolare nel Pacifico nord-occidentale e nord-orientale. Le quattro nazioni devono essere pronte a investire massicciamente sia nella posa dei cavi che nelle future riparazioni. La posa di un nuovo cavo costa circa 30.000-50.000 dollari al chilometro, mentre le riparazioni spesso vanno da 1 a 3 milioni di dollari. Queste cifre spiegano perché gli sforzi per la posa dei cavi siano guidate dalle Big Tech, dotate delle risorse per ingenti investimenti. Tuttavia, saranno necessari ulteriori finanziamenti per aggiornare e mettere in sicurezza il sistema di cavi sottomarini per i decenni a venire.

La seconda tendenza è l’aumento del rischio di sabotaggio. Cina e Russia hanno apertamente investito in tecnologie sottomarine progettate per identificare, localizzare e rompere i cavi.

La terza tendenza è la crescente importanza del sistema di cavi sottomarini, poiché una parte sempre maggiore della vita economica, politica e culturale della regione dipenderà dalle infrastrutture di intelligenza artificiale.

Le risposte politiche di Taiwan, Giappone, Corea del Sud e Stati Uniti non riescono ad affrontare le pressioni cumulative create da queste tendenze. Secondo la University of Texas School of Law, le quattro nazioni dovrebbero rispondere creando un Fondo per la Resilienza dei Cavi in ​​grado di finanziare rapidamente nuovi cavi, navi di riparazione e ricerca di base sulla tecnologia sottomarina.

Il Fondo si limiterebbe a raccogliere tutte le tariffe già previste e a riunire i proventi tra le quattro nazioni. Ogni operatore contribuirebbe annualmente a sostenere la manutenzione ordinaria, le nuove costruzioni e la ricerca scientifica in corso. Accanto a ciò starebbero contributi diretti. 

Una flotta più ampia di navi per la riparazione ridurrebbe i tempi di riparazione e la priorità sarebbe per i cavi collegati alle quattro nazioni partecipanti. Gli stakeholder privati ​​avrebbero inoltre accesso anticipato a tutte le nuove tecnologie che migliorano la resilienza dei cavi.

Antonio Albanese

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