GRECIA. Il segreto greco della Via Mediterranea della Seta di Pechino

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Nelle relazioni sino-greche, la narrazione dominante nei media mainstream greci riporta che la Cina sta investendo in Grecia, soprattutto attraverso il suo progetto di punta al Pireo. Ma un resoconto più approfondito degli eventi, riporta che gli armatori greci hanno catalizzato l’accordo e ottenuto concessioni in Cina in cambio.

La percezione più comune delle relazioni Cina-Grecia nell’opinione pubblica negli ultimi anni è che l’investimento della Cina nelle infrastrutture portuali greche ha fornito benefici a entrambi i paesi, in un momento in cui la Grecia aveva un gran bisogno di sostegno. Il gigante dello shipping statale cinese Cosco è stato coinvolto nel Pireo, il più grande porto della Grecia, a sud-ovest di Atene, a partire dal 2008 con l’acquisizione di un terminal container, e culminato nel 2016 con l’acquisizione del 51 per cento della società che gestisce il porto, e probabilmente presto salirà al 67. Questo ha dato agli affari cinesi un punto di ingresso critico per la loro Via della Seta Marittima in Europa, riporta GlobalVoices.

È questa la narrazione ufficiale cinese e greca “win-win”, in cui Cosco ottiene di aumentare il flusso di container in Europa, e la Grecia si trasforma in un “hub logistico”: un’analisi meno romantica sottolinea il ruolo del business cinese durante gli anni della crisi: «La Cina ha investito in Grecia, quando altri hanno brillato per la loro assenza», ha detto il primo Ministro greco Kyriakos Mitsotakis al Greek-Chinese Business Forum a Shanghai nel 2016.

L’ambasciatore cinese in Grecia, Zhang Qiyue, ha ricordato nel novembre 2020 un evento dell’epoca della Guerra fredda: «Nei primi giorni della fondazione della Repubblica Popolare Cinese gli armatori greci furono i primi a rompere il blocco e a consegnare alla Cina le forniture e le attrezzature tanto necessarie».

La sua narrazione trascura convenientemente la distinzione tra il governo greco, fermamente alleato degli Stati Uniti all’epoca, e i suoi uomini d’affari disonesti, ma ci ricorda che la presenza greca in Cina non è nuova. Dopo l’acquisizione del Pireo da parte della Cosco, il primo Ministro Alexis Tsipras disse ad un forum di alto livello One Belt One Road, a Pechino: «Un numero crescente di armatori greci costruiscono le loro navi in Cina, mentre il nostro più grande porto sta diventando un gateway globale per l’Europa per i prodotti provenienti da porti cinesi e altri porti asiatici».

Il successore di Tsipras, Kyriakos Mitsotakis, gli ha fatto eco durante il suo incontro con Xi Jinping a Shanghai nel 2019: «Nella catena di approvvigionamento delle navi, è importante guardare alle imprese greche che hanno un grande know-how nella fornitura di navi e possono cooperare con i cantieri cinesi, in modo che questo mercato possa aprirsi anche in questo senso. Questa sarà una soluzione win-win per i produttori greci, per i cantieri cinesi e, naturalmente, per gli armatori greci, che continueranno a costruire le loro navi in Cina».

Una storia meno conosciuta suggerisce che la Cosco è finita al Pireo grazie a una sinergia tra gli interessi cinesi e lo shipping greco, anni prima della crisi del debito nazionale greco. Gli armatori greci, che controllano un quinto della capacità globale della flotta, e oltre la metà per l’Unione europea, avrebbero agito come mediatori politici o facilitatori per il business cinese in Grecia.

Gli armatori greci non sono solo parte della storia della Bri; sono protagonisti della dipendenza della Cina dal commercio internazionale: il gruppo marittimo Costa Mare, riuscì a far incontrare il primo Ministro greco Karamanlis e il capo della Cosco, durante la visita del primo in Cina nel 2006. Gli armatori greci hanno portato Cosco al Pireo, e attraverso accordi con i governi greci consecutivi hanno ottenuto le tre cose di cui gli armatori hanno più bisogno: carico, ordini nei cantieri cinesi e finanziamenti dalle banche cinesi. La Cina è l’El Dorado dello shipping greco.

La Cina, però, non ha un assegno in bianco in Grecia: Cosco può incontrare problemi se ottiene il monopolio nel Pireo, a scapito delle imprese locali.

Nonostante l’impegno del governo in carica a cambiare questa situazione, solo il 14% delle navi di proprietà greca sono registrate in Grecia; il resto sono elencate in registri aperti come quelli in Liberia, Isole Marshall e Malta. Delle 200 principali compagnie di navigazione di proprietà greca, 156 non hanno una sola nave battente bandiera greca. Così la disparità tra il sostegno offerto a queste imprese attraverso le relazioni sino-greche e il loro contributo alla società greca rimane motivo di tensione.

Graziella Giangiulio