Cipro spaventa le multinazionali della finanza

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CIPRO – Nicosia. C’è da chiedersi come mai nella vicenda europea sulla “imposta tassazione” dei titoli bancari custoditi nelle banche di Cipro, messa in moto dall’Unione europea, per salvare l’isola dalla bancarotta, si siano scaldate soprattutto le multinazionali della finanza. 

Sì perché nonostante che la notizia sulla possibile tassazione girava da molti giorni, anzi settimane, il calo dei depositi bancari nell’isola cipriota è stato minimo. Da 70 miliardi a 68, 9 miliardi di euro. E se è vero che Putin da un lato è insorto, è anche vero che il suo ex ministro per la finanza, Alexei Kudrin, di recente aveva dichiarato che la Russia era disponibile a intervenire al fianco dell’Unione europea per salvare l’Isola. Obtortocollo una tassazione del 9,9% sui depositi bancari sopra i 100.000 euro è sempre meglio del fallimento dell’isola. Cipro, per gli investitori, rimarrebbe comunque appetibile: tassazione al 12,50% per le società, e norme sull’antiriciclaggio ancora all’acqua di rose. Anche perché la possibilità di sviluppare un grande produzione industriale su Cipro viste le dimensioni non c’è. 

Si tratterebbe a questo punto di trovare, come sempre i migliori tecnici sanno fare, un modo per pagare meno, rispetto a quanto imposto dall’Unione europea. 

A questo punto la gabella imposta dalla Ue è davvero un problema insito nel sistema finanziario mondiale, basta dire che nella sola giornata odierna Morgan Stanley lascia sul terreno il 2,88%, Goldman Sachs l’1,67%, JP Morgan l’1%, Bank of America limita le perdite con un -0,2%. La spiegazione a tali perdite è che si è persa la fiducia, perché non è più garantita la libera circolazione dei capitali in Europa. Ma a non è forse stata la “libera circolazione” della finanza che ha “scommesso” sui debiti che ha portato il mondo economico-finanziario al collasso? Perché si dovrebbe vedere questa azione europea – imporre delle tasse sui depositi bancari -come deleteria? 

In fondo non va dimenticato che Cipro ha accumulato debiti anche grazie alla finanza creativa e ai cattivi investimenti in Grecia per un valore di 4 miliardi di euro. E dunque visto dal lato finanziario è giusto che siano le banche a pagare tale debito. Ingiusto semmai è il prelievo che sarà fatto nelle tasche dei ciprioti. Ricordiamo che in Italia Giuliano Amato nel 1992 impose il 6 per mille sui depositi italiani per pagare il debito pubblico. 

Infine, non è un caso che questa decisione arriva proprio nei giorni in cui Parlamento Ue e Consiglio sulla supervisione bancaria hanno trovato la quadra sulla supervisione unica. 

Il fatto è che se nessuno se ne fosse accorto l’Ue sta cercando di imporre entro i “propri confini” delle nuove norme alla finanza, sta cercando di limitare il potere della finanza in favore della politica, e questo sì spaventa.