CINA. Si è aperta la corsa alla successione di Xi Jinping

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Chi potrebbe prendere il posto di Xi Jinping alla guida del partito Comunista cinese da qui a poco tempo? Si fanno nomi di Hu Chunhua e di Li Keqiang. Il 2020 ha messo a dura prova la regola di Xi come mai prima d’ora, al punto che alcuni osservatori e analisti si sono concentrati su chi potrebbe essere il prossimo. Tale speculazione di successione sta crescendo mentre il sentimento anti-Xi, secondo quanto riporta Asia Times, ribolle silenziosamente sotto l’apparenza di deferenza all’interno del Partito Comunista Cinese.

Il vice premier cinese Hu Chunhua anni fa era stato messo da parte dal presidente Xi Jinping, ma negli anni attraverso abili manovre e la costruzione di un’alleanza di partito all’interno del Partito comunista, si sta imponendo. Il cinquantasettenne vicepremier sta rapidamente emergendo come il più probabile successore del leader cinese

La sua ascesa arriva in un momento in cui molti si chiedono se la regola degli otto anni di Xi come segretario generale del Partito comunista sia inattaccabile come sembrava solo sei mesi fa, prima che la pandemia globale colpisse la crescita economica della Cina, le tensioni con gli Stati Uniti avessero toccato livelli elevati e le inondazioni del fiume Yangtze avessero inondato diverse province chiave del sud.

Altro pretendete è il premier attuale, Li Keqiang. Recentemente, i suoi commenti sull’espansione delle bancarelle nelle strada per promuovere l’occupazione e l’apparente rifiuto degli alleati di Xi Jinping alla sua proposta hanno anche rivelato qualcosa d’impensabile nell’era di Xi: il potere e l’importanza del premier del Paese.

I giorni di Li come premier però oggi sono limitati, in realtà, poco meno di mille. Quando il Congresso nazionale del popolo ha modificato la costituzione della Cina nel 2018 per eliminare i limiti di mandato per le cariche di presidente e vicepresidente, ha lasciato invariato il limite di due mandati per il premier. Li dovrà o ritirarsi un po’ prima – avrà 67 anni al 20° Congresso del Partito nel 2022, un’età in cui i politici cinesi a livello di Politburo di solito ricevono un nuovo mandato quinquennale – o passare a una posizione diversa, per esempio presidente del Comitato permanente del Partito o della Conferenza consultiva politica del popolo cinese, come fece Li Peng nel 1998, riporta The Diplomat.

L’opzione tradizionale per il prossimo premier cinese sarebbe proprio Hu Chunhua, ora vice premier e terzo inline di successione. Hu fa parte della sesta generazione di leader e avrà solo 59 anni al congresso del partito del 2022, quindi sarà in grado di fare due mandati, indipendentemente dal fatto che la tradizione dell’età pensionabile rimanga o meno invariata.

Ma Hu non è un alleato stretto di Xi: al contrario, è più vicino all’ex presidente e leader del partito Hu Jintao, e anche a Li Keqiang, tutti parte della cosiddetta fazione Tuanpai (Lega Giovanile). Hu ha dimostrato lealtà a Xi e probabilmente potrebbe fare un buon lavoro nell’implementare la sua visione, ma è improbabile che i due abbiano un rapporto speciale o che Xi si fidi di Hu per promuovere la sua visione in caos di impedimento di diverso genere.

Chi diventerà il prossimo premier cinese nel 2023 avrà davanti a sé una missione difficile, che porterà il Paese in un periodo difficile in cui le riforme dovranno accelerare e le disuguaglianze dovranno essere affrontate, mentre la crescita economica rallenterà, i problemi del debito continueranno a tormentare l’economia, l’ambiente esterno diventerà più duro e, soprattutto, si intensificherà la reazione dell’opinione pubblica e dell’élite a 10 anni dall’aumento del controllo del Pcc. Quello che una volta era un risultato prevedibile, l’identità del prossimo premier, ora è diventato un indovinello nella “nuova era”.

Luigi Medici