CINA. Milioni di PMI cinesi saranno distrutte dal coronavirus

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Milioni di piccole imprese in Cina potrebbero essere distrutte dall’epidemia di coronavirus, che si è diffusa in tutto il paese, minacciando la “stabilità sociale”. Dipingendo un quadro di caos industriale, il Comitato finanziario ed economico del Congresso nazionale del popolo, ha avvertito che l’impatto del Covid-19 è stato «più spaventoso dell’epidemia stessa».

“Se non si adottano misure, un gran numero di piccole e medie imprese manifatturiere fallirà. Altrettanto importante è il fatto che l’ecologia industriale di alcune delle più fragili industrie manifatturiere sarà distrutta, con effetti negativi a lungo termine» riporta il sito web cinese Sina Finance, che è collegato a Weibo. Ma l’industria manifatturiera non è l’unica area di preoccupazione. 

«I consumi negli alberghi e nei cinema sono diminuiti drasticamente, mentre un gran numero di piccole e medie imprese sono sotto estrema pressione. Ad esempio, l’industria del turismo cinese ha contribuito poco più dell’11% al PIL nel 2017. Il numero di persone dirette e indirette impiegate nel settore supera i 100 milioni. Se il settore sarà duramente colpito questa volta, la disoccupazione aumenterà, aumentando la pressione sulla stabilità sociale in tutta la società», riporta poi Asia Times.

Pechino ha già iniziato a lanciare un sostanzioso pacchetto di stimoli. Ma questo si concretizzerà solo quando il Paese tornerà al lavoro.

Il 13 febbraio il numero di morti e di nuovi casi è salito significativamente dopo che il governo del presidente Xi Jinping ha cambiato i parametri per il monitoraggio dell’epidemia: nella provincia di Hubei, epicentro dell’epidemia, 242 persone sono morte in un solo giorno, mentre i nuovi pazienti infettati dalla malattia hanno raggiunto quasi 15.000. 

Solo poche ore prima, Xi e il Comitato permanente del Politburo chiedevano un provvisorio programma di ritorno al lavoro. L’Organizzazione mondiale della sanità ha insistito che l’epidemia di Covid-19 era «il nemico pubblico numero uno» e «una minaccia molto grave». Da quando è stato segnalato il primo caso a dicembre a Wuhan, capitale della provincia di Hubei, il numero dei morti è salito a quasi 1.500, con più di 60.000 persone infette.

Da un punto di vista economico, quest’anno la Cina avrebbe registrato una crescita del Pil ari ad almeno il 2%, corroborando le precedenti previsioni di poco meno del 6%; ma questo dato non tiene conto della grande incognita di quanto tempo ci vorrà per tenere sotto controllo la malattia.

Xinhua riporta che Jiang Chaoliang, che era il segretario del partito Comunista a Hubei, è stato allontanato e sostituito dal sindaco di Shanghai Ying Yong; anche Ma Guoqiang, il capo del Pcc a Wuhan, è stato allontanato. Tuttavia, la portata della crisi è ampia: con oltre 56 milioni di persone in isolamento in tutta la Cina la “stabilità” sopra ogni altra cosa è fondamentale per il Partito e per la sopravvivenza dell’amministrazione del segretario generale Xi Jinping.

Anna Lotti