CINA. Pechino e Taipei giudicano l’incontro Xi Jinping Donald Trump

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All’indomani della visita di Xi Jinping negli Stati su entrambe le sponde dello stretto di Taiwan si tirano le somme dei risultati degli incontri tra i due Capi di Stato e delle delegazioni dei due Paesi, e, soprattutto, di come ciò possa influenzare la situazione regionale.

Il 28 settembre, come riferito dall’agenzia di stampa Xinhua, il portavoce del Ministero degli Esteri, Guo Jiakun, in conferenza stampa ha dichiarato che gli incontri tra Xi Jinping e Donald Trump sono stati proficui e che sono state raggiunte una serie di importanti intese “tra cui quella di costruire insieme «una relazione di stabilità strategica costruttiva tra Cina e Stati Uniti basata sul rispetto, l’equità e la parità»”, concordando di sostenersi nell’organizzazione del vertice dei leader del G20 e della riunione informale dei vertici dell’ APEC (Asia-Pacific Economic Cooperation).

La stessa agenzia di stampa cinese riporta che il responsabile del Dipartimento per gli Stati Uniti e le Americhe del Ministero del Commercio ha fornito dei dettagli sui risultati delle consultazioni economiche e commerciali tra le delegazioni cinesi e statunitensi tenutesi tra il 20 ed il 23 settembre a Washington e New York e “contribuendo con risultati in ambito economico e commerciale all’incontro tra i capi di Stato dei due Paesi”. Il funzionario cinese ha affrontato temi come l’istituzione di un Consiglio Commerciale, nell’ambito del meccanismo di consultazione economico-commerciale tra i due Paesi, il cui scopo principale sarà quello di “ottimizzare il commercio bilaterale”, discutendo innanzitutto “del quadro di riduzione reciproca delle tariffe «30 miliardi contro 30 miliardi»”, al cui interno sarà anche istituito un gruppo di lavoro sull’agricoltura. Per quanto riguarda la riduzione reciproca delle tariffe «30 miliardi contro 30 miliardi» il responsabile del Dipartimento per gli Stati Uniti e le Americhe del Ministero del Commercio ha dichiarato che “le parti hanno concordato di ridurre in modo reciproco i dazi sui prodotti importati dall’altra parte per un valore di circa 30 miliardi di dollari, con circa il 90% dei prodotti di ciascuna parte che vedrà i dazi ridotti al livello dell’aliquota della nazione più favorita” sottolineando che entrambi gli Stati attueranno l’accordo simultaneamente “dopo aver espletato le relative procedure conformemente alle rispettive legislazioni nazionali”.

Secondo quanto rivelato dal funzionari cinese tra gli altri temi trattati dalle delegazioni e su cui sono stati trovati strumenti di intesa ci sono l’espansione del commercio del carbone (che dovrebbe rientrare all’interno del quadro «30 miliardi contro 30 miliardi» costituendo un’utile integrazione nel mercato cinese garantendo al contempo “entrate economiche stabili e occupazione al settore carbonifero statunitense”); l’istituzione di un Consiglio per gli investimenti Cina-USA che costituirà una piattaforma di comunicazione istituzionalizzata per entrambe le parti; il già citato gruppo di lavoro sull’agricoltura in seno al Consiglio Commerciale “guidato congiuntamente dal Ministero del Commercio cinese e dall’Ufficio del Rappresentante commerciale degli Stati Uniti con la partecipazione delle autorità di regolamentazione competenti di entrambi i Paesi” (con l’impegno di tenere il primo incontro entro la fine di quest’anno)e che si occuperà della discussione di materie come l’accesso l’accesso reciproco al mercato dei prodotti agricoli e la loro regolamentazione; sui servizi finanziari, ambito in cui la parte cinese “che anche gli Stati Uniti offrano alle istituzioni finanziarie cinesi un contesto politico equo, trasparente e stabile”. 

Nel settore dell’intelligenza artificiale, stando a quanto rivelato dal responsabile del Dipartimento per gli Stati Uniti e le Americhe del Ministero del Commercio, le due parti avrebbero concordato “che, nell’ambito del meccanismo di consultazioni economiche e commerciali sino-statunitensi, il vice primo ministro He Lifeng e il segretario al Tesoro Scott Bessent, in qualità di rispettivi responsabili, avvieranno un dialogo sull’intelligenza artificiale”. Ha, inoltre, specificato che si è già tenuto un primo incontro in cui sono stati affrontati i rischi legati all’IA e che le due parti si sono impegnate a creare un canale di comunicazione in merito agli incidenti relativi all’intelligenza artificiale, oltre a concordare di tenere il prossimo incontro entro la fine di novembre.

Inoltre, ha continuato il funzionario cinese, si è discusso della proroga dell’accordo congiunto sui negoziati economici e commerciali di Kuala Lumpur, raggiunto nell’ottobre del 2025 e che prevedeva la sospensione di alcune di alcune misure tariffarie e non tariffarie di entrambe le parti fino al 10 novembre 2026, giungendo ad una proroga fino al 10 gennaio 2027 con “con l’obiettivo di giungere a una soluzione concordata da entrambe le parti”. Come riportato dall’agenzia Xinhua questa soluzione offrirebbe il duplice vantaggio di offrire ai due paesi il vantaggio di avere il tempo e lo spazio di valutare “lo stato di attuazione dell’accordo congiunto, nonché per riflettere su come portare avanti le relazioni economiche e commerciali tra Cina e Stati Uniti”, dall’altro il quadro di relativa stabilità garantito dal prolungamento dell’accordo consentirebbe alle aziende di entrambi i Paesi di operare in un “contesto politico relativamente stabile e prevedibile per la cooperazione”. Inoltre, le due parti continueranno ad impegnarsi per arrivare ad un’ulteriore proroga, tramite incontri e consultazioni di alto livello che si dovrebbero tenere prima della fine dell’anno.

Infine, si è discusso dei collegamenti aerei tra Cina e Stati Uniti (“nel promuovere gli scambi di persone, gli scambi culturali e la cooperazione economica e commercial”) e dell’attuazione delle intese raggiunte nelle precedenti consultazioni.

A Taiwan, invece, hanno destato scalpore le parole dell’ambasciatore statunitense in Cina David Perdue che in un’intervista rilasciata alla statunitense Fox News ha dichiarato che Trump avrebbe chiesto a Xi Jinping se volesse comprare delle armi statunitensi. Il portale di notizie taiwanese Storm Media Group (Feng Chuanmei), riporta che nel corso dell’intervista l’ambasciatore americano ha affermato che il Presidente degli Stati Uniti già nel 2025 avesse approvato vendite di ami per un valore di 11 milioni di dollari Taiwan e che sono aperte discussioni per nuove vendite e di come faccia riferimento alla cosa durante ogni incontro con il Presidente cinese (anche questo aspetto ha destato grande scalpore). Il portale taiwanese sottolinea inoltre, come Perdue non abbia specificato quando sia avvenuto questo scambio di battute tra i due leader (se nell’ultimo incontro o precedentemente) e di come funzionari statunitensi si siano affrettati a ricordare che la vendita di armi statunitensi alla Cina e vietata per legge, che gli Stati uniti non hanno mai avanzato proposte del genere alla controparte cinese e che non hanno proposte o piani di vendere armi alla Cina.

Storm Media Group pone l’accento sul fatto che a queste dichiarazioni trapelate di Trump fa da contraltare alla decisine di accantonare la vendita di armi con un valore di 14 milioni di dollari a Taiwan, che già aveva ricevuto l’approvazione bipartisan dall’inizio dell’anno ma che è rimasta bloccata dal Dipartimento di Stato. Il portale media taiwanese sottolinea come “dopo l’incontro con Xi Jinping a Pechino a maggio, Trump ha dichiarato di aver «temporaneamente accantonato» la vendita, affermando ai media che si trattava di una «buona carta da giocare» nei rapporti con la Cina e che la decisione finale sulla vendita di armi a Taiwan «dipende dalla Cina»”. Lo Storm Media Group, riporta in merito alla questione il parere di alcuni esperti che sottolineano come le dichiarazioni dell’ambasciatorePerdue testimoniano un progressivo cambiamento di prospettiva della seconda amministrazione Trump nei confronti della Cina, e che il rappresentante di Taiwan negli Stati Uniti, Yu Dayi, in un’intervista rilasciata ad un programma della statunitense CBS (Columbia Broadcasting System) si è detto fiducioso riguardo al fatto che la posizione di Washington rispetto alla questione di Taiwan non sia cambiata e di auspicare che il pacchetto di armi possa presto sbloccarsi, ribadendo che la “pace attraverso la forza” sia il modo migliore per evitare i conflitti. 

In un altro articolo la piattaforma di media taiwanese riporta l’opinione del presidente del think tank taiwanese Chung-Hua Institution for Economic Research (CIER, Zhonghua Jingji Yanjiuyuan), Lian Xianming, secondo cui i risultati degli incontri tra Trump e Xi Jinping siano meno impattanti di quanto possa sembrare. Lo studioso, infatti, ha sottolineato che in settori chiave come quelli dell’intelligenza artificiale e dei semiconduttori le due parti sono troppo distanti per poter giungere davvero ad un accordo. Secondo Lian Xianming, l’unica vera sorpresa di questa visita di Xi negli Stati Uniti sarebbe stata l’esecuzione del brano “One Day More”, tratto dal film Les Misérables, un brano che era diventato un simbolo durante le proteste di Hong Kong, in occasione del banchetto di gala, definendola “una chiara sfida alla condotta della Cina in materia di diritti umani e uno smacco a Xi Jinping”. 

Giuseppe Cusano Lanzetta 

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