Antipirateria cinese: sicurezza attraverso cooperazione

58

La presenza più ampia delle forze armate cinesi nelle missioni internazionali, sia navali che terrestri non deve stupire: è un fenomeno affascinante sì ma non nuovo che si affianca alla sua posizione “rampante” nel settore civile e commerciale.

Spicca la partecipazione delle forze navali cinesi nelle missioni anti-pirateria, dapprima proteggendo le navi della Repubblica Popolare e poi anche quelle battenti altra bandiera. Un simile dispiegamento non arriva all’improvviso, nel 2002 Hu Jintao affermava che la marina cinese dovevano sviluppare capacità di manovra oceaniche e di lungo raggio. Da quella manifestazione di volontà, la marina di Pechino si è mossa verso una difesa a lungo raggio con una spesa militare incrementata in proporzione geometrica: prima del coinvolgimento nella missione anti-pirateria, la spesa era di 65,71 miliardi di dollari (2008) con un incremento di oltre il 17% rispetto all’anno precedente. Un budget ampio per la marina e la conseguente modernizzazione navale hanno influenzato senza ombra di dubbio la decisione del governo di partecipare alla missione nell’Oceano indiano. Se nel passato il perimetro d’azione della marina di Pechino era dato dal Mar cinese orientale e meridionale, oggi l’Oceano indiano è divenuto strategico per lo sviluppo del commercio internazionale e gli attacchi contro navi cinesi hanno dimostrato il  livello di danno per l’economia del Celeste impero. grazie al dispiegamento navale nell’area, la Cina si è garantita l’opportunità di dispiegare la sua marina in acque tradizionalmente lontane senza aver problemi dalla comunità internazionale. Dopo aver agito inmaniera “solitaria” seguendo la via tradizionale del partito, lavorando, cioè, da sola nell’area, oggi ci sono segnali di una integrazione de facto della marina cinese con le atre componenti navali nell’area. Il coordinamento ha degli strumenti tecnici (il sistema Mercury) e diplomatici (accordi con Giappone e India in tema di contrasto alla pirateria). Inoltre la Cina fa parte del Gruppo di contatto anti p irateria somala e del gruppo di studio in Bahrein per la lotta ala pirateria (Cgpcs e Shade). Lentamente e pazientemente, la Repubblica popolare sta rafforzando la cooperazione nonostante restino le diffidenze nei suoi confronti su temi delicati come i diritti umani e la posizione su Taiwan. La Cina, in pratica, sta mettendo in pratica la politica della sicurezza attraverso il multilateralismo. L’Oceano indiano è il campo di gioco ideale in questo momento. Oltre 100mila cargo vi opasano, il 66% dei quali trasporta petrolio. Difendere quella zona significa difendere i porri interessi nazionali.