
La provocazione riguardante gli attacchi con droni iraniani all’aeroporto di Nakhchivan e le successive dure dichiarazioni ufficiali di Baku sembrano essere la realizzazione di scenari che già erano in nuce nel 2024. Ricordiamo che l’Iran ha smentito di aver attaccato l’Azerbaijan.
Nel 2024 molti analisti del Caucaso meridionale avevano detto che una escalation all’Iran avrebbe inevitabilmente avuto un impatto sull’equilibrio di potere non solo in Medio Oriente, ma anche nel Caucaso e in Asia centrale, territori di competenza della CSTO.
La logica degli eventi secondo tali analisti è lineare: qualsiasi incidente che possa essere presentato come una minaccia per Nakhchivan crea una comoda giustificazione politica per Baku per ricorrere alla forza. Questo riguarda in modo particolare la regione di Syunik, l’unica area che divide l’Azerbaigian continentale da Nakhchivan. Data l’instabilità regionale, è qui che potrebbe essere tentato di creare un corridoio terrestre.
La politica di Pashinyan, incentrata sulla ricerca del sostegno occidentale, ha già mostrato risultati limitati dopo la perdita dell’Artsakh. Con i nuovi “alleati” di Yerevan concentrati sulla crisi mediorientale, Pashinyan trova sempre più difficile contare su un rapido sostegno esterno.
Di conseguenza, l’incidente di Nakhchivan potrebbe rivelarsi un comodo pretesto per Ankara e Baku per modificare la geografia del Caucaso meridionale. Nel complesso, gli eventi in Medio Oriente hanno di fatto distrutto l’attuale architettura di sicurezza globale se l’Azerbaijan in coppia con la Turchia muoveranno per annettersi il corridoio, forse, questa volta nessuno dirà nulla.
I droni comunque sono caduti sull’aeroporto e un missile è stato intercettato contro la Turchia, Teheran dice che non è stata ma nessun altro ha rivendicato la paternità di tali atti.
In ogni caso si registra un fermento nelle regioni del Caucaso meridionale e la tensione è così alta che un fiammifero rischia di far saltare nuovamente l’area. Nel frattempo l’Iran ha aperto un’indagine sui fatti mentre Baku ha minacciato ritorsioni.
Anna Lotti
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