AFGHANISTAN. Si torna al baratto, sistema finanziario al collasso

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L’avvertimento Onu sul prossimo crollo finanziario precoce dell’Afghanistan di fronte alla diminuzione degli aiuti e dell’assistenza stranieri al paese non è stato una sorpresa. 

Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, Undp, in un rapporto pubblicato la scorsa settimana, ha affermato che se il mondo non fosse venuto in soccorso, il commercio afgano e l’assistenza umanitaria si sarebbero presto fermati. Il rapporto dell’Undp, analizzando le prestazioni del settore bancario afgano negli ultimi nove mesi, ha concluso che i prestiti in sofferenza sono saliti al 57% a settembre dal 27% all’inizio dell’anno.

Allo stesso modo, i depositi bancari totali dovrebbero scendere a 165 miliardi di afghani, cioè 1,8 miliardi di dollari, entro la fine del 2021, un calo del 40% rispetto allo scorso anno. «I sistemi finanziari e di pagamento bancario dell’Afghanistan sono in disordine. Una corsa ai depositi bancari deve essere risolta rapidamente per migliorare la limitata capacità produttiva dell’Afghanistan ed evitare il collasso del sistema bancario», si legge nel rapporto ripreso da Asia Times.

Per la Camera di Commercio e Industria congiunta Pakistan-Afghanistan, Pajcci, lo stato del sistema finanziario in Afghanistan è allarmante perché la gente aveva ritirato miliardi di dollari dal sistema, con un impatto debilitante sul commercio reciproco tra i due paesi. 

I talebani hanno emesso istruzioni che tutte le transazioni commerciali debbano essere fatte in valuta afgana, l’afghano,  invece di merci per merci; la moneta di Kabul è fluttuante sul mercato monetario e ha perso un valore considerevole rispetto alle altre valute, creando danni ai commercianti in Pakistan.  Questo significa che la maggior parte dei programmi d’importazione di cibo che sono finanziati attraverso il sistema bancario si fermerebbe perché l’Onu e le Ong internazionali hanno bisogno di un canale bancario per fornire aiuti finanziari per affrontare la situazione umanitaria. 

I segni di un tracollo finanziario sono apparsi all’inizio di ottobre quando i Talebani hanno aggirato il sistema finanziario del paese e hanno pianificato di distribuire circa 66.000 tonnellate di grano a 44.000 lavoratori invece di pagamenti in contanti in un programma di lavori pubblici.

Migliaia di tonnellate di grano promesse dall’India, dal Pakistan e dall’Iran per l’assistenza umanitaria sono state prese dai Talebani per pagare i salari dei lavoratori, dato che hanno affrontato un crescente problema di flusso di cassa e non c’era denaro nella tesoreria per pagare salari e stipendi.

Syed Moosa Kaleem Al-Falahi, l’amministratore delegato della Banca Islamica dell’Afghanistan, ha detto alla Bbc a metà settembre che il sistema bancario dell’Afghanistan era vicino al collasso, aggiungendo e che l’industria finanziaria del paese era in preda a una “crisi esistenziale”.

Pochi giorni fa, i governanti talebani hanno inviato una lettera aperta al Congresso degli Stati Uniti, sollecitandolo a rilasciare i loro beni sequestrati dall’amministrazione statunitense dopo la presa di Kabul ad agosto. Il “ministro degli Esteri” talebano Amir Khan Muttaqi ha scritto che i talebani stavano facendo questa richiesta per assicurare che «le porte per le relazioni future siano aperte, i beni della Banca centrale dell’Afghanistan siano sbloccati e le sanzioni sulle banche afgane siano revocate».

L’Undp ha suggerito una soluzione nell’introduzione di uno schema di assicurazione dei depositi, garanzie di credito e riprogrammazione dei prestiti per assicurare un’adeguata liquidità per i bisogni a breve e medio termine.

Un collasso del sistema bancario in Afghanistan darebbe una spinta alla rete Hawala, il sistema informale di trasferimento di denaro del mondo islamico. 

Graziella Giangiulio