
L’Afghanistan ha chiesto al governo statunitense di “agire in modo responsabile”, in seguito ad alcune indiscrezioni secondo cui Washington starebbe pianificando di espellere decine di cittadini afghani passando per il Pakistan, forse già nei prossimi giorni.
Il Dipartimento di Stato americano ha confermato l’espulsione di un numero imprecisato di afghani; un portavoce statunitense, riporta RFE/RL, ha affermato: “Ribadiamo la nostra posizione, secondo cui tutti i Paesi devono essere in grado di gestire i propri confini e le procedure di immigrazione in modo da garantire la sicurezza, l’incolumità e la prosperità dei propri cittadini”. Le autorità pakistane hanno mantenuto il massimo riserbo sulla vicenda.
L’organizzazione non governativa AfghanEvac, con sede in California, ha reso noto che il governo statunitense si sta preparando a espellere oltre 150 afghani tramite un volo charter in partenza dalla Louisiana.
Shawn VanDiver, presidente dell’organizzazione, ha dichiarato che il volo con a bordo gli afghani – tra cui due donne – atterrerà a Islamabad, aggiungendo di “non sapere quale accordo sia stato raggiunto tra Washington e Islamabad in merito alla questione”.
In una nota del 2 novembre, il Ministero degli Esteri afghano, guidato dai talebani, ha esortato gli Stati Uniti a rispettare i “diritti e le legittime aspirazioni” degli afghani destinati all’espulsione. Il dicastero ha inoltre aggiunto che le autorità talebane sono pronte a “interagire in modo costruttivo” con Washington, tenendo conto delle “realtà esistenti e delle legittime preoccupazioni” di entrambe le parti.
Il New York Times riportava il 30 ottobre che gli immigrati afghani si trovano attualmente in stato di detenzione in Louisiana. Anche AP ha pubblicato notizie analoghe, facendo riferimento a quelli che sarebbero documenti giudiziari.
Non intrattenendo relazioni diplomatiche formali con i talebani, gli Stati Uniti non possono organizzare il rimpatrio diretto dei detenuti in Afghanistan. Di conseguenza, essi verranno trasferiti in Pakistan, Paese che provvederà poi a inviarli in Afghanistan.
Con un chiaro riferimento al Pakistan, i talebani hanno affermato che “i Paesi terzi non dovrebbero mercanteggiare sul destino dei cittadini di un altro Stato, al fine di ottenere concessioni temporanee e limitate o altri vantaggi”. Il Pakistan e i talebani afghani, alleati per decenni, si trovano da ottobre 2025 in una situazione di stallo diplomatico, caratterizzata da sporadici e sanguinosi scontri lungo il confine tra i due Paesi.
Il Pakistan accusa i talebani afghani di offrire rifugio sul proprio territorio al Tehrik-e Taliban Pakistan (TTP), noto anche come talebani pakistani. I talebani afghani respingono tali accuse, sostenendo di non consentire a nessuno di utilizzare il territorio afghano contro un altro Stato.
Le organizzazioni per i diritti degli immigrati hanno espresso preoccupazione per i rischi che corrono le persone rimpatriate in Afghanistan; tra coloro che vengono espulsi figurano infatti familiari di individui che avevano collaborato con le forze statunitensi prima del ritiro militare del 2021.
Refugees International (RI), un’organizzazione umanitaria con sede negli Stati Uniti, ha chiesto l’interruzione di “questi e futuri voli”, sottolineando che gli immigrati rischiano di subire “persecuzioni mirate” da parte dei talebani.
Decine di migliaia di afghani sono fuggiti dalla loro patria in seguito alla presa di Kabul da parte dei talebani nell’agosto 2021; migliaia di loro risiedono ancora in Pakistan, in attesa di essere ricollocati in Paesi terzi. Si stima che decine di migliaia di immigrati afghani risiedano attualmente in Pakistan.
Mentre molti afghani sono fuggiti per timore di ritorsioni da parte dei talebani, altri sono scappati per sottrarsi alle restrizioni imposte dai talebani sulle libertà civili, tra cui l’istruzione, la musica e la libertà di espressione. L’Afghanistan è annoverato tra i peggiori Paesi al mondo per quanto riguarda le violazioni dei diritti umani, con particolare riferimento ai diritti delle donne.
Le Nazioni Unite hanno più volte avvertito che il divieto imposto dai talebani all’istruzione femminile in Afghanistan sta creando una “generazione perduta”. Secondo i dati dell’ONU presentati al Consiglio di Sicurezza a giugno, circa 3,8 milioni di ragazze afghane di età compresa tra i 7 e i 18 anni non frequentavano la scuola nel Paese.
Maddalena Ingroia
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