
Nel precedente articolo è stato ricostruito il legame tra shock geopolitici, crisi energetica, approvvigionamenti alimentari e tensioni sociali, richiamando l’esercitazione statunitense Food Chain Reaction del 2015. Ma una simile preparazione a crisi alimentari, scatenate da molteplici e simultanei fattori esogeni, è stata realizzata anche in Europa, tra il 2023 e il 2024. Una simulazione destinata a mettere alla prova la capacità del sistema alimentare dell’Unione di resistere a una crisi complessa.
Il progetto si chiama Food Alert e nasce da una domanda concreta: che cosa accadrebbe se eventi climatici estremi, interruzioni commerciali e rincari energetici colpissero contemporaneamente diversi anelli della catena alimentare europea? L’obiettivo era mettere alla prova le risposte dei decisori pubblici e degli altri attori coinvolti di fronte a uno scenario di shock simultanei, facendo emergere le dipendenze tra i diversi comparti del sistema alimentare e le possibili conseguenze a cascata.
Il modello concettuale si basa sul principio degli impatti climatici transfrontalieri, sviluppato anche nell’ambito del progetto di ricerca europeo CASCADES. Un evento estremo in una determinata regione può infatti propagarsi attraverso il commercio internazionale, le catene di approvvigionamento, i flussi finanziari e le decisioni politiche fino a generare vulnerabilità in Paesi apparentemente estranei alla crisi originaria.
L’esercitazione ha coinvolto oltre sessanta partecipanti provenienti dalle istituzioni europee, dai governi nazionali, dalle imprese, dal mondo accademico e dalla società civile. Il progetto è stato sviluppato da una rete di organizzazioni di ricerca e policy comprendente Sciences Po Paris, il Centre for Systems Solutions (CRS), Prospero & Partners, Chatham House, l’European Policy Centre (EPC) e l’istituto di ricerca francese INRAE. Il coordinamento generale è stato affidato a Chris Hegadorn, mentre Piotr Magnuszewski, direttore scientifico del Centre for Systems Solutions, ha svolto un ruolo centrale nella progettazione tecnica dello scenario e nella conduzione della simulazione. Sul piano finanziario, la documentazione del progetto identifica l’European Institute of Innovation and Technology – Food (EIT Food) come lead sponsor. Il rapporto del progetto riconosce inoltre il sostegno del Ministero dell’Agricoltura del Regno dei Paesi Bassi, che ha contribuito al processo di elaborazione dello scenario e ha offerto ospitalità per la presentazione pubblica dei risultati. Il ruolo dei due soggetti è documentato nel rapporto originale Food Alert del 2024.
Tornando allo scenario elaborato per l’esercitazione di Bruxelles, la crisi ipotetica costruita aveva come obiettivo verificare quanto le dipendenze del sistema possano amplificare uno shock iniziale. L’aspetto più significativo di Food Alert è infatti la struttura dello scenario utilizzato per mettere alla prova il sistema alimentare europeo. Il progetto non considera le crisi climatiche, economiche e geopolitiche come eventi isolati, ma come fattori capaci di concatenarsi e amplificarsi reciprocamente, producendo conseguenze anche in territori lontani da quelli in cui si è verificato lo shock iniziale.
Nello scenario Food Alert, l’Europa rappresenta la regione destinataria di una successione di perturbazioni provenienti da diverse aree geografiche. Il racconto della crisi viene costruito attraverso una sequenza cronologica di eventi estremi ma plausibili, basati su letteratura scientifica, precedenti storici, fonti giornalistiche e contributi di esperti. Si tratta di uno scenario deliberatamente semplificato, concepito per rendere visibili le interdipendenze del sistema e le possibili conseguenze di una convergenza di shock.
La simulazione prende in considerazione, tra gli altri fattori, eventi meteorologici estremi in Indonesia e Malaysia, capaci di ridurre la produzione di olio di palma, e perturbazioni che colpiscono le produzioni di olio d’oliva e di girasole nell’area mediterranea. A queste si aggiungono difficoltà nella produzione e nell’importazione di materie prime agricole come soia, mais e colza. La combinazione di tali eventi ipotetici permette di esaminare che cosa potrebbe accadere qualora diverse fonti di approvvigionamento venissero compromesse nello stesso periodo. Tuttavia, il problema non riguarda soltanto la quantità di alimenti disponibile. Quando più filiere vengono colpite contemporaneamente, le imprese devono affrontare costi crescenti, difficoltà di approvvigionamento e perdite finanziarie. Le pressioni sui mercati possono alimentare richieste di intervento pubblico, misure protezionistiche e comportamenti speculativi, mentre l’aumento dei prezzi rischia di rendere gli alimenti meno accessibili alle famiglie con redditi più bassi.
È a questo punto che lo scenario amplia il proprio raggio d’azione, passando dalla dimensione economica a quella politica e sociale. Food Alert considera infatti anche le possibili ripercussioni sulle disuguaglianze, sulla fiducia nelle istituzioni e sulla stabilità delle società europee. Nel quadro simulato, le difficoltà economiche e la percezione di una risposta istituzionale inadeguata possono alimentare polarizzazione, populismo, estremismo amplificato attraverso i social media, proteste di massa e attacchi contro le minoranze.
È su questo terreno che Food Alert incontra il successivo lavoro del Joint Research Centre (JRC) della Commissione europea, che nell’aprile 2026 ha pubblicato un rapporto intitolato “Operational framework for stress testing EU food security”. Il documento propone un quadro operativo per individuare le vulnerabilità delle catene di approvvigionamento e analizzare gli effetti di scenari avversi ma plausibili. Gli autori sono Piotr Magnuszewski e Chris Hegadorn (già coinvolti nel progetto Food Alert), Katarzyna Szewczyk, Daniele Bertolozzi Caredio e Pavel Ciaian. Il gruppo riunisce competenze provenienti dal Centre for Systems Solutions, dall’ambito di Sciences Po Paris e dal JRC della Commissione europea.
La simulazione porta così la questione alimentare oltre i confini dell’agricoltura e del commercio. Se uno shock climatico, commerciale ed energetico può tradursi in un aumento dei prezzi, in una contrazione del potere d’acquisto e in una maggiore pressione sui sistemi di protezione sociale, la sicurezza alimentare diventa anche una variabile della stabilità politica europea. È precisamente in questo passaggio — dalla vulnerabilità delle filiere alla vulnerabilità delle società — che il rischio alimentare si intreccia con le disuguaglianze, il conflitto distributivo e la fiducia nelle istituzioni. A questo punto sorge una domanda centrale: quanto è preparata l’Europa a una crisi alimentare multidimensionale e come intende distribuire i costi economici e sociali di una possibile emergenza?
Cristina Uccello
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