INTELLIGENCE. Pechino impara le lezioni UAV ucraine tranne che nella gerarchia militare

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La guerra tra Russia e Ucraina è diventata un laboratorio in tempo reale per le forze armate cinesi, stimolando una rapida modernizzazione difensiva ed evidenziando al contempo profonde frizioni tra la gerarchia di comando centralizzata e le esigenze di decentralizzazione tipiche del combattimento moderno.

Questo mese, il Center for Strategic and International Studies (CSIS) ha pubblicato Learning Without Bleeding: China’s Lessons from the Russia-Ukraine Drone War, un rapporto che illustra come la Cina stia sfruttando aggressivamente il conflitto russo-ucraino come banco di prova in tempo reale per rinnovare la dottrina, le procedure di acquisizione e la struttura delle forze dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL), senza farsi coinvolgere direttamente nello scontro, riporta AT.

Lo studio rivela che gli istituti di difesa cinesi individuano le tattiche emergenti sul campo di battaglia in una media di quattro mesi, per poi tradurle in equipaggiamenti specializzati e programmi di addestramento entro un anno.

Osservando il conflitto principalmente nell’ottica di chi si difende, la Cina sta dando priorità a contromisure contro le imboscate condotte con droni marini, simili a quelle ucraine, e contro i raid in profondità diretti agli aeroporti militari: minacce percepite come precursori di potenziali attacchi contro le infrastrutture cinesi.

Di conseguenza, il PLA ha accelerato il dispiegamento di droni intercettori, armi a energia diretta e sistemi di disturbo elettronico (jamming), adottando al contempo modelli russi di integrazione tra ricognizione e attacco, nonché droni a guida in prima persona (FPV) collegati via fibra ottica, immuni alla guerra elettronica.

Per sostenere operazioni belliche su larga scala basate su sistemi senza equipaggio, nel 2025 la Cina ha riorganizzato le proprie accademie militari al fine di formare comandanti specializzati nell’impiego di droni, facendo inoltre ampio affidamento sulla propria solida base produttiva commerciale per l’approvvigionamento dei componenti.

Lo studio evidenzia come la rigida struttura di comando centralizzata dell’EPL fatichi ancora a replicare l’improvvisazione tattica che le unità al fronte riescono a mettere in atto sotto la pressione del combattimento reale.

Tale divario operativo appare particolarmente evidente se si analizza la scelta cinese di adottare una prospettiva difensiva nello scenario marittimo. Nel Mar Nero, l’Ucraina ha rivoluzionato la guerra navale impiegando droni marini esplosivi a basso profilo e posamine senza equipaggio, in combinazione con missili antinave, per smantellare sistematicamente la supremazia navale russa.

Questi attacchi asimmetrici hanno danneggiato o affondato numerose navi da guerra, costretto la Russia a ritirare le unità principali da Sebastopoli verso porti più distanti come Novorossijsk e riaperto le rotte per l’esportazione di cereali da Odessa. 

In un eventuale conflitto per Taiwan, le forze statunitensi e alleate potrebbero impiegare droni marini per condurre campagne asimmetriche a basso costo contro le navi da guerra e i trasporti anfibi cinesi. Generando costante attrito tattico e incertezza, sciami di droni marini limiterebbero le manovre navali cinesi e renderebbero gli sbarchi anfibi eccessivamente rischiosi. Simile risultato con l’operazione ucraina “Spiderweb” che ha visto agenti infiltrarsi in profondità nel territorio russo per lanciare oltre 100 droni a visuale in prima persona (FPV) da camion civili, contro basi di bombardieri strategici.

Per gli osservatori dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL), ciò evidenzia che le basi arretrate nazionali non costituiscono più zone sicure, costringendo i pianificatori della difesa di tutto il mondo a richiedere ricoveri corazzati per i velivoli, una sicurezza perimetrale fisica più rigorosa e sistemi di guerra elettronica per il contrasto ai droni.

Oltre ad adottare il modello russo basato su droni a fibra ottica e sul complesso di ricognizione e attacco, la Cina potrebbe guardare con interesse anche alle unità specializzate russe nel settore dei droni, in particolare al Centro Rubicon per le tecnologie avanzate senza pilota.

Data la tensione tra gli imperativi politici cinesi di centralizzazione del comando e la necessità di iniziativa sul campo, è in corso un acceso dibattito sull’opportunità di adottare una versione del concetto occidentale di *mission command* (comando basato sulla missione), che valorizza l’iniziativa ai livelli di comando inferiori.

Luigi Medici 

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