
Gli investimenti cinesi nell’intelligenza artificiale e nelle infrastrutture digitali negli stati arabi del Golfo si scontrano sempre più con una presenza tecnologica americana ben più ampia e strategicamente privilegiata, in particolare in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti.
Stando ad AT, mentre Pechino offre ai governi del Golfo piattaforme cloud, reti 5G, sistemi per città intelligenti, tecnologie di sorveglianza e infrastrutture digitali a basso costo, Washington offre gli elementi essenziali che definiscono l’IA di frontiera: GPU Nvidia avanzate, capacità cloud su larga scala, modelli di base all’avanguardia e garanzie di sicurezza.
La guerra tra Stati Uniti e Iran del 2026 ha intensificato questa competizione: ha reso più prezioso l’allineamento con fornitori di tecnologia affidabili, spingendo al contempo gli stati del Golfo a diversificare tra gli ecosistemi cinese e americano, anziché sceglierne uno solo.
L’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti, in particolare, stanno perseguendo l'”IA sovrana”: capacità di calcolo a controllo nazionale a supporto della diversificazione economica, della modernizzazione della pubblica amministrazione, della difesa e della leadership tecnologica regionale.
La presenza della Cina nella regione del Golfo Persico precede l’attuale corsa all’intelligenza artificiale e si basa su progetti di telecomunicazioni, cloud, smart city e digitalizzazione della pubblica amministrazione. Huawei vanta rapporti di lunga data con i principali operatori regionali, tra cui STC in Arabia Saudita, Ooredoo in Qatar e Du negli Emirati Arabi Uniti, fornendo soluzioni digitali 5G, cloud e basate sull’intelligenza artificiale. Tuttavia, le recenti mosse cinesi mostrano un passaggio da singoli progetti a piattaforme regionali di servizi cloud e di intelligenza artificiale.
Tra i più significativi investimenti e impegni cinesi recenti nel campo dell’IA nella regione si annoverano l’espansione del data center di Alibaba Cloud negli Emirati Arabi Uniti e i piani per servizi di intelligenza artificiale localizzati, annunciati a settembre 2026; la partnership di BytePlus con Mobily per il lancio della sua prima regione di cloud pubblico per il Medio Oriente e l’Africa in Arabia Saudita; la collaborazione di Tencent Cloud con Nourah Information Technology in Arabia Saudita per il cloud, l’IA e l’analisi dei dati; e l’espansione dei servizi di cluster di intelligenza artificiale all’estero di Huawei Cloud. Queste iniziative conferiscono a Pechino una posizione solida nelle infrastrutture digitali del Golfo, nel cloud aziendale e nei servizi governativi.
Le aziende cinesi si sono inoltre integrate in progetti di sviluppo di punta. Huawei e SenseTime sono state associate ad applicazioni per smart city e intelligenza artificiale in NEOM, il progetto Vision 2030 dell’Arabia Saudita, mentre i fornitori cinesi forniscono tecnologie di sorveglianza, riconoscimento facciale, trasporto e sicurezza pubblica in diverse aree del Golfo.
Queste offerte sono spesso più economiche e complete rispetto alle alternative occidentali e si adattano alla preferenza dei governi del Golfo per una rapida implementazione e un forte controllo statale sui sistemi digitali. L’approccio cinese è quindi incrementale e basato sull’ecosistema. Questo contrasta con l’approccio statunitense, che è ad alta intensità di capitale, incentrato sui chip e strettamente legato ai controlli sulle esportazioni e alle condizioni di sicurezza.
Lo scontro geopolitico è più acuto in ambito di calcolo avanzato, sicurezza di rete e governance dei dati: Washington ha considerato lo sviluppo dell’IA nel Golfo come un’estensione del suo regime di controllo delle esportazioni. In Arabia Saudita, le principali partnership di HUMAIN nel settore del calcolo sono concentrate tra fornitori statunitensi, in conformità con le linee guida statunitensi sull’esportazione, limitando la possibilità di utilizzo dell’hardware AI di fascia alta cinese nelle infrastrutture più sensibili.
Il risultato è un mercato stratificato piuttosto che una netta competizione binaria. Le aziende statunitensi dominano lo strato di maggior valore – GPU all’avanguardia, modelli di frontiera, cloud hyperscale e campus AI – mentre le aziende cinesi mantengono la loro forza nelle reti di telecomunicazioni, nel cloud di livello inferiore, nei sistemi per le smart city, nella sorveglianza e nelle applicazioni per la pubblica amministrazione digitale.
Gli stati del Golfo stanno quindi adottando una strategia di copertura: accettano le condizioni di sicurezza statunitensi per tecnologie di calcolo di frontiera, preservando al contempo le partnership con la Cina nei settori dell’economia digitale meno soggetti a controlli sulle esportazioni.
Il conflitto del 2026 tra Stati Uniti, Israele e Iran ha reso le ambizioni dei Paesi del Golfo nel campo dell’IA strategicamente più rilevanti e, al contempo, più fragili. Per i progetti di IA che coinvolgono Stati Uniti e Golfo, la guerra ha creato un paradosso.
Da un lato, rafforza la validità delle partnership con gli Stati Uniti: i governi del Golfo cercano regioni cloud resilienti, sistemi di IA governativi sicuri, capacità di difesa informatica e accesso a tecnologie statunitensi in grado di soddisfare sia le esigenze commerciali che quelle di sicurezza nazionale.
Dall’altro lato, il conflitto ha rafforzato la logica della diversificazione. Anche i profondi legami energetici con il Golfo conferiscono alla Cina un certo potere contrattuale: il Golfo rifornisce la Cina di petrolio e gas, mentre le aziende cinesi forniscono infrastrutture digitali e le banche cinesi offrono finanziamenti per i progetti.
Il Golfo sta diventando un importante terreno di scontro nella competizione tecnologica sino-americana, una sfida che tuttavia non si configura ancora come un gioco a somma zero.
Per Pechino, la sfida risiede nel fatto che i suoi asset più forti nel Golfo – telecomunicazioni, cloud, sorveglianza e smart city – coincidono proprio con i settori in cui la politica statunitense di controllo delle esportazioni e le preoccupazioni del Golfo in materia di sicurezza rischiano maggiormente di limitare la partecipazione cinese all’IA di fascia alta.
Per Washington, la sfida consiste nel fatto che la sua leva sui chip non può cancellare del tutto la presenza commerciale cinese né le aspirazioni del Golfo all’autonomia strategica.
Lucia Giannini
Segui i nostri aggiornamenti su Spigolature geopolitiche: https://t.me/agc_NW e sul nostro blog Le Spigolature di AGCNEWS: https://spigolatureagcnews.blogspot.com/











