
Tre anni di orrori atroci in Israele, Striscia di Gaza, Cisgiordania non hanno insegnato niente all’umanità. Nel tentativo di capire chi è dalla parte della ragione e chi nel torto tutti cercano di prendere “le parti di qualcuno” dimenticando che l’Operazione Diluvio di al Aqsa e la risposta di Israele Swords of Iron, ha portato alla morte di 2.350 persone in Israele, oltre 74mila a Gaza, più di 1.100 in Cisgiordania. I numeri sono al ribasso e forse non sapremo mai quante vite sono state annientate in questo conflitto che segna la fine dell’illusione della convivenza pacifica tra due popoli, obbligati a convivere nello stesso fazzoletto di terra dai troppi interessi occidentali e non solo.
L’odio reciproco si è palesato nel giorno dell’anniversario: la testata Ynet ha pubblicato una mappa dell’operazione del 7 ottobre. Secondo il rapporto, migliaia di combattenti armati di Hamas hanno attraversato il confine dalla Striscia di Gaza la mattina del 7 ottobre 2023, avanzando per oltre 20 chilometri oltre il confine di Gaza. Il giornale ha riferito che, durante l’operazione, i combattenti di Hamas sono penetrati in 28 comunità israeliane e in 11 basi militari. Secondo il rapporto, 1.203 israeliani sono stati uccisi e 251 sono stati catturati e condotti nella Striscia di Gaza.
Yedioth Ahronoth scrive: “A tre anni dal massacro del 7 ottobre: il commissario di polizia e gli alti ufficiali hanno reso omaggio e osservato un minuto di silenzio presso la vecchia stazione di polizia di Sderot e nei luoghi in cui, quel giorno, furono uccisi agenti della polizia israeliana”. La pagina di Yaron Avraham: “7 ottobre, la sconfitta più orribile nella storia di Israele. Esattamente tre anni fa, iniziarono gli attraversamenti verso il confine. I militanti entravano in Israele. Venivano uccise delle persone”.
Di contro l’ente radiotelevisivo pubblico turco ha trasmesso, in occasione dell’anniversario del 7 ottobre, un video a sostegno dell’attacco di Hamas avvenuto la mattina di quel giorno, mostrando “estratti” di esultanza entusiastica, intervallati da versetti del Sacro Corano che fanno riferimento alla “vittoria” di Hamas. Si tratta del principale organo di informazione in Turchia, nonché di un media riconosciuto come legittimo in Occidente.
In Siria i Drusi, fonte pagina in ebraico di Sabir Lipkin: “Un’altra testimonianza della marcia di solidarietà drusa sul Jabal al-Suwayda, la montagna dei drusi nel sud della Siria, per commemorare il terzo anniversario dell’attacco del 7 ottobre”. Il sito web in ebraico Caliphate Revolution: “Un messaggio di solidarietà e gratitudine da parte dei drusi della città di Sweida, nel sud della Siria. I drusi sono noti come “Bani Maarouf”: il popolo della generosità e della gentilezza”.
Negli Stati Uniti, manifestanti pro-Palestina contestano la veglia commemorativa del 7 ottobre, esibendo le immagini di Sinwar e Abu Obeida (Hamas) e di Hassan Nasrallah (Hezbollah, definito “martire”). Zittiscono il sindaco Mamdani urlandogli contro; l’uomo viene accusato di tradimento e di aver commesso un genocidio ai danni dei palestinesi.
Nessun pentimento da parte di nessuno, nessun desiderio di voltare pagina, di pensare che le vite umane valgano più della ragione, della sete di potere, della corruzione del controllo.
In Israele il 7 ottobre è stato anche un momento di rinnovate critiche agli apparati dello Stato che hanno agito con lentezza. Un cartello in una strada recitava: “8200, dov’eravate il 7/10?” — un riferimento all’unità informatica “Aman” della Direzione dell’Intelligence Militare israeliana e al suo mancato rilevamento dei movimenti di Hamas prima e durante la notte del 7 ottobre. Il comune di Ramat HaSharon ha rimosso il cartello, dichiarando: “Il cartello è illegale, offende i soldati israeliani e mira a diffondere teorie del complotto”.
Su Channel 12, Avi Gil, segretario militare di Netanyahu durante gli attacchi del 7 ottobre e colui che svegliò Netanyahu quella mattina, rompe il silenzio: “Netanyahu era al corrente di tutto; nessuna informazione di intelligence gli è stata celata e ha letto tutti i rapporti e le valutazioni sulla sicurezza. Un aereo dell’intelligence egiziana è atterrato nel Paese prima del 7 ottobre; è un fatto accertato. Chi li ha incontrati e ha ricevuto informazioni da loro continua a nasconderlo ancora oggi. Netanyahu ha consegnato al Controllore dello Stato documenti che non contengono l’intera verità sul 7 ottobre; ha presentato, piuttosto, mezze verità. All’inizio del 2023, Netanyahu iniziò a percepire che tutti stessero cercando di farlo cadere personalmente e che l’esercito fosse parte di questo tentativo”.
Haaretz ribatte: “Il segretario militare di Netanyahu all’epoca degli eventi del 7 ottobre afferma: ‘Ciò che viene raccontato all’opinione pubblica israeliana sull’accaduto non corrisponde a quanto realmente accaduto’”. È il generale Avi Gil.
Israel Hayom riporta: “Nonostante siano trascorsi tre anni dal massacro del 7 ottobre, le sirene nazionali non verranno azionate nella data originale (né durante gli eventi organizzati questa settimana). Il motivo principale è che il governo ha deciso di commemorare il giorno del massacro del 7 ottobre secondo il calendario ebraico, ovvero il 24 di Tishrei, due giorni dopo Simchat Torah. Tale decisione è stata presa nel marzo 2024 e ufficialmente sancita per legge lo scorso luglio con la “Legge per la commemorazione del massacro e la celebrazione dell’eroismo del 22 di Tishrei (Simchat Torah) – 7 ottobre 5776-2026”. Di conseguenza, non sono previste misure di sicurezza rigorose né una paralisi economica totale nella data originale del calendario civile”.
Tre anni di oblio dell’umanità che dalle parole dei candidati elettorali in Israele ora al governo non saranno gli ultimi se questi ritorneranno al governo. Nel frattempo Israele controlla il sud del Libano, le alture del Golan in Siria e la Cisgiordania. In cambio ha promesso che eliminerà tutti i palestinesi, Il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir: “Siamo troppo morbidi. È questo il punto di disaccordo con Netanyahu. Se qualcuno minaccia la vita di mio figlio mentre presta servizio militare, bisogna radere al suolo la casa da cui proviene quella persona. E se hai una figlia soldato, voglio proteggerla affinché non le venga torto nemmeno un capello: che muoiano pure 1.000 terroristi”.
A conferma del clima pesante a dir poco, il partito Potere Ebraico, guidato dal ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir, ha distribuito spille a forma di cappio agli studenti durante un evento elettorale in una scuola superiore di Herzliya. L’evento è stato organizzato dalla scuola in vista delle elezioni della Knesset, con rappresentanti o sostenitori di diversi partiti che hanno presentato le proprie posizioni.
Antonio Albanese e Graziella Giangiulio
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