AUSTRALIA. Canberra userà Bing se Google la tagliasse fuori

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Il primo Ministro dell’Australia ha detto che Microsoft è fiduciosa di poter riempire il vuoto se Google portasse avanti la sua minaccia di rimuovere il suo motore di ricerca dall’Australia. Un rappresentante di Google ha detto ad un’udienza del Senato australiano a gennaio che probabilmente Google avrebbe reso il suo motore di ricerca non disponibile in Australia se il governo fosse andati avanti con un progetto di legge per far pagare i giganti tecnologici per il contenuto delle notizie.

Il primo Ministro Scott Morrison ha detto di aver parlato con l’amministratore delegato di Microsoft Satya Nadella riguardo al suo motore di ricerca, Bing, per riempire lo spazio: «Posso dirvi che Microsoft è abbastanza fiduciosa che gli australiani non sarebbero messi peggio, ha detto Morrison al National Press Club of Australia (…) Queste sono grandi aziende tecnologiche e ciò che è importante per l’Australia, penso, è che stabiliamo le regole che sono giuste per la nostra gente (…) Avere un ambiente di notizie in questo paese che sia sostenibile e supportato commercialmente, allora questo è vitale per il funzionamento delle democrazie», ha aggiunto Morrison.

Anche se Bing è il secondo motore di ricerca più popolare in Australia, ha solo una quota di mercato del 3,6%, secondo il servizio di analisi web Statcounter, ripreso da Abc, mentre Google dice di averne il 95%. Un comunicato di Microsoft ha confermato che l’incontro online ha avuto luogo la scorsa settimana, ma non ha rilasciato alcun dettaglio della conversazione.

Il codice di condotta obbligatorio proposto dal governo mira a far sì che Google e Facebook paghino equamente le società di media australiane per l’utilizzo di contenuti di notizie che i giganti tecnologici travasano dai siti di notizie. Non ci sono piani per far pagare i motori di ricerca più piccoli come Bing per collegare gli utenti alle notizie australiane, ma il governo non ha escluso questa opzione.

Google ha affrontato la pressione delle autorità altrove per pagare le notizie. Il mese scorso, ha firmato un accordo con un gruppo di editori francesi, aprendo la strada per l’azienda al pagamento dei diritti d’autore digitali. Secondo l’accordo, Google negozierà accordi di licenza individuali con i giornali, con pagamenti basati su fattori come la quantità pubblicata quotidianamente e il traffico mensile del sito internet.

Ma Google sta resistendo al piano australiano perché avrebbe meno controllo su quanto dovrebbe pagare. Secondo il sistema australiano, se una piattaforma online e un’azienda di notizie non possono accordarsi su un prezzo per le notizie, un collegio arbitrale prenderà una decisione vincolante sul pagamento.

Lucia Giannini