VENEZUELA. L’Oro di Caracas resta a Londra. Guaido è il presidente non Maduro

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Un giudice londinese ha inferto un colpo al tentativo del presidente venezuelano Nicolas Maduro di recuperare un miliardo di dollari d’oro nei caveau della Bank of England, stabilendo che il leader dell’opposizione Juan Guaido debba essere riconosciuto come presidente ad interim del Paese.

Nel decidere la proprietà dell’oro, la corte dovrebbe accettare il riconoscimento “inequivocabile” di Guaido da parte del governo del Regno Unito, ha detto il 2 luglio il giudice Nigel Teare. La decisione respinge il tentativo dei dirigenti nominati da Maduro presso la banca centrale del Venezuela di riavere l’oro.

La banca ha citato in giudizio la Boe per ottenere l’oro che dice essere necessario per finanziare gli impegni congiunti con il Fondo di sviluppo delle Nazioni Unite per combattere la pandemia di Covid-19. L’oro è in un limbo da quando l’anno scorso i funzionari statunitensi hanno esercitato con successo pressioni sulle controparti britanniche per impedire a Maduro di ritirarlo.

Il governo del Regno Unito l’anno scorso ha dichiarato di riconoscere Guaido come presidente ad interim del Venezuela fino a quando non si potranno tenere nuove e credibili elezioni: «La decisione di oggi riconosce la legalità del nostro governo ad interim nella transizione verso la democrazia (…) Stabilisce anche un criterio che avrà sicuramente un impatto su altri processi in corso», ha detto il procuratore generale Enrique Sanchez Falcon, nominato da Guaido, ripreso da Bloomberg.

Sanchez, che ha definito la sentenza del giudice un “trionfo”, ha poi detto che l’opposizione ha pianificato di salvaguardare l’oro per il momento, come parte degli sforzi di Guaido per assicurare i beni finanziari del Venezuela all’estero. La banca venezuelana ha dichiarato di voler chiedere fare appello.

La sentenza «ignora completamente la realtà della situazione sul campo (…) Questo risultato ritarderà ulteriormente la situazione, a scapito del popolo venezuelano le cui vite sono a rischio», ha detto Sarosh Zaiwalla, avvocato della banca centrale venezuelana.

Antonio Albanese