NAGORNO KARABAKH. Dal Blitzkrieg azero alla guerra di trincea armena

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La guerra dell’Azerbaigian per il Nagorno-Karabakh, originariamente intesa come una battaglia facile e veloce, si è trascinata ben oltre i tempi, i costi e le perdite, secondo degli osservatori militari stranieri ripresi da Asia Times: «Tutte le indicazioni suggeriscono che il piano di attacco originale si basava su un rapido round di combattimenti per circa tre-cinque giorni dopo un attacco travolgente per respingere le forze armene del Karabakh». L’offensiva, che è stata lanciata il 27 settembre, è ora entrata nel suo secondo mese con il presidente russo Vladimir Putin, citando le cifre di oltre 5.000 persone uccise da entrambe le parti.

La campagna dell’Azerbaigian, per la quale oltre mille mercenari siriani sarebbero stati reclutati dalla Turchia per servire come truppe d’assalto, si basava sulla premessa che le forze del Karabakh fossero vulnerabili, ma Baku ha sottovalutato la capacità di difesa degli armeni dell’Artsakh.

La prevista rapida offensiva dell’Azerbaigian, programmata in concomitanza con l’ultimo mese della corsa presidenziale statunitense, avrebbe avuto l’intenzione di essere completata prima che potesse essere mobilitata qualsiasi reazione internazionale, seguita poi da un cessate il fuoco per consolidare i suoi guadagni territoriali.

La risposta della Russia è stata insolitamente passiva, dando credito alla percezione di un contesto più strategico di relazioni più strette tra i presidenti russi e turchi su relazioni già tese tra i leader russi e armeni. Mosca vedrebbe la guerra come un’opportunità per indebolire un governo armeno già afflitto da gravi problemi di tenuta. Eppure anche i vantaggi della passività della Russia e delle armi di Israele sono stati compromessi da un inaspettato grado di resistenza da parte dei difensori del Karabakh e dalla mobilitazione nazionale dell’Armenia.

Nei giorni scorsi, l’Azerbaigian ha indirizzato il suo sforzo bellico verso la città simbolica di Shushi, ricca di storia per entrambe le parti, che si starebbe rivelando una mossa costosa che sminuirebbe la logica scelta militare di tagliare il Karabakh dall’Armenia attraverso il corridoio di Lachin.

La distruzione di carri armati, artiglieria e sistemi d’arma delle forze azerbaigiane non è stata proporzionalmente grave come le perdite subite dalla parte del Karabakh. Eppure il livello di censura mediatica azerbaigiana suggerisce che anche perdite limitate non sono prese alla leggera. Mentre la parte armena ha annunciato più di mille morti tra le sue forze, l’entità delle perdite militari rimane un segreto ben custodito per l’Azerbaigian.

Graziella Giangiulio