DAESH attende Trump nello Sham

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Prosegue nella rete il rifiorire dei canali Daesh palestinesi. Ma è il nuovo/vecchio corso della politica estera statunitense che i canali Daesh seguono da molto vicino per i futuri sviluppi dei teatri in cui è operativa sul campo. Molto seguito ha avuto la notizia tratta dalla stampa tradizionale del potenziamento delle strutture militari da parte del presidente Trump.

Un potente strumento militare di terra e una flotta che sia la prima al mondo segnalavano alcuni account social. Molto commentato a caldo il bando di Trump, commentato e fatto girare un articolo del Daily Telegraph britannico dal titolo: “La minaccia da parte dello Stato islamico negli Stati Uniti dopo i bombardamenti e gli attacchi in Europa”.

Si tratta di un servizio che commenta la recente decisione Usa di bandire dal suolo statunitense i cittadini o rifugiati di determinati paesi islamici a elevato rischio terroristico. Il servizio descrive le motivazioni politiche della decisione, eliminando qualsiasi ragione ideologica e ancorandoli a una disamina fredda dei fatti accaduti negli Usa e nell’Ue che hanno simili procedure e requisiti nel concedere i visti di accesso per i rifugiati ma le cui regole non sono bastate per evitare l’insorgere di minacce e il ripetersi di episodi di violenza. I social Daesh affermano che Trump così vorrebbe evitare il formarsi dello Stato Islamico negli Usa.
Dall’Iraq ha colpito molto una dichiarazione secca e netta delle milizie sciite e ripresa da Daesh: «Non ci espanderemo nel territorio siriano». Si tratta di una dichiarazione politica che impegna le milizie filoguidate da Teheran a non interessarsi per ora del “mercato” siriano e di attestarsi nel teatro iracheno dove Daesh comunque sta dando del filo da torcere da Baghdad a Mosul. Lo Stato Islamico utilizza un tipo di attacco che potremmo definire ”Modello Ramadi” caratterizzato da una doppia esplosione in tempi diversi. Molti gli attentati a Baghdad gestiti in questa maniera e così prosegue l’azione di shock e intimidazione di Daesh nelle zone sciite della capitale irachena, suo obiettivo finale.

Andando a Mosul, ha fatto il giro della rete sigla Daesh una serie di foto di uomini delle forze speciali danesi che addestrano le milizie sciite e che combattono con loro. Una testimonianza fotografica che va ad unirsi a quella di altre presenze “straniere” nell’area catalogate da ISIS come possibili obiettivi per operazioni S&D. In Siria, mentre i comandanti militari russi stanno pensando all’impiego del superjet Sukhoi-35, l’opposizione siriana si è rifiutata di firmare la bozza di costituzione russa a Astana. creando ancora più caos nel caos. Continuano infatti gli scontri interni all’opposizione siriana nella zona di Idlib.

In un comunicato Daesh ha affermato che in una sola sera sono stati sparati 260 colpi di artiglieria dall’esercito turco su Al Bab e ha pubblicato un resoconto della tragedia che vive la città da quando l’esercito turco ha deciso di assediarla. Un chiaro segnale della volontà politica della Turchia è stato fatto in senso mediatico poiché una televisione turca ha mandato in onda le previsioni del tempo su Al Bab, indicandola come città del sud est del paese. Daesh SI fa sentire a Dei Ez Zor, dove sarebbe entrato nel perimetro attorno alla base aerea.

Redazione

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